Mentre rifletto sulle ultime azioni del governo Berlusconi, tentando di comprenderne il fine e il senso, rimango inevitabilmente attratto dal problema opposto, quello appunto dell’assenza dell’opposizione. Tale scivolamento del pensiero è determinato certo dalla mia naturale tendenza di legare l’analisi all’azione – cioè, in altri termini, dalla richiesta che faccio a me stesso di non abbandonare la possibilità, sempre valida, dell’impegno contro la destra – però è soprattutto il tentativo, meno banale, di iniziare un discorso più profondo sulle ragioni di Berlusconi, cioè sulla
presunta impossibilità di radicare in questo paese la democrazia, e quindi di far vivere la poltica sul suo terreno privilegiato, quello della dialettica, dello scontro o della mediazione tra idee diverse. Il Partito Democratico ha fallito su questo terreno la sua sfida (ammesso e non concesso che fosse davvero la sua sfida), e Berlusconi non fa altro che cavalcare la l’antipolitica dominante.
Di conseguenza, ciò che oggi ci rimane nel centrosinistra è un campo di forze varie, e avariate, che hanno come minimo comun denominatore la necessità di galleggiare ancora un po’ nel mare di merda che sommerge questo paese, e la speculare assoluta incapacità di tratteggiare una prospettiva strategica per il futuro non solo proprio ma di tutti: cioè in fondo un concerto di antipolitica che suona la stessa musica di Berlusconi senza avere però la stesso grinta, gli stessi mezzi, la stessa consapevolezza.
La verità profonda è che tutti ci siamo rassegnati all’ideologia dominante del “tanto non cambia mai nulla”. E abbiamo voluto vedere a Napoli negli ultimi anni la sua dimostrazione, con tanti saluti ai Saviano di turno, lasciati soli e scappati all’estero.
L’indifferenza è la vera cifra del nostro paese. Ecco perché siamo di nuovo al fascismo!
Ribelliamoci invece a chi toglie la speranza del cambiamento. Riaccordiamoci con la politica del rifiuto e non con il rifiuto della politica, ricominciamo a dire dei no alla deprivazione della democrazia e riscopriremo anche le ragioni della sinistra.
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D'accordissimo su tutto…e però rimane la frustrazione di non sentirsi rappresentati da coloro i quali parlano di sinistra, fingono di fare la sinistra e rimangono anni luce lontani da chi nella realtà vive la condizione dell'essere di sinistra oggi, e cioè minoritari, precari, laici/atei e inkazzati neri per l'incapacità culturale e politica della nostra classe dirigente di guardare al futuro, che dovrebbe poi essere la definizione di "progressisti"…