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Il PD, Vendola e la Bonino

Posted by: Giovanni Perrino | Comments (0)

dalemaLa vera partita del centrosinistra nel gioco delle candidature per le elezioni regionali si svolge nel Lazio, non in Puglia.

Certo, Vendola ha mostrato orgoglio e capacità di resistenza notevoli, e ha scombinato per un po’ i piani del PD (cioè di Massimo D’Alema), determinando uno spostamento di attenzione nazionale nei suoi confronti grazie alla nuova messa in scena  di quello spettacolo di Davide contro Golia che già gli era valso la vittoria alle primarie nel 2005. L’opinione pubblica si sa, quando può e gli si presenta l’occasione, tende sempre “istintivamente” a prendere le parti del più debole, dello sventurato solitario sul quale si è abbattuta la scure di un potere che ha dalla sua parte la forza: però lo fa per mera compensazione, ovvero per compassione, cioè non si muove mai per cambiare la storia,  si limita invece ad osservarne il suo naturale corso;  alla fine dei giochi si assoggetta sempre al vincitore.

Ma a dire la verità Vendola qualche errore politico l’ha commesso, avendo pensato con troppa generosità intellettuale che la Puglia potesse essere il laboratorio di un nuovo centrosinistra spostato a sinistra mentre sul piano nazionale la sinistra scompariva, ed aver quindi sperato, ingenuamente, nell’appoggio di una ammiccante D’Alema, in realtà solo interessato a capitalizzare al massimo l’opposizione a Veltroni e a quel suo progetto americano lontano dagli interessi e dalle idee togliattiane dell’esponente più autorevole del PD. Convinto  di determinare da una irripetibile posizione di superiorità una reale trasformazione dei rapporti politici a  favore suo e della sinistra tutta, Vendola ha infine tentato di risistemare una malmessa identità di parte, lasciandola però prigioniera di una duplice inconciliabile funzione di lotta e di governo.

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CrocefissoScuolaR375_130809Che paese maledetto!

Anche i complotti, come i colpi di stato, e le rivoluzioni come i programmi di governo, durano al massimo qualche settimana, non riescono neanche a rappresentarsi come dovrebbero, manifestazioni di pensieri lunghi e articolati, visioni prospettiche della realtà, politiche capaci di innescare il cambiamento, interessi in movimento: tutto si perde nella cronaca quotidiana, nei titoli dei telegiornali, nelle prime pagine dei giornali, nelle parole che non sono fatte per essere lette o ascoltate ma per diventare simboli del quotidiano – che si possono vendere e comprare, tenere davanti agli occhi che fanno finta di chiedere, alle teste che non vogliono veramente pensare – per determinare un minimo comune denominatore anticulturale e la conseguente rassicurante convinzione di un destino omnicomprensivo, e di una uguaglianza fondata sulla certezza dell’ignoranza diffusa.
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tremonti.jpg_370468210Non sono stupito dalle dichiarazioni di Tremonti. Non solo perché non sono nuove dalle parti del ministero dell’economia. Soprattutto perché rappresentano, al di là del loro contenuto (non ci sarà nessuno stravolgimento delle attuali regole di mercato) l’ennesimo di una serie di fatti che determinano un profilo politico sempre più conservatore a destra come a sinistra, il quale dovrebbe trovare poi una sua completa definizione “tra” la destra e la sinistra. In Italia, c’è evidentemente un pezzo di classe dirigente, che ingenuamente definiamo “trasversale”, al lavoro per determinare non un nuovo equilibrio dopo l’uscita di scena di Berlusconi, bensì l’ennesima realizzazione del solito dogma centrista: il tentativo cioè di ricondurre il dibattito pubblico esaltato, distorto e violentato dal conflitto delle parti dentro una cornice certa che renda conoscibile un quadro incomprensibile, dentro cioè un ”unico” possibile governo.
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set
29

Le elezioni tedesche

Posted by: Giovanni Perrino | Comments (0)

_45425403_steinmeiermerkelafp466In Germania anche la politica segue una logica precisa, e quell’ossessione per l’esattezza che si vorrebbe dominasse il carattere tedesco, sembra ritrovarsi anche nell’analisi del risultato elettorale. Paradossalmente.

