lug
03

Congresso PD?

By Giovanni Perrino

4a4209643c9c5_zoomIl dibattito congressuale del PD tiene banco nella politica italiana. Così sarà per i prossimi mesi, fino alla sua conclusione. E una efficace gestione dell’opinione pubblica ci imporrà sempre di più una interpretazione di esso come esaustivo, soddisfacente delle esigenze di rappresentanza, e addirittura di cambiamento, dell’intero centrosinistra.

Ma le novità veramente riscontrate sono poche, così minime che non varrebbe neanche la pena notarle, e le speranze di un rilancio del centrosinistra non possono dipendere certo dall’esito dell’eterno scontro tra D’Alema e Veltroni.

I due leader infatti, interpretando per l’ennesima volta quel maledetto e banale copione che li vorrebbe sì portatori di due diverse linee politiche ma costretti alleati contro un nemico comune più forte – che in definitiva li indurrebbe poi ad abbandonare strategie tendenzialmente divergenti in mancanza di uno spazio politico sufficiente all’affermazione dell’una o dell’altra – non fanno altro che perpetuare la logica di una crisi politica di cui sono parte, e la colpevole ignoranza di una prospettiva diversa dall’egemonia della destra.

Va in onda insomma il solito spettacolo, e fintanto che c’è solo questo è facile accontentarsi ed adeguarsi, magari far finta di non averlo già visto per emozionarsi ancora un po’ immaginando un esito a sorpresa.

Ecco allora Bertinotti, che pensa ingenuamente si possa determinare da lì una possibile riproposizione di un grande partito della sinistra; Casini che può crogiolarsi nella sempre più inutile indispensabilità della sua centralità politica, lì richiamata ogni giorno come una possibile salvezza dal berlusconismo; e alcuni giovani, nuovi arrivati, che prendono il loro posto sul fronte speranzosi nelle buone conseguenze di una guerra di pulizia che invece non vedranno.

Anche il dilemma sansonettiano della sinistra è un’illusione: star dentro o fuori dal PD?.

L’orizzonte strategico è infatti per tutti lo stesso, mentre è solo la tattica che cambia i discorsi del congresso democratico: un PD contenitore del centrosinistra o un PD camera di compensazione dello stesso,  in entrambi i casi la natura politica del progetto rimarrebbe inalterata e evidentemente sbagliata (data la serie di sconfitte elettorali inanellate) .

E dunque da tale dibattito io mi sottraggo. Perché il PD, almeno questo PD (ché il nome è troppo vago per non poter rappresentare cose diversissime), non ha senso in un progetto di Italia futura, e se una funzione oggi ce l’ha, è solo quella di creare il vuoto che da altri sarà occupato. Un po’ poco per segnare la storia, e addirittura per stimolare la mia attenzione.

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