Ho letto l’articolo di Piero Fassino "Per i nuovi diritti cambiare il codice" su Repubblica del 20 maggio 2007, in cui il segretario del morituro partito dei Democratici di sinistra ha spiegato le ragioni che dovrebbero portare il Centrosinistra ad affossare il proprio disegno di legge sui Dico prima di arrivare al confronto, e presumibilmente alla sconfitta, in Parlamento.
Per riconoscere gli elementari diritti civili alle coppie di fatto, indipendentemente dal rapporto sessuale che li caratterizza, allineandosi così agli altri – e si suppone più avanzati – paesi europei, si potrebbero, questa è la tesi, percorrere strade diverse, sulle quali sarebbe più facile – anche se non scontato – incontrare il consenso delle gerarchie e del popolo cattolico rappresentati dalla piazza del Family Day.
Non cambierebbero però gli obiettivi: assistere in ospedale la persona con cui si convive da anni; poterla visitare in carcere; subentrare alla titolarità di un affitto quando la convivenza si interrompe o il convivente muore; usufruire di forme parziali di reversibilità previdenziale e di ereditarietà; regolarizzare il convivente extracomunitario. Tali riconoscimenti – sembra dire Fassino – essendo già il frutto del compromesso "equilibrato" tra sinistra e cattolicesimo e non intaccando minimamente i "caratteri precipui della famiglia fondata sul matrimonio" fissati dalle norme costituzionali, andrebbero incontro alle esigenze di tutti, se solo ci si lavorasse ancora un po’ su con lo spirito di ricercare l’accordo tra laici e cattolici (in puro stile partito democratico), e se magari si capisse anche che non è in discussione il ruolo preminente della Chiesa come levatrice della società italiana, ma solo i diritti delle innocue minoranze.
Se fossimo onesti con noi stessi che sosteniamo la battaglia civile sui Dico, dovremmo riconoscere che effettivamente i risultati pratici elencati da Fassino sono perseguibili in modi diversi, e anche con delle modifiche al codice civile. Il problema è che per noi, che a differenza dei Democratici di Sinistra eravamo in Piazza Navona, dietro l’offensiva cattolica contro i Dico si nasconde il tentativo della Chiesa Cattolica, ciclicamente ripetutosi nella sua storia millenaria, di riaffermare la propria verità contro la normalità dei rapporti umani naturalmente esplicati senza di essa.
Noi è alla solita delirante egemonia culturale che ci opponiamo, e, in prima istanza, non per affermarne un’altra, ma semplicemente per corrispondere alla normalità delle richieste di una coppia di fatto mediante il riconoscimento giuridico della sua esistenza.
Noi, a differenza di Fassino, ci poniamo un altro problema. Non si tratta solo della difesa formale dello Stato laico, né del riconoscimento sic et sempliciter della uguaglianza dei diritti e dei doveri dei cittadini di questo Stato, siano essi omosessuali o non lo siano. Noi capiamo che i Dico precedentemente bollati dal segretario della CEI come istigazione alla pedofilia e la modifica del codice civile per permettere i diritti individuali di tutti, anche degli omosessuali, proposta e sostenuta con l’accordo delle gerarchie e del popolo cattolici, non sono la stessa cosa.
Sappiamo che alla Chiesa interessa soprattutto affermare se stessa nel mondo, non contro e/o dentro lo Stato ma sopra di esso. E sappiamo anche che tale potere in Italia è strettamente intrecciato e imparentato con quello dello Stato.
La Chiesa non può essere considerata, né si considera essa stessa, una libera associazione di credenti o un partito contrapposto o alleato ad altri; essa non organizza una classe sociale né una prospettiva filosofica, ma la garanzia della propria persistenza mediante la dimostrazione teorica e pratica di una verità rivelata che sta sopra o al di là della natura, della vita, della società. Essa, fondandosi sull’essenzialità dell’anima umana di origine divina, e perciò sempre uguale e sempre immodificabile, non ha bisogno di interessarsi a tutte le cose del mondo e alle regole della convivenza civile, almeno non fino a quando queste non mettano in discussione il suo potere, che, soprattutto in Italia, è fondato sulla famiglia e sul riconoscimento della stessa mediante il matrimonio da parte del nostro presunto stato laico.
Sappiamo, in ultima analisi, che se per caso si sviluppa un discorso pubblico sulla natura, e sui rapporti umani, che risultasse valido di per se stesso, senza subordinarsi a Dio, e senza mediazioni istituzionali, senza la "famiglia fondata sul matrimonio", si finisce per mettere in discussione la strategia del consenso su cui si fonda la grande forza della conservazione (una forza più grande della Chiesa Cattolica, e più culturale che politica).
Che cos’è il Family Day? Che cos’è la famiglia? Un’istituzione naturale? A noi sembra ovvio rispondere che un istituzione in quanto tale non è naturale, è invece un’estraniazione dell’essere umano da se stesso, come lo è la credenza in Dio. Ma questa logica ovvietà non può passare senza mettere in crisi la Chiesa cattolica e il partito democratico


















