Dacci oggi il nostro pane quotidiano
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Che paese maledetto!
Anche i complotti, come i colpi di stato, e le rivoluzioni come i programmi di governo, durano al massimo qualche settimana, non riescono neanche a rappresentarsi come dovrebbero, manifestazioni di pensieri lunghi e articolati, visioni prospettiche della realtà, politiche capaci di innescare il cambiamento, interessi in movimento: tutto si perde nella cronaca quotidiana, nei titoli dei telegiornali, nelle prime pagine dei giornali, nelle parole che non sono fatte per essere lette o ascoltate ma per diventare simboli del quotidiano – che si possono vendere e comprare, tenere davanti agli occhi che fanno finta di chiedere, alle teste che non vogliono veramente pensare – per determinare un minimo comune denominatore anticulturale e la conseguente rassicurante convinzione di un destino omnicomprensivo, e di una uguaglianza fondata sulla certezza dell’ignoranza diffusa.
L’elite e il popolo (gli oppressi e gli oppressori direbbe Marx) sono – non lo sappiamo? – in realtà la stessa cosa, si riconoscono ogni giorno nella stessa commedia, si raccontano le stesse storie, e anche quando sembrano scontrarsi, poi si consolano nello stesso modo, e sentono quindi di appartenersi, ché tutto è fatto a loro immagine e somiglianza, diciamo a loro uso e consumo, perché possa esistere un simulacro di società.
Un paese maledetto governato da sempre nello stesso modo, inchiodato ad una croce inchiodata a sua volta sulla parete dei suoi uffici pubblici, tutto insieme rappresentato nella assoluta eterna sofferente immobilità. Ci hanno pensato a questo i burocrati del Consiglio d’Europa quando hanno ordinato di rimuovere il crocefisso dalle scuole?
E noi ci abbiamo davvero pensato che quel simbolo lo abbiamo inventato noi? È qui da sempre, ce lo abbiamo messo apposta per osservarlo costantemente, per tenere a bada i nostri giorni e le nostre menti, per annichilirci e forse per avere meschinamente anche noi la nostra bandiera, sicuramente per rammentarci che non esiste un diritto alla libertà dato che neanche lui ha potuto scegliere cosa fare. “Padre allontana da me questo calice amaro”: una impossibile richiesta, una inutile preghiera, solo la dimostrazione di una umana debolezza, la ribellione di un momento, una scartoffia europea senza politica.
Ma che vantaggi ne avrebbe questo maledetto paese dal togliersi il crocefisso, il massimo indiscutibile suo punto di riferimento? Sarebbe il caos. Sarebbe come togliere la camorra da Napoli: un salto nel vuoto che nessun rappresentante politico del buon senso consiglierebbe di fare.
Perché non siamo forse noi a credere di aver bisogno ogni giorno del crocefisso? E siamo sempre noi che ogni giorno ci rassegniamo alla tortura di raccontarci instancabilmente la stessa vicenda politica, cambiando al massimo qualche frase, ritoccando un po’ la scena, qualche attore entra e qualcuno esce.
Allora ditemi, cosa è successo oggi?
Fini si prepara a succedere a Berlusconi? Ci sarà forse l’incontro decisivo” tra i due? E Bossi si è allontanato nuovamente dalla casa del padre pur prevedendo di ritornarvi Lunedì per cena? Il PD è finalmente pronto per costruire l’alternativa di governo? Rutelli si propone di costruire l’alternativa al PD che non è pronto per costruire l’alternativa di governo? Veltroni è di nuovo tra i protagonisti della scena pubblica non africana? E D’Alema si dimostra ancora una volta il più bravo a giocare a Risiko? Si paventano le elezioni anticipate (ovviamente non prima che Tabacci esca di nuovo dall’UDC)? La sinistra sta organizzando una nuova costituente? È nato il Grande Centro? Si è discusso della riforma presidenzialista della legge elettorale? E soprattutto anche oggi Montezemolo ha detto che non vuole entrare in politica?
Le solite croci. Al solito posto. Da duemila anni.










