Monthly Archives

aprile 2018

Il singolo bombardamento ordinato per rappresaglia da Trump, contro l’utilizzo di armi chimiche in Siria, con la partecipazione di Francia e Gran Bretagna e il consenso di Nato e Unione Europea, non cambia lo scenario politico e militare mediorientale ed anzi rischia di giustificare una volta di più l’alleanza russo-iraniana e di rafforzare il regime di Assad.
Il presidente americano ha dichiarato su twitter che “la missione è compiuta”, comunicando quindi una politica estera di semplice limitazione al controllo totale e sanguinario del governo siriano e all’influenza della Russia e dell’Iran.
Nessun cambiamento dei rapporti di forza sul campo quindi e nessuna volontà di sloggiare Assad o di ritrovarsi in uno scontro frontale con la Russia.
Ma l’evitamento del problema non è la soluzione dello stesso. Sappiamo bene che i limiti alla repressione violenta di ogni forma di ribellione e contrasto al potere non sono un problema per Putin nè tantomeno per la repubblica islamica, e anzi la volontà di potenza di questi soggetti internazionali non fa che accrescere il loro consenso interno e minacciare i valori universalistici delle democrazie occidentali.
Sarebbe necessario dunque un piano di interventi e di politica internazionale ben più articolato, fondato soprattutto sulla credibilità della forza diplomatica e militare della superpotenza americana e dei suoi alleati. Al momento non si intravede.

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aprile 2018

Quando esistevano i partiti, quelli novecenteschi, quelli dell'”arco costituzionale”, esisteva anche un modo di far poliica che in qualche modo li accomunava tutti, nel bene e nel male.
Io sono stato iscritto ad uno di essi, i Democratici di Sinistra (erede del PCI) per diversi anni, fino al 2007 per l’esattezza; poi ho continuato da non iscritto l’impegno politico a sinistra fino al 2010, quando l’esplosione di dinamiche personali e politiche mi “costrinsero” a rinunciare ad un tipo di attività che rappresentava gran parte della mia identità sociale.
Da militante mi stavano stretti i meccanismi vecchi dell’attività politica del mio partito, li vivevo come una repressione delle idee nuove e delle persone che le avrebbero potute incarnare, li sentivo come un peso di cui in qualche modo mi sarei dovuto liberare.
Oggi, è passata tanta acqua sotto i ponti, per me e per tutti, e non solo per l’Italia. Il Novecento è stato chiuso ovunque da un’ondata di populismo, di destra, o peggio di non-destra, e di non-sinistra, e io mi ritrovo a rimpiangere quei partiti che, nel bene e nel male, avevano costruito la democrazia e organizzato la partecipazione dei cittadini all’attività politica.
Oggi leggo che i 5 stelle hanno un “capo politico”, in luogo di un “segretario”, e leggo che costui, un ragazzino fortunato, per valutare i programmi elettorali dei possibili alleati di governo ha nominato un gruppo di sedicenti esperti capeggiati da un qualsiasi professore di Diritto, i quali dovranno fornirgli una relazione scritta entro una certa data di scadenza sulle compatibilità e incompatibilità tematiche.
Pare che sia così che di questi tempi, con questi non-partiti, si faccia politica, anzi, scusate, non-politica.

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aprile 2018

Trump non sembra avere alcuna intenzione di intervenire davvero in Siria per fermare le atrocità di un regime che ha ormai sconfitto la ribellione popolare grazie all’appoggio politico e militare della Russia e dell’Iran, e che usando le armi chimiche dimostra all’opposizione interna ed esterna di non sentire limiti alla propria azione criminale, di essere più forte della retorica umanitaria occidentale.

Fare finta di intervenire con un giorno di bombardamenti, anche massicci, non farebbe altro che rafforzare Assad e la Russia e coprirebbe le reali intenzioni isolazionaste dell’attuale presidenza americana, legittimando peraltro un ulteriore escalation di violenza del governo siriano.

Sarebbe necessario invece un piano, che al momento non si intravede, di interventi diplomatici e se necessario militari di contenimento dell’influenza russa sul Medioriente e di limitazione di pratiche di potere inumane: spererei perciò anche in un ruolo positivo di Francia e Gran Bretagna.

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aprile 2018

Quanti altri articoli della stampa mondiale serviranno per convincere le democrazie occidentali a fermare la follia di Assad in Siria?, Se lo domanda Libération nell’editoriale di ieri, non mancando di sottolineare anche il grave errore di Obama quando non intervenne nel 2013, in un contesto geopolitico tra l’altro più semplice di quello odierno.
Finalmente, direi, a sinistra si sente qualche voce seria: il pacifismo fine a se stesso non appartiene alla nostra cultura e non fa altro che renderci complici di drammi umani inenarrabili. Chi ha responsabilità politiche non può e non deve permettersi moralismi che non tengano conto della realtà dei fatti.

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aprile 2018

Trump potrà anche rispondere militarmente al “presunto” attacco chimico a Douma voluto da Assad, ma cambierà l’impostazione isolazionista della sua politica estera o si limiterà ad un singolo atto di forza utile soltanto a scrivere qualche tweet di impatto comunicativo?

La questione mediorientale non si affronta con un lancio di missili, ma con una strategia di interventi coerenti volti a mantenere l’influenza occidentale in quelle zone strategiche e a contenere quella russa, o comunque a stabilizzare il più possibile uno scenario denso di potenziali scontri tra superpotenze.

Nel frattempo che il presidente americano elabori i suoi calcoli elettoralistici, la situazione umanitaria, a prescindere dall’uso o meno del gas nervino, è sempre più disastrosa, e quella del controllo territoriale del governo siriano tutt’altro che superata. Il disinteresse occidentale su tutto ciò è inaccettabile.