Alla ripresa politica, dopo le vacanze e alla vigilia di un autunno caldo, le manovre di potere sembrano voler intercettare il malumore crescente nel paese, proprio mentre sta per uscire dal cono d’ombra di una crisi economica sempre meno mediatica e sempre più concreta.
La maggioranza tenta, in buona sostanza, di ritrovare l’equilibrio perso, eppure ancorando il governo ad una realtà in confuso movimento – che sembra voler scappare altrove, disposta anche a sperimentare complesse, oscure e estemporanee sperimentazioni istituzionali e partitiche – non fa che aumentare i pericoli di una propria caduta. Comunque, ad ogni costo, Berlusconi non è disposto a lasciarsi soffiare il bastone del comando, e perciò fa in modo di tenerlo saldamente in mano pronto a colpire i suoi più prossimi amici-nemici.
Le uscite del giornale di Feltri, la vicenda Boffo e la provocazione verso Fini, stanno però dentro la stessa quotidianità segnata, ormai da troppo tempo, dalla campagna antiberlusconiana di Repubblica, avanzata adesso a tal punto da mettere in gioco tutte le risorse e la stessa identità del giornale, in un crescendo di tensione che arriva fino all’appello alla piazza: trattasi di un’altra grande manifestazione di opposizione organizzata da un soggetto che non è un partito.
Il 19 anch’io sarò in piazza, ovviamente, convinto come sempre, insieme a persone che ritengo ancora degne di provare disagio verso i comportamenti antidemocratici. Ma non sono disposto per questo a concedere a me e a loro, al centrosinistra tutto, una patente di capacità politica con la quale poter guidare l’Italia fuori dal berlusconismo.
Tutto ciò che sta avvenendo, infatti, concorre a determinare tutt’altro, per eterogenesi dei fini: un diverso quadro d’insieme – quasi un agglomerato sistemico in cui far rientrare le novità di fatti sociali sconvolgenti la cultura novecentesca – per nulla affine agli arretrati e impossibili progetti ulivisti e/o piddini.
Bisognerà dunque fare anche i conti con l’inevitabile, prima o poi, uscita di scena di Berlusconi. Ma sapendo che non saranno certo i residui della Prima Repubblica a succedergli: si preparano invece gli avventori dell’“Italia Futura”.



















Grazie Giovanni…….E intanto le donne e gli uomini conquistano a fatica la scena. Stanno nella realtà. Le lotte si moltiplicano, separate fra loro. Ognuno per proprio conto. E parlano, gridano drammaticamente di una crisi del mondo del lavoro senza precedenti. E rappresentano altresì una separatezza, uno scollamento pericoloso dei problemi reali dalla politica. Ovviamente parlo di quel che resta della sinistra e del centrosinistra…
Grazie di avermi coinvolto nella nota. Avverto anch'io il bisogno di innovazione di contenuto. Per questa ragione, sto scrivendo. Un abbraccio.
Condivido ogni tua parola Giovanni. La vicenda di Repubblica ha nuovamente dettato l'agenda della politica nel nostro paese, rischiando tra l'altro, come sembra, di trasformarsi in un effetto boomerang sulla già acritica e silente opinione publica , che addirittura assolove nei sondaggi il comportamento dell'abominevole "dittatorello". .Mi viene da osservare che questo paese ogni giorno somiglia sempre di più ai suoi govenanti, un riflesso oscuro e mortificante.La scomparsa dalla scena di una vera opposizione politica alla deriva autoritaria berlusconiana è il vero problema. Ancora oggi non si vede trattare i veri temi veri e profondi della crisi che attraversa l'Italia, crisi sociale, politica e soprattutto e culturale, di mentalità. Serve una coraggiosa e seria iniziativa politica, una fondazione di un nuovo progetto politico della sinistra. Non si può pensare e sperare di battere il berlusconismo per la sola via giudiziaria.Una cecità scopnfortante e pericolosa.
Sono convinto che l’italia sia manovrata dalle numerose lobbies criminali e da quelle economiche,che condizionano anche i nostri governi di qualsiasi colore. Non vedo come sia possibile ridare al nostro stato il giusto equilibrio democratico,senza riuscire a liberarci di tutti i poteri occulti,che si arrogano il potere super partes.