Inutile far finta di niente, fermarsi con gli occhi chiusi di fronte alla realtà minacciosa, o peggio proseguire ciecamente aspettando che sia la caduta inevitabile a risolvere di fatto i dubbi della mente. Di Pietro è la vera novità politica della Seconda Repubblica, oltre a Berlusconi si intende, di cui ovviamente è causa ed effetto. I due si tengono l’un l’altro, sono la realtà del nuovo bipolarismo italiano, che, detto per inciso, è zoppo come quello vecchio: un polo governa (quello di destra), l’altro si trascina dietro.
Di Pietro che ha fondato la Seconda Repubblica con il repulisti di Mani Pulite si avvia a diventarne, con le prossime Europee, un definitivo protagonista: unanimemente prevista, da amici e nemici, la sua crescita elettorale.
Contemporaneamente la sinistra perde consensi ed energie intellettuali, manovalanza e prospettiva politica, incapace di reagire com’è, inadeguata in fondo per capire. L’ultimo esempio, Maurizio Zipponi, sindacalista Fiom da una vita, recentemente deputato e responsabile Lavoro di Rifondazione Comunista, anche lui nella lista dell’Italia dei Valori. Di Pietro come Dracula, ci succhia il sangue, con lucidità, freddezza, seguendo un disegno strategico, mediatico, ben delineato e soprattutto ben fondato. E noi un po’ ci stiamo, un po’ lo giustifichiamo, sappiamo che in fondo è più forte, che è inutile resistere.
Di Pietro non è solo, ingenuo pensarlo, denigrarlo così semplicisticamente: è sostenuto, creato forse, da persone di qualità indubbia, da una parte della classe dirigente, da organizzazioni implicite e esplicite, da imprenditori e giornalisti, da magistrati e filosofi. Grillo, Santoro, Travaglio, De Magistris, la Guzzanti, Flores D’Arcais, Pardi, sono solo punte di un iceberg, rappresentanti di una realtà diffusa tra l’intellighenzia (quello che ne è rimasto) di sinistra o liberale – che nell’Italia della destra cattolica fa in fondo lo stesso – e di movimenti nuovi, quelli che prima non c’erano, che stanno su Internet magari, che escono fuori di tanto in tanto. In molti lo appoggiano, lo apprezzano, più o meno di nascosto, si fidano di lui e lo considerano lo strumento per fare opposizione, cioè per fare l’unica cosa che si ritiene possibile fare in Italia. In tanti lo voteranno, forse a ragione, forse a torto. Per quanto mi riguarda sono rimasto colpito da due immagini, le due ultime copertine di un settimanale, Left, di chiara impronta bertinottiana: per De Magistris una, contro il Nucleare l’altra. Forse anche da parti insospettabili si strizza l’occhio al mostro. No, non ci credo! Forse è semplicemente necessario per la sinistra recuperare una certa credibilità. Ma forse anche, penso io, bisognerebbe ricordare chi è Di Pietro, fondamentalmente: un magistrato ignorante, che si contrapponne ad un imprenditore ladrone: due furboni che rappresentano il peggio dell’Italia. L’opposizione vera è ad entrambi, l’alternativa è altrove.



















Non sapevo di Zipponi, che delusione
Grazie. Ne riparleremo. Direi che la simmetria più promettente, per così dire, sia quella fra Idv e Lega.
caro giovanni, sono molto d'accordo con la tua nota, sta nalla responsabilità della sinistra, recuperare valori e credibilità, specie oggi che non c'è un partito, dico uno, in parlamento che dichiaratamente sta dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici, oggi manca la rappresentanza politica del lavoro, quella sociale della cgil, resiste e lotta, ma per quanto ancora se noi non facciamo la nostra parte?
Giovanni innanzitutto ti vorrei rassicurare del fatto che LEFT, conoscendo da vicino la creatura, non si schiererebbe mai con Di Pietro, basta pensare al l'acronimo che LEFT, Libertà, Uguglianza, Fraternità….e soprattuto Trasformazione. A questo tende l'impegno di chi questo settimanale lo ha rilevato, con l'impegno chiaro di portare contributi alla costruzione di una nuova identità della sinistra, basata sulla ricerca, apertura e confronto delle idee e proposizine anche di nuova cultura, indispensabile per la fisionomia e il carattere di cui la sinistra dovrebbe dotarsi per rinascere.Di Pietro con tutto il doveroso rispetto non può rappresentare esigenze che sono proprie del popolo della sinistra, in quanto quello che manca è la tensione verso una visione più ampia circa il presente e il futuro della politica, le domande sulla realtà umana Servono nuove idee e fors'anche persone capaci di andare in profondità ed interpretare con coraggio la crisi che è sociale e culturale.
