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Davanti alla proposta di Bertinotti di un nuovo partito

bertinotti1Capisco così il senso della proposta di Bertinotti, e delle altre che si succedono in questi giorni partendo dalla stessa preoccupata analisi: la sinistra socialista e comunista che risulta ormai chiaramente sconfitta, non solo nell’Italia berlusconizzata ma in tutta Europa, nel quadro di un generale arretramento della democrazia, può ritrovare la sua funzione vitale (cioè riformista e rivoluzionaria insieme), solo laddove il Novecento ha dimostrato possa esistere, cioè in un processo largo di inclusione delle masse nella politica che è anche al tempo stesso alternativo a quello populista e fascista, nella alleanza dunque con tutte le forze disponibili a creare le basi per un sano svolgimento della vita politica libera e pluralistica.

Gli esempi storici a questo punto si potrebbero sprecare, e tutti sembrerebbero dimostrare la fondatezza della analisi.

Sono convinto però, nonostante la mia stima di Bertinotti rimanga elevata, che la sua giusta intenzione di curare la malattia sociale europea (di cui è esemplificativa e non anomala la situazione italiana), seppure mi appaia lodevole e addirittura affascinante nella capacità di superare gli ostacoli ideologici, di essere straordinariamente eretica e ordinariamente protagonista della vita pubblica, sia piuttosto fondata su un analisi insufficiente della realtà. Da essa ne deriva quindi, a mio parere, una ricetta incompleta, non del tutto sbagliata, ma priva della necessaria efficacia.

Sono convinto cioè, e qualunque persona di buon senso politico lo sarebbe con me, che il centrosinistra, così com’è, anche ad unirlo tutto in un nuovo partito, non solo non risolverebbe mai i problemi democratici dell’Italia e (in virtù del binomio inscindibile di cui sopra) quelli della sinistra, ma finirebbe per logorare anche quel minimo di credibilità che ancora una parte del paese concede all’attuale complesso e disorganico corpo dell’opposizione, facendolo apparire sempre più come un insieme di opportunismi e di tatticismi buoni solo a salvare una classe dirigente e sempre meno una proposta politica degna di attenzione.

Quello che serve invece è una rottura forte con il passato, un nuovo inizio vero. Il declino inesorabile dei partiti socialisti europei e il fallimento di una risposta di retroguardia modello PD, sono qui a dimostrarlo. Una nuova cultura democratica, una conseguente innovazione radicale degli strumenti istituzionali e dei canali di partecipazione attraverso cui la si organizza, nuovi partiti in nuovi sistemi di partito, politiche di livello mondiale, informatizzazione di massa, ambiente, autonomizzazione del lavoro e reddito di cittadinanza, migrazioni, ricerca scientifica e laicismo, e via dicendo, sono le sfide che le forze politiche che vogliono dirsi progressiste devono affrontare con risolutezza, con la voglia di sperimentare, perfino se necessario con la vitalità di un conflitto generazionale. Ma Il PD, rispetto ad esse, non ha saputo dire nulla.

Chi dunque al Pd si è già ribellato, perché capace di vederne all’inizio il vecchio di cui era fatto anziché il nuovo di cui si vantava, non può certo oggi disperatamente ripetere l’errore dell’annullamento della storia e dell’attualità della sinistra, e meno che mai abbandonare le classiche rivendicazioni che sempre hanno un senso, o illudersi di poterle far vivere “protette”, nascoste in un fortino (corrente) dentro il PD anzichè in una piccola formazione (partitino) esterna ad esso. Deve invece misurarsi con la forza delle necessarie novità, proporre con coraggio quella diversità che il mondo cerca nelle possibili pieghe di una crisi economica, sociale, e politica, nella urgenza di ritrovare un equilibrio. Deve cambiare, innanzitutto, rimettendosi in cammino con la Storia, prima che una violenta pseudo-novità fascista lo costringa oscenamente e suo malgrado allo stesso inesorabile rapporto, e che i conti con le sue negligenze e le sue sconfitte si confondano con un vergognoso inutile vittimismo.

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8 Commenti Scrivi un commento ↓

  1. Anna Schettini
    18. giu, 2009 at 16:35 #

    Attendere, prego.Ti dirò senz'altro. Intanto ciao.Passando di qui.

