La maturità, o una precoce e benvenuta vecchiaia, non riesco a vederla nel cambiamento del mio corpo, che immagino ancora giovane benché oggettivamente debba essersi logorato quel tanto che giustifichi il superamento ormai consolidato della resistenza quarantennale. La diversità che vedo è in una ricerca mentale opposta, in una prospettiva diversa, nel passato che diventa più pesante del futuro, nella inutilità di accettare compromessi. Ciò che oggi assomiglia di più ad un mio obiettivo di vita e ad una conseguente disciplinata strategia di rapporti sociali e professionali, è dunque un’alleggerimento delle posizioni (ideali e pratiche), una rinuncia alla maggioranza delle persone inutili e ai lavori forzati, una indifferenza per il consenso pubblico e addirittura una volontà quasi maniacale di piacere a non altri che a me stesso. Forse invecchiando si diventa egoisti, ma scoprendo che lungi dall’essere cattiveria è l’unica via percorribile per soddisfare anche gli altrui egoismi; e forse, maturando, la grazia la scopriamo nella accettazione invece che nell’ostinazione, nella capacità di dire “basta” invece che “ancora”, nella forza di fare silenzio e ascoltare se stessi prima di parlare, nel valore riconosciuto dei pochi invece che nell’arroganza ignorante dei molti.

Le relazioni politiche rappresentano la massima espressione dei rapporti sociali tra esseri umani, si muovono nello spazio e nel tempo a causa di interessi economici, pregiudizi culturali, paure più o meno giustificate, analisi confuse e previsioni razionali, guerre e alleanze, ecc. ecc. Ciò che complica maledettamente il tutto è l’impossibilità di una pausa di riflessione in assenza di attività: non esiste l’opzione “fermi tutti”.
Siamo tutti necessariamente costretti ad agire anche quando sembrerebbe contrario alla nostra volontà e ai nostri più o meno errati calcoli: dobbiamo per forza mettere in pratica una scelta.
Quando si richiama l’altro alla coerenza, un collega o un amico o un’azienda concorrente o uno stato, bisognerebbe dunque essere consapevoli dell’impossibilità di ritrovarlo nel corso del tempo nelle stesse condizioni che avevano creato nel passato una propria aspettativa futura. Detto in parole più povere, siamo tutti diversi da noi stessi e dagli altri, in ogni tempo: nello stesso tempo siamo tutti uguali.
Cosa voglio dire? Che nei rapporti sociali, come nelle relazioni politiche, la coerenza vale quanto una moneta fuori corso: roba per collezionisti di inutilità. La moneta più preziosa è invece la disciplina, cioè la capacità di fare hic et nunc quanto si è deciso di fare, ad ogni costo, arrivando fino alle estreme conseguenze. Il potere di acquisito della disciplina è incomparabilmente più grande di quello della coerenza, ma solo pochi riescono a distinguere le due monete, perché all’apparenza dei più esse sono simili.