Già, perché se è vero che la confusa complessità del quadro emerso dalle urne, con cinque partiti “a due cifre”, non fa altro che riproporre la difficoltà di mettere ordine in una fase di transizione che riguarda non solo quel paese ma il mondo intero – un paesaggio in fin dei conti segnato dalla paura d’inizio millennio – è altresì innegabile che proprio la ricercata fedeltà ai rapporti di forza in movimento, l’assoluto rispetto del criterio della rappresentanza proporzionale e delle regole elettorali, e il tentativo conseguente di dare razionalità, solidità, ad un flusso di stimoli sociali, economici (ma soprattutto culturali) diversi e spesso contradditori, fa sì che ancora una volta assistiamo, nel bene e nel male, al passaggio della Storia per le vie di Berlino.
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set
10

Italia Futura

Posted by: Giovanni Perrino | Comments (0)

berlusconi-morteAlla ripresa politica, dopo le vacanze e alla vigilia di un autunno caldo, le manovre di potere sembrano voler intercettare il malumore crescente nel paese, proprio mentre sta per uscire dal cono d’ombra di una crisi economica sempre meno mediatica e sempre più concreta.

La maggioranza tenta, in buona sostanza, di ritrovare l’equilibrio perso, eppure ancorando il governo ad una realtà in confuso movimento – che sembra voler scappare altrove, disposta anche a sperimentare complesse, oscure e estemporanee sperimentazioni istituzionali e partitiche – non fa che aumentare i pericoli di una propria caduta. Comunque, ad ogni costo, Berlusconi non è disposto a lasciarsi soffiare il bastone del comando, e perciò fa in modo di tenerlo saldamente in mano pronto a colpire i suoi più prossimi amici-nemici.

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lug
27

La sinistra…che verrà

Posted by: Giovanni Perrino | Comments (0)

summer6In tempo utile, prima che il dibattito a sinistra si raggomitoli attorno al congresso del PD per paura di dipanarsi in un futuro oscuro, sarebbe necessario che i suoi dirigenti (chiunque essi siano) tentassero di proporre, se non una sistemazione complessiva e sistematica di esso, almeno una chiara proposta di organizzazione temporanea e autonoma delle aspettative espresse o meno dagli irriducibili elettori della parte politica più martoriata dalla contemporaneità italiana.

Ciò aiuterebbe certo a ricostruire un centrosinistra su basi più solide, giacché il problema di quest’ultimo non risiede tanto nella inevitabile estrema eterogeneità di ogni possibile coalizione che volesse sfidare ad ogni livello elettorale la destra, ma soprattutto nella debolezza strutturale delle sue potenziali componenti, e nella conseguente mancanza di una leadership valida, capace di rappresentarle e di tenerle insieme tutte dentro un valido progetto progressista di trasformazione del paese.

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lug
15

Il solito errore

Posted by: Giovanni Perrino | Comments (0)

napolitano-berlusconi-300x224Come spesso accaduto nella storia repubblicana, il Presidente della Repubblica gioca un ruolo fondamentale nella politica italiana, quello  che la Costituzione in buona sostanza gli assegna, il salvatore della patria.

Napolitano è così riuscito nell’operazione di “governare” un paese in serie difficoltà, destabilizzato non solo dal fatto che la personalità malata del suo Presidente del Consiglio si è rivelata a tutto il mondo, ma anche da una più profonda incapacità strutturale di affrontare le difficoltà economiche e politiche del presente, di trovare un accordo con le possibilità realistiche di un futuro diverso, insomma di preparare quella forte risposta politica richiesta da tutto un sistema occidentale in declino.

Non è un caso quindi, se all’indomani del “successo” (tra molte virgolette!) del G8, sui giornali si sia ricominciato a parlare di riforme, anzi che sia stato lo stesso segretario del PD a rilanciare il tema dell’innalzamento (volontario?) dell’età pensionabile.