  2. Rosa Rivelli
    18. giu, 2009 at 23:28 #

    questo silenzio per quello che mi riguarda significa solo bisogno di pensare. molto pensare.domani scriverò. intanto grazie per gli ulteriori spunti di riflessione.

  3. Elettra Deiana
    19. giu, 2009 at 16:15 #

    Chi dovrebbe fare quello che Bartinotti auspica semplicemente non c'è o, per quello che c'è, non ha nessuna intenzione (o capacità) di operare in quella direzione. Tutti insieme per sopravvivere? Solo questo ne sarebbe il significato. Non è ormai, così la penso io, cattiva volontà o cattiva politica delle forze di opposizione, ma l'effetto di una crisi che andrebbe analizzata più radicalmente di quanto si faccia e che intrappola tutti in un vicolo cieco. Compresa la sinistra, le piccole forze di sinistra, che ancora cercano di ritrovare uno spazio. Attualità della sinistra nell'epoca della crisi mortale della sinistra. Ritentare non è un pranzo di gala.

  4. Rosa Rivelli
    19. giu, 2009 at 19:04 #

    Sono tra le persone 'affascinate' dalla proposta, per la verità non nuovissima, di Bertinotti. Già in un recente passato lo abbiamo sentito parlare della necessità di un bing beng come atto non distruttivo ma momento azzeramento e di ripartenza per TUTTI coloro che si propongono culturalmente alternativi alle destre e al centro. .Credo che si tratti di un’ipotesi di lavoro di un modo di rimettere tutti in pista e tutti sullo stesso piano. Non una sommatoria di culture e d esperienze ma una ricerca e discussione profonda delle ragioni che hanno cancellato la sinistra, l’hanno portata non solo fuori dal parlamento italiano ed europeo, ma fuori dall'interesse delle persone , dall'essere punto di riferimento da quelle che sono le ragione di esistere della sinistra: il mondo del mondo del lavoro e l'universo variegato delle persone che hanno bisogno e chiedono diritti e libertà per tutti. L’hanno portata fuori dal cuore e dai sogni di giustizia e di liberazione.

  5. Rosa Rivelli
    19. giu, 2009 at 19:05 #

    Mi auguro, per questo,che si possa aprire intorno a questa proposta un dibattito franco aperto e leale, a 360°. Per arricchire e completare quell’analisi delle realtà di cui si rileva la mancanza. Che si abbandonino una volta e per sempre tentazioni di leaderismo. Penso che di tutto abbiamo bisogno fuorché di nutrire nuovi mostri sacri. Abbiamo necessità del contributo di tutte le belle teste pensanti di cui è tuttora ricca la Sinistra, compresa una parte del PD. Che il dibattito si apra dal basso. Chissà che non si riesca a ritrovare entusiasmo. Che proprio non c’è.

  6. Italo Nobile
    19. giu, 2009 at 19:14 #

    Sempre l'illusione che un partito che voglia unire non sia un partito che di fatto divide. L'illusione che un partito che unisce non sia un partito che si aggiunge ai partiti che vuole unire.Ma perchè l'unione di più partiti deve essere per forza un altro partito ?Non si può pensare ad unirsi sulle cose su cui possiamo essere uniti ? Sarebbe un vero inizio. Non lo facciamo mai. Dobbiamo sempre accendere il mutuo venticinquennale dell'unione vincolante. O meglio dobbiamo sempre ridurre l'unione ad un capobranco che detta il ritmo a cuccioli riottosi. Ma una unione del genere è ciò che è stato sempre segato, ciò che sempre si è poi diviso.Si sanno raggiungere onorevoli compromessi ? Si sa operare una sintesi politica tra più soggetti ?

  7. Margherita Seghini
    23. giu, 2009 at 22:17 #

    Perchè Rifondazione si è divisa?Perchè è nata sinistra e Libertà?

  8. Pietro Cubeddu
    13. lug, 2009 at 18:57 #

    Analisi condivisibile,la vera sfida è sganciarsi dai vecchi schemi,dalla vecchia nomenklatura!!!Non credo,che dal congresso di ottobre,possa uscire un coraggioso e vero segnale di rinnovamento.Aspetto,con malinconia,i risultaticongressuali,poi….valuterò.

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