Aggiungo che l'intervista a De Magistris metteva in evidenza che egli è persona di sinistra che la sinistra ha abbandonato.Poi penso che Di Pietro si muove sul terreno specchiato dell'etica, e va bene, ma da sola l'etica non può bastare. Penso che vanno cambiate mentalità,culura politica,che ci si debba spingere in avanti oltre a pensare un pensiero che ridisegni alle fondamenta una sinistra che voglia tornare ad essere egemone culturalmente, abbandonando però deleterie rigidità. Rivedere ciò che tiene ancora del pensiero di Marx, riconsiderare gli esiti del '68, reinterpretando la domanda di libertà di cui era quel movimento portatore. Ma la risposta fu fallimentare. bisogna capire bene e fino in fondo, senza avere paura di lasciarsi andare ad un nuovo orizzonte culturale.
Io comincerei a non dire che LEFT è di chiara impronta bertinottiana. Siamo stati aperti al dibattito, ma non ci piacciono le etichette preconfezionate. Noi cerchiamo di pensare dialetticamente senza che nessuno debba TAGGARE per forza un movimentodi pensiero.Questo sarebbe un bell'inizio Giovanni. Piacere di aver potuto esprimere alcune larvali idee, in questo momento duro tutti ci dobbiamo spendere nel confronto leale e sincero e libero da schemi troppo abusati.Alla prossima, con affetto sincero Anna
Concordo pienamente.
Probabilmente è vero che Di Pietro non rappresenta in pieno tutti i valori della sinistra; per quanto, checchè se ne dica, alcuni li rappresenta in pieno (ad es. l'esigenza che i poteri economici siano soggetti all a Costituzione, e che non siano loro a dettarne la sopravvivenza…). Ma Di Pietro è, per il momento, l'unica persona che è riuscita a catalizzare attorno a sè un certo consenso, anche piutosto trasversale, dell'opposizione al Caimano…quindi perchè demonizzarlo? La necessità attuale è quella di riscrivere le regole della dialettica politica: la differenza fra SB e Di Pietro è il fatto che il primo vuole cancellare ogni guarentigia di uguaglianza e libertà, mentre il secondo vuole dare più ampio spazio alla partecipazione popolare, alla democrazia diretta. Il convento al momento offre questa di alternativa: e mi pare incongruo porli sullo stesso piano. anke xkè l'alternativa ora è reale. Non siamo più al Veltrusconi dello scorso anno…
Bisogna riconescere che l'Italia dei Valori è, nonostante il suo antiberlusconismo, un partito sostanzialmente di destra (ciò si evince in primo luogo dal richiamo ad un forte giustizialismo, dal suo evidente populismo e dal fatto che rarissimamente partecipa alle battaglie sui temi etici e sociali). Io non lo demonizzo, condivido il suo antiberlusconismo, ma non lo voterei per il semplice motivo che io sono di sinistra, l'IdV no.
x anna: le cose che tu dici, a proposito dell'esigenza di una nuova cultura della sinistra, le conosco e le condivido al 99%…l'impronta bertinottiana è un complimento e non un insulto, quindi non c'è bisogno di piccarsi! Con ricambiato affetto
Prima di addentarrci in discorsi sulle alleanze e su Di Pietro,credo dovremmo trovare quadra all'inteno di quella che io definisco,sinistra diffusa.Se non riusciamo a varare un programma che vada al di là delle sterili alleanze elettorali..che ne parlammo affà?Dato reale sono i problemi dei cittadini…e non le sceneggiate e le comparsate tv,che i media offrono agli Zipponi ,o agli sprovveduti cazzari di turno,quali i 2 pugliesi offerti in pasto da Santoro a Casini e DellavalleCome si può accettare candidature in una lista,di fatto antagonista,a chi abbraccia cause ed interssi dei lvoratori?Ci spieghno questi messia che libertà di agibilità politica avrebbero garantito ,in caso di elezione.Sanno bee di esser solo specchitti per allodole,e contribuiscono solo a crear confusione..come se ne mancasse!!Son convinto che questa situazione non farà.alla fine,che favorire l'astensionismo di sinistra..che è una componente el corpo elettorale che riflette e sceglie!!!
No Giovanni, non vorrei essere fraintesa.Tutta la mia stima e affetto per Bertinotti. Precisavo solo che LEFT è un settimanale che apre ad ogni confronto senza paternità da cercare, solo questo figurati.Forse ho frainteso anche io, ma non sono piccata. Sai parlarsi è un conto scriversi a volta si presta a semplificazioni sbrigative, che a volte possono generare ecquivoci. P.S. Concordo con chi dice che Di Pietro oltre la giustizia su altri temi è ritirato. Ricordate anche la sua posizione contraria alla istituzione di una commissione sui fatti di Genova, poi rettificata. Non riesco proprio a immaginarlo come uomo della sinistra. Un abbraccio.
Sono d'accordo con ciò che dice Gustavo, le alleanze elettorali da sole non bastano, bisogna trovare un'intesa solida sul programma, altrimenti si finisce per fare il gioco di chi vuole una sinistra divisa, sconfitta e senza più voce…