La BOE ha alzato il suo tasso di interesse di riferimento allo 0,75% dallo 0,5% e lo ha fatto con un voto all’unanimità, 9 su 9. Evidentemente la normalizzazione della politica monetaria e la preoccupazione per una crescita fuori controllo dell’inflazione, sono stati valutati come fattori più pesanti delle preoccupazioni politiche relative alla Brexit e ad una trattativa con l’Unione ferma su posizioni apparentemente lontane. Non sembrano però pensarla alla stesso modo gli operatori finanziari, dato che il mercato valutario sconta anche oggi una sterlina molto debole contro il dollaro: non si è visto un movimento rialzista significativo nonostante la decisione forte e storica, il livello più alto dei tassi negli ultimi dieci anni.

Ieri era stato il turno della FED, che ha confermato non solo il terzo ma anche il quarto rialzo dei tassi americani entro l’anno, nonostante il monito di Trump.

Sulle previsioni di crescita tuttavia, entrambe le bance centrali, pur ottimiste, sottolineano i timori per una guerra commerciale che sembra sempre più concreta: il Presidente degli Stati Uniti mercoledì ha minacciato di raddoppiare le tariffe già proposte sulle importazioni cinesi.

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