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lug
03

Congresso PD?

Posted by: Giovanni Perrino | Comments (0)

4a4209643c9c5_zoomIl dibattito congressuale del PD tiene banco nella politica italiana. Così sarà per i prossimi mesi, fino alla sua conclusione. E una efficace gestione dell’opinione pubblica ci imporrà sempre di più una interpretazione di esso come esaustivo, soddisfacente delle esigenze di rappresentanza, e addirittura di cambiamento, dell’intero centrosinistra.

Ma le novità veramente riscontrate sono poche, così minime che non varrebbe neanche la pena notarle, e le speranze di un rilancio del centrosinistra non possono dipendere certo dall’esito dell’eterno scontro tra D’Alema e Veltroni.

I due leader infatti, interpretando per l’ennesima volta quel maledetto e banale copione che li vorrebbe sì portatori di due diverse linee politiche ma costretti alleati contro un nemico comune più forte – che in definitiva li indurrebbe poi ad abbandonare strategie tendenzialmente divergenti in mancanza di uno spazio politico sufficiente all’affermazione dell’una o dell’altra – non fanno altro che perpetuare la logica di una crisi politica di cui sono parte, e la colpevole ignoranza di una prospettiva diversa dall’egemonia della destra.

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bertinotti1Capisco così il senso della proposta di Bertinotti, e delle altre che si succedono in questi giorni partendo dalla stessa preoccupata analisi: la sinistra socialista e comunista che risulta ormai chiaramente sconfitta, non solo nell’Italia berlusconizzata ma in tutta Europa, nel quadro di un generale arretramento della democrazia, può ritrovare la sua funzione vitale (cioè riformista e rivoluzionaria insieme), solo laddove il Novecento ha dimostrato possa esistere, cioè in un processo largo di inclusione delle masse nella politica che è anche al tempo stesso alternativo a quello populista e fascista, nella alleanza dunque con tutte le forze disponibili a creare le basi per un sano svolgimento della vita politica libera e pluralistica.

Gli esempi storici a questo punto si potrebbero sprecare, e tutti sembrerebbero dimostrare la fondatezza della analisi.

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1242639106063_facsimile_europee2009L’unico risultato imprevisto, o comunque non annunciato, pensando all’inizio della campagna elettorale, è quello del PDL, che alla sua prima prova dopo la fondazione del “nuovo” partito ottiene solo il 35% dei consensi: risultato determinato certamente da un brusco calo dell’apprezzamento politico nei confronti del Presidente del Consiglio. Il Partito Democratico si conferma invece come soggetto politico fallito, dato che la sua vocazione originaria “maggioritaria” non può essere contenuta nel 26% dei suoi consensi, e non può neanche consolarsi con la cattiva performance di tutti i partiti socialisti europei, che sono chiaramente un’altra storia. La sinistra socialista e comunista italiana scompare anche dal Parlamento europeo, colpa dello sbarramento certo, ma soprattutto dell’impossibilità storica di una nuova spinta propulsiva in quel senso: all’interno dello stesso quadro Sinistra e Libertà raccoglie un piccolo ma importante elettorato, che però quasi non vede e che non conosce nelle sue aspirazioni e idealità, mentre gli anticapitalisti ricontano se stessi senza particolari spasimi e sorprendimenti.  L’innovazione politica progressista si muove altresì verso partiti di nuova formazione (senza radici ottocentesche), e quello che succede in Europa con i Verdi per esempio,  si traduce come al solito all’italiana in salsa populista, con Di Pietro che raggiunge un pesantissimo 8%, grazie soprattutto alla forza dell’ingrediente Grillo-De Magistris, opportunamente bilanciato con  un pezzo di dolce intellighenzia di sinistra: per ora ricetta creativa per palati confusi, poi chissà. La Lega purtroppo è sempre un successo, verace partito che continua a dare il polso della realtà sociale di un paese malato,  reazionario, ignorante, e violento:  del suo risultato c’è da preoccuparsi davvero.

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