Il Brent ha superato per la prima volta dal novembre 2014 gli 80 dollari al barile, un prezzo giustificato dai tagli alla produzione decisi dall’OPEC (che hanno avvicinato il livello delle scorte globali alle medie di lungo periodo) e dalla recente reintroduzione delle sanzioni all’Iran, conseguenza del ritiro americano dall’accordo nucleare. Anche il fallimento di fatto del Venezuela (importante esportatore) e la continuità della forza economica statunitense, a sostegno della domanda, sono fattori che hanno determinato l’incremento dei prezzi del 20% da inizio anno.

A questi livelli, la sete di petrolio dei mercati asiatici emergenti potrebbe costare una riduzione significativa della crescita economica globale e alimentare tensioni geopolitiche.

Intanto la produzione americana è ai massimi di sempre: 10,72 milioni di barili al giorno. Gli Stati Uniti sono ormai un paese esportatore sempre più influente sulla scena del commercio internazionale di petrolio.

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