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Ultimo Congresso DS


 

Via Avoli, Monte Mario

 

Care compagne e cari compagni,

 

in questi giorni siamo chiamati a decidere sulla vita del nostro partito. Mi sento addosso una grande responsabilità e ho paura di non essere all’altezza della situazione. Vorrei potervi dire: scusate, non fa per me, sono inadeguato e ho paura di sbagliare. Ma non posso. Prendo parte anche io, è mio dovere, ad un decisione politica di grande rilevanza nazionale e internazionale, anzi, direi di grande contenuto ideale, umano. Riesco a farmi forza, perché penso di non essere solo, che anzi tutti gli iscritti ai DS sono nella posizione di poter decidere, di dover esprimere un voto alla fine di questo dibattito. Così mi accorgo della necessità di affrontare una battaglia congressuale aperta, democratica, che esprima con chiarezza la diversità delle due prospettive politiche in campo. Una vuole costituire il “Partito Democratico”, passando di fatto dalla cancellazione dei Democratici di Sinistra,  in nome di una necessità politica mai chiarita, e in conseguenza di un vuoto mentale che è caratteristico della politica degli ultimi decenni; l’altra cerca, con passione straordinaria, di ridare senso e funzione storica alla sinistra, perché solo da sinistra si può tentare di cambiare veramente il mondo. Da una parte c’è chi si rassegna a non capire i processi sociali in corso e i conflitti prodotti dalla trasformazione dei rapporti di lavoro, dall’altra invece c’è il tentativo di rispondere alla crisi di rappresentanza che investe la sinistra,  guardando alle nuove e crescenti disuguaglianze sociali e ai movimenti di massa critica così indispensabili per la vitalità della democrazia.

Ma è tutta la società che è in disfacimento, e per un attimo, ma solo per un attimo mi viene lo sconforto se penso che i DS, loro malgrado, ne sono la dimostrazione più evidente. Su una cosa sono d’accordo quindi con i fautori del Partito Democratico: questo partito, così com’è, non ha più senso. Al di là dei numeri, non ha una sua autonomia di elaborazione: è subalterno, a tutte le forze in campo, alla sua destra e alla sua sinistra; e lo vuole goffamente nascondere spacciando per sua propria identità sociale, una faticosa e sacrificale, nonché presunta, capacità di compromesso tra le altre forze in campo, per il bene dell’Italia. Il nostro partito si comporta come una vecchia zia zitellona che in una famiglia in cui tutti litigano per affermarsi trova spazio talora come arbitro, tal’altra come ambasciatore, poi come isterica matrona. E alla fine ormai stufa che fa la vecchia zia zitellona? Si fa bella ed esce fuori di casa a conquistarsi qualcuno? No, fa il matrimonio di interesse. Cos’altro è se non questo l’unione con la Margherita? Amore? Mi sa proprio che è solo potere.  

Care compagne e cari compagni, in questo paese, oggi, manca una grande forza di sinistra. Dobbiamo costruirla, ritrovando la passione, il coraggio, la decisione e l’azione politica.

Norberto Bobbio scrisse da qualche parte che lui aveva scelto di fare lo studioso della politica per avere la libertà di finire le sue ricerche con il punto interrogativo, col dubbio: il politico invece ad un certo punto deve decidere, anche quando non sa proprio, come si suol dire, che pesci prendere. Io, nel mio passato di riformista, ho sempre pensato che in questo discorso ci fosse qualche elemento di verità, e ho sempre sbagliato. Oggi sono convinto che il dubbio è il pilastro portante del potere dei pochi sui molti. Il dubbio crea il bisogno del potere, la dipendenza da qualcuno che si suppone ne sappia più di te. Il PCI forse ne era consapevole, e di fatto finchè è esistito ha contribuito in modo decisivo a costruire quel po’ di democrazia sostanziale che c’è in questo paese, e che Bobbio forse faticava a vedere: il PCI ha coinvolto nella storia politica italiana il movimento operaio, la massa dei suoi iscritti, i sindacati dei lavoratori, insieme a intellettuali e artisti. E quello spirito democratico oggi ci consente di essere protagonisti, al di là della nostra condizione sociale, economica e culturale, di una fase politica così delicata e densa di premesse e conseguenze storiche. Oggi noi siamo, nel nostro congresso, una testa e un voto.

Penso agli ultimi miei interventi in questa sezione.  Li ho spesi per fare una battaglia contro la prospettiva del Partito Democratico e per richiamare alla mente la parola sinistra. Alcuni compagni, che si dicono di sinistra, mi hanno rimproverato aspramente perché io avrei dovuto spiegare meglio il senso di un’identità di sinistra, la concretezza dell’idea. Hanno ragione. L’idea della sinistra però non è una figura percepibile mediante il senso fisico, non è il tavolo, le sedie, i muri che ci avvolgono e che possiamo descrivere, misurare, e anche distruggere quando non ci servono più, non è neanche un modo onesto di amministrare le strade del nostro quartiere. Non è l’allargamento di una strada per far fluire meglio il traffico. Queste cose, pure importanti, non costituiscono un’identità, non fanno politica.

La sinistra è Conoscenza, Realizzazione, Trasformazione: tre parole che indicano una realtà umana.

La conoscenza che supera la negazione dell’uomo proposta da un dio e permette un rapporto reale con l’altro; che è la straordinaria possibilità di un mondo sempre più interdipendente grazie alla tecnologia; che è la valorizzazione della Scuola e dell’Università; che è libero confronto e ricerca collettiva anziché catechismo.

La realizzazione, che è la ritrovata potenza di fare, di incidere sulla società, senza paura, non abdicando alla Chiesa sui grandi temi etici, valoriali.

La trasformazione, che è la convinzione che la realtà non è immodificabile, che è stare al governo non per esercitare il potere ma per cambiare profondamente il corso della vita di tutti.

Il PCI ha chiamato tutto il popolo a farsi classe dirigente, a decidere su se stesso, e in parte ha assolto alla sua funzione storica. È stata una forza che tendeva all’uguaglianza anche rendendo ogni suo singolo iscritto un politico, nel suo quartiere, nella sua fabbrica o altrove questi era un rappresentante della società.

Oggi c’è bisogno di una nuova forza di sinistra che ritrovi la capacità di sognare, che faccia di ognuno un artista capace di rappresentare il mondo, di immaginarlo, di valorizzare la fantasia per rapportarsi alla realtà con idee sane.

Compagni, voterò la mozione Mussi, non tanto o non solo contro il Partito Democratico, ma per iniziare un cammino, una ricerca a sinistra insieme ai tanti, spero tantissimi, che vorranno.

Alla fine di questo Congresso, comunque vada, inizia una nuova storia. Guardo al futuro con molta speranza, e vi ringrazio sinceramente per ciò che abbiamo vissuto insieme fino ad oggi, per ciò che mi avete dato, per la fiducia e per i rimproveri: tutto ha contribuito a farmi crescere e maturare.

Se ci rincontreremo sulla strada dell’impegno politico, sarà perché anche voi come me non avrete più bisogno dell’analisi economica del Sole 24 ore per capire la situazione dei lavoratori, sarà perché anche voi come me non crederete più che la sinistra sia oggi un fantasma persecutorio di cui è necessario liberarsi, sarà perché anche voi, come vi sarete ribellati al triste appiattimento proposto dai compagni della mozione Fassino, sarà infine perché anche voi come me avrete ritrovato la gioia di dar retta a quella vocina interna, che può sembrare fastidiosa ma che rende intelligenti, che per alcuni è solo un grillo parlante, per altri è la sinistra.

Grazie.

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