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Assemblea Sinistra DS

 

 

Via Federico Borromeo, Primavalle

 

Care compagne e cari compagni,

l’ultimo congresso nazionale dei Ds è ormai alle porte, e il progetto del Partito Democratico è ormai in fase avanzata. Noi abbiamo scelto un’altra strada, quella nuova e quindi meno tranquillizzante della ricerca della identità della sinistra nel mondo globalizzato, nel mondo dominato dalla logica del mercato capitalista che crea disuguaglianza e guerra e poi si rifugia in un pensiero religioso delirante che offre una salvezza ultraterrena. La nostra proposta alternativa parte dal rifiuto verso chi crede di avere ragione perché finalmente si è reso conto dell’impossibilità della trasformazione del potere, della incontrastabile forza della Chiesa Cattolica, della sconfitta storica della sinistra.

Sento di dover fare un grosso sforzo per capire come è stato possibile che il Partito Comunista Italiano gradualmente si sia fatto risucchiare nel vortice antico di un sistema di potere che si autoriproduce e inghiotte qualsiasi tentativo di cambiare veramente l’esistenza umana.

La realtà di oggi è fatta dalla schiavitù della precarietà del lavoro, dall’assenza di pensiero critico nella analisi dei processi sociali, dall’incapacità di rapporto umano sano e non ideologicamente organizzato dentro la Famiglia Cattolica, dalla pazzia della guerra; dalla minaccia della crisi ambientale; dall’imperialismo americano sempre più imponente: sono tutti elementi che ci pongono di fronte a una sfida complessa che solo da sinistra si può affrontare.

Care compagne e cari compagni, in questo paese, oggi, manca una grande forza di sinistra. Dobbiamo costruirla, ritrovando la passione, il coraggio, la decisione e l’azione politica.

L’idea della sinistra però non è una figura percepibile mediante il senso fisico, non è il tavolo, le sedie, i muri che ci avvolgono e che possiamo descrivere, misurare, e anche distruggere quando non ci servono più, non è neanche un modo onesto di amministrare le strade del nostro quartiere. Non è l’allargamento di una strada per far fluire meglio il traffico. Queste cose, pure importanti, non costituiscono un’identità, non fanno politica.

La sinistra è Conoscenza, Realizzazione, Trasformazione: tre parole che indicano una realtà umana.

La conoscenza che supera la negazione dell’uomo proposta da un dio e permette un rapporto reale con l’altro; che è la straordinaria possibilità di un mondo sempre più interdipendente grazie alla tecnologia; che è la valorizzazione della Scuola e dell’Università; che è libero confronto e ricerca collettiva anziché catechismo.

La realizzazione, che è la ritrovata potenza di fare, di incidere sulla società, senza paura, non abdicando alla Chiesa sui grandi temi etici, valoriali.

La trasformazione, che è la convinzione che la realtà non è immodificabile, che è stare al governo non per esercitare il potere ma per cambiare profondamente il corso della vita di tutti.

Il PCI ha chiamato tutto il popolo a farsi classe dirigente, a decidere su se stesso, e in parte ha assolto alla sua funzione storica. È stata una forza che tendeva all’uguaglianza anche rendendo ogni suo singolo iscritto un politico, nel suo quartiere, nella sua fabbrica o altrove questi era un rappresentante della società.

Oggi c’è bisogno di una nuova forza di sinistra che ritrovi la capacità di sognare, che faccia di ognuno un artista capace di rappresentare il mondo, di immaginarlo, di valorizzare la fantasia per rapportarsi alla realtà con idee sane.

Mi metto ancora nei panni di un diessino e penso ai cosiddetti movimenti di massa critica, quelli che hanno quantomeno rivitalizzato la democrazia, in questo paese e altrove, nella misura in cui hanno riacceso il dibattito sui grandi temi dell’umanità e la speranza in un mondo diverso, quelli che ci hanno dimostrato anche la nostra insufficienza nella rappresentanza, il nostro superbo arroccamento che nascondeva in realtà la paura del confronto e della ricerca di una risposta comune, dal basso, alla prepotenza di un potere localizzato in un palazzo lontano, sempre più lontano dalla vita dei cittadini.

Ma i Ds tra poco, anche perchè non sono stati in grado di capire le criticità emerse negli ultimi anni, smetteranno di esistere e noi saremo, come si dice, in mare aperto.

Anche noi allora saremo movimento di massa critica, magari però meglio organizzata. Non imiteremo spero la formazione del partito democratico con l’idea che a sinistra di esso possa già essere messo in atto un progetto definito. Noi saremo in movimento insieme ad altri, parte di un movimento più largo, a cui dobbiamo contribuire nella ricerca della novità politica: la rinascita della sinistra in questo paese. Apriamoci dunque alla società, continuando a caratterizzarci sui nostri temi qualificanti nel contrasto con i poteri forti. Il nostro obiettivo deve essere la rappresentanza di ogni singola individualità che si riconosce nella sinistra. E se questo è vero, compagni, lo voglio dire con chiarezza, se vogliamo che in Italia ci sia una sola grande forza di sinistra, che dia unità alla rappresentanza di interessi sociali ben definiti, dobbiamo avviare un rapporto con Rifondazione Comunista forte e strutturato. Tutto ciò che sta in mezzo poi verrà quasi da se.

Rifondazione Comunista ha avviato in questo paese un’esperienza unica, di lotta e di governo, che ha prodotto anche qualche risultato importante nel condizionare le politiche economiche e sociali del Paese, ma è un partito che non ha risolto delle vecchie contraddizione. Siamo noi, con la nostra pragmaticità e la nostra capacità intellettuale e non intellettualistica, con i nostri modi di fare politica nei territori, che possiamo aiutare quel partito a maturare politicamente. Dobbiamo partire da una riflessione comune, e partecipata al massimo, sul futuro dell’Italia e del Mondo. Aiuteremo così la semplificazione e l’efficienza del sistema democratico Italiano con un centrosinistra stabile che cammina su due gambe: noi saremo nella gamba di sinistra con l’ambizione non di rappresentare il dito mignolo, ma la struttura portante che la tiene in piede.

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