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aprile 2018

Mai come in questa fase storico-politica c’è bisogno di Europa, di un’idea comune di Europa, politica ed economica, e di un ruolo internazionale dell’Unione che compensi l’isolazionismo e l’egoismo populista di Trump e della politica estera americana: le crisi geopolitiche che ci troviamo di fronte mettono a rischio la visione culturale occidentale di un mondo aperto e democratico, e solo il superamento delle meschinità nazionaliste dei vecchi soggetti statali europei consentirebbe di ritrovare un nuovo ruolo mondiale alle politiche progressiste, che hanno perso appeal nel mondo contemporaneo soprattutto a causa dell’assenza di una funzione storica, concreta.
L’Europa ha l’occasione oggi di tornare protagonista, e di dimostrare la propria necessità e irreversibilità politica. Siamo in una fase di espansione economica, i numeri della Germania sono molto positivi e il suo governo è solido, tanto quanto quello francese a guida Macron. Paradossalmente, l’ingovernabiilità italiana rasserena ancor di più lo scenario perchè dimostra che la formazione di un governo antieuropeo è tutt’altro che scontata nonostante i risultati elettorali. La Brexit, poi, non può che smentire, ogni giorno in più, la convenienza dell’uscita dalle istituzioni europee: non è un caso che il sentiment PMI del Regno Unito sia pericolosamente vicino a 50.
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aprile 2018

Tocca dire una cosa sgradevele, Serra ha detto la verità. Il giornalista, solitamente comodo sulla sua “amaca”, ha avuto un sussulto, e come risvegliatosi improvvisamente, ritrovandosi in quello stato tra sonno e veglia che rimuove per un attimo la propria collocazione nel mondo, ha guardato quella realtà celata dalla coscienza che non è più parte del mondo della ragione e del dibattito pubblico: la scuola dei ricchi e quella dei poveri, la divisione di classe e la risposta populista alla esclusione sociale, la violenza dell’ignoranza.
Le immagini si sono trasformate in parole e le parole in pietre: molti ne sono rimasti colpiti.
Chi non ha mai fatto l’istituto tecnico o il professionale ha reagito come un vecchio professore universitario che insegna ai propri studenti ad amare gli operai e non la finisce mai di rivendicare il potere al popolo. Chi invece è immerso nella propria miseria, la vive ormai come un destino ineluttabile, la trasforma in vanto e in sottocultura. La conclusione di tutti è comunque la stessa: Serra è uno snob, un radical chic.
Ma la sinistra che non c’è può rinascere proprio da parole come quelle di Serra, dal dubbio, dal fastidio per la discussione delle false certezze, dalla rottura dello status quo, dalla perdita di equilibrio, dallo scandalo, dalla vergogna, dalla rabbia, dalla frustrazione, dal conflitto tra la condizione data e quella possibile, dalla speranza, dall’educazione e dalla cultura che è selezione di idee e di persone.
Serra ha dato fastidio a chi non ha bisogno di cambiare proprio niente, nè di se stesso ne della società

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aprile 2018

Il singolo bombardamento ordinato per rappresaglia da Trump, contro l’utilizzo di armi chimiche in Siria, con la partecipazione di Francia e Gran Bretagna e il consenso di Nato e Unione Europea, non cambia lo scenario politico e militare mediorientale ed anzi rischia di giustificare una volta di più l’alleanza russo-iraniana e di rafforzare il regime di Assad.
Il presidente americano ha dichiarato su twitter che “la missione è compiuta”, comunicando quindi una politica estera di semplice limitazione al controllo totale e sanguinario del governo siriano e all’influenza della Russia e dell’Iran.
Nessun cambiamento dei rapporti di forza sul campo quindi e nessuna volontà di sloggiare Assad o di ritrovarsi in uno scontro frontale con la Russia.
Ma l’evitamento del problema non è la soluzione dello stesso. Sappiamo bene che i limiti alla repressione violenta di ogni forma di ribellione e contrasto al potere non sono un problema per Putin nè tantomeno per la repubblica islamica, e anzi la volontà di potenza di questi soggetti internazionali non fa che accrescere il loro consenso interno e minacciare i valori universalistici delle democrazie occidentali.
Sarebbe necessario dunque un piano di interventi e di politica internazionale ben più articolato, fondato soprattutto sulla credibilità della forza diplomatica e militare della superpotenza americana e dei suoi alleati. Al momento non si intravede.

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aprile 2018

Quando esistevano i partiti, quelli novecenteschi, quelli dell'”arco costituzionale”, esisteva anche un modo di far poliica che in qualche modo li accomunava tutti, nel bene e nel male.
Io sono stato iscritto ad uno di essi, i Democratici di Sinistra (erede del PCI) per diversi anni, fino al 2007 per l’esattezza; poi ho continuato da non iscritto l’impegno politico a sinistra fino al 2010, quando l’esplosione di dinamiche personali e politiche mi “costrinsero” a rinunciare ad un tipo di attività che rappresentava gran parte della mia identità sociale.
Da militante mi stavano stretti i meccanismi vecchi dell’attività politica del mio partito, li vivevo come una repressione delle idee nuove e delle persone che le avrebbero potute incarnare, li sentivo come un peso di cui in qualche modo mi sarei dovuto liberare.
Oggi, è passata tanta acqua sotto i ponti, per me e per tutti, e non solo per l’Italia. Il Novecento è stato chiuso ovunque da un’ondata di populismo, di destra, o peggio di non-destra, e di non-sinistra, e io mi ritrovo a rimpiangere quei partiti che, nel bene e nel male, avevano costruito la democrazia e organizzato la partecipazione dei cittadini all’attività politica.
Oggi leggo che i 5 stelle hanno un “capo politico”, in luogo di un “segretario”, e leggo che costui, un ragazzino fortunato, per valutare i programmi elettorali dei possibili alleati di governo ha nominato un gruppo di sedicenti esperti capeggiati da un qualsiasi professore di Diritto, i quali dovranno fornirgli una relazione scritta entro una certa data di scadenza sulle compatibilità e incompatibilità tematiche.
Pare che sia così che di questi tempi, con questi non-partiti, si faccia politica, anzi, scusate, non-politica.

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aprile 2018

Trump non sembra avere alcuna intenzione di intervenire davvero in Siria per fermare le atrocità di un regime che ha ormai sconfitto la ribellione popolare grazie all’appoggio politico e militare della Russia e dell’Iran, e che usando le armi chimiche dimostra all’opposizione interna ed esterna di non sentire limiti alla propria azione criminale, di essere più forte della retorica umanitaria occidentale.

Fare finta di intervenire con un giorno di bombardamenti, anche massicci, non farebbe altro che rafforzare Assad e la Russia e coprirebbe le reali intenzioni isolazionaste dell’attuale presidenza americana, legittimando peraltro un ulteriore escalation di violenza del governo siriano.

Sarebbe necessario invece un piano, che al momento non si intravede, di interventi diplomatici e se necessario militari di contenimento dell’influenza russa sul Medioriente e di limitazione di pratiche di potere inumane: spererei perciò anche in un ruolo positivo di Francia e Gran Bretagna.