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No Berlusconi Day

minibannerSabato in piazza contro Berlusconi e berluschini..contro Lui e chi vuole essere come lui, contro chi ha costruito il proprio successo sull’ignoranza, l’arroganza, la stupidità, contro chi non si ribella abbastanza, contro l’unico sistema politico al mondo dove il vice della maggioranza e quello dell’opposizione si chiamano sempre Letta, contro chi non capisce o fa finta di non capire, contro il mio vicino di casa, contro parenti e amici, contro chi ha votato la mafia perchè è l’unico governo possibile per l’Italia, contro l’Italia, se necessario anche contro me stesso, contro i miei fallimenti, contro la sinistra che non c’è più, contro la destra che c’è ancora, contro la mia generazione di laureati disperati leccapiedi, contro chi scappa all’estero e contro chi scommette sul proprio territorio, contro i vecchi partiti e i soliti crocefissi.
Contro, contro, contro, contro, contro, contro.
Almeno per una volta, per un giorno, per un attimo che vale per sempre. Contro!

(continua…)

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L’ultimo appello

Pubblico qui sotto l’appello, sottoscritto da alcune riconoscibili personalità della sinistra italiana al fine di presentare una lista unitaria alle prossime europee, tentando di spiegarne innanzitutto le ragioni politiche intrinseche, e senza lasciarmi coinvolgere in prima battuta dalla volontà di schierarmi pro o contro di esso.
Ovviamente posso solo intuire le dinamiche che hanno portato così improvvisamente alla manifestazione di una tale preoccupazione democratica (fino a poco tempo fa era impossibile pensare ad una proposta di unificazione delle forze partitiche che si chiamasse semplicemente “Per la democrazia”), dato che non mi è concesso invece di visitare dall’interno le teste dei promotori.
Però la strumentalità dell’operazione è evidente e mi permette quindi di poter ricavarne le premesse intellettuali dagli effetti concreti e visibili, cioè dalla necessaria e prossima conseguenza.
In sintesi estrema, quando questo ennesimo tentativo di unità si rivelererebbe infondato, Vendola potrobbe finalmente avere l’assist atteso per smarcare se stesso e il suo Movimento dalla lista che i suoi stanno preparando insieme a Sinistra Democratica, ai Verdi e ai Socialisti, e che non convince, come l’appello dimostra, una larga parte della sinistra alla quale vorrebbe rivolgersi (una firma come quella di Pietro Ingrao è certamente molto rappresentativa). È evidente infatti che molti nell’area che ruota intorno al governatore della Puglia preferirebbero saltare il giro delle prossime elezioni europee, per evitare una prova dalla qual potrebbero uscire, a causa dello sbarramento, se non definitivamente sconfitti, inequivocabilmente ridotti ad una appendice di Sinistra Democratica, che è la forza che avrebbe più chances di di piazzare ai primi posti, eletti o meno, i propri candidati.
Fin qui solo politicismo! direte magari voi..ma non manca nell’appello il doveroso omaggio a quella società civile che la sinistra, quella vera, dovrebbe ricostruirla, e forse la ricostruirà.

Democrazia in pericolo: appello per una lista unica della sinistra

La democrazia italiana è in pericolo. La legge sulla sicurezza voluta dalla maggioranza ha privato dei diritti fondamentali più elementari – alla salute, all’alloggio, ai ricongiungimenti familiari, alle rimesse alle famiglie dei loro guadagni – centinaia di migliaia di stranieri che vivono e lavorano in Italia. Sta per essere varato un federalismo che dividerà l’Italia tra regioni ricche e regioni povere, rompendo, di fatto, il patto costituzionale dell’uguaglianza sul quale si è retta fino ad oggi l’unità della Repubblica. Nel pieno di una crisi economica, la cui gravità non ha precedenti, il governo ha perseguito la rottura dell’unità sindacale e l’emarginazione del sindacato più rappresentativo. Strumentalizzando l’emozione per il dramma di Eluana Englaro, il Presidente del Consiglio ha aperto uno scontro istituzionale con la magistratura e con il Presidente della Repubblica; ha provocato una spaccatura del paese sui temi della laicità dello Stato, della dignità della persona e della sua autodeterminazione; ha tentato di rompere gli equilibri istituzionali, minacciando di rivolgersi direttamente al popolo per cambiare la Costituzione qualora non sia riconosciuto il suo potere illimitato e incontrollato quale incarnazione della volontà popolare. Paura, razzismo, odio per i diversi, disprezzo per i deboli, infine, sono i veleni quotidianamente iniettati nella società dalle politiche e dalla propaganda del governo quali fonti inesauribili di consenso.
Una simile emergenza costituzionale rende insensate le attuali divisioni della sinistra, le quali rischiano, in presenza dell’attuale sbarramento del 4% alle prossime elezioni, di provocarne la definitiva irrilevanza. C’è d’altro canto uno specifico fattore di crisi della democrazia che, congiuntamente alle vocazioni populiste dell’attuale maggioranza, sta determinando il collasso della democrazia rappresentativa: la crescente occupazione delle istituzioni pubbliche da parte dei partiti e la sostanziale confusione dei secondi con le prime. Ne è conseguita la trasformazione dei partiti, da luoghi di aggregazione sociale e di elaborazione dal basso di programmi e di scelte politiche, in costose oligarchie costantemente esposte alla corruzione e al malaffare. Solo l’introduzione, purtroppo inverosimile, di una rigida incompatibilità tra cariche di partito e cariche istituzionali, cioè tra rappresentati e rappresentanti, sarebbe forse in grado di restaurare la distinzione e, con essa, il rapporto di rappresentanza e di responsabilità dei secondi rispetto ai primi, e così di restituire i partiti, quali organi della società anziché dello Stato, al loro ruolo costituzionale di strumenti della partecipazione dei cittadini alla vita politica.

Le prossime elezioni del Parlamento europeo offrono tuttavia alle forze disgregate della sinistra un’occasione irripetibile per mettere in atto questo principio e, insieme, una prospettiva di superamento delle loro attuali divisioni. Non si tratta di concordare alleanze, o coalizioni o fusioni di gruppo dirigenti. Si tratta di chiedere ai partiti della sinistra di rinunciare a presentare proprie liste e, più semplicemente ma ben più efficacemente, costruire una lista unitaria della sinistra, “Per la democrazia”, dalla quale restino esclusi i dirigenti dei partiti, che pure sono invitati a promuoverla insieme al più ampio arco di forze e movimenti della società civile. Una simile lista varrebbe a dare voce e rappresentanza ad un’ampia fascia di elettori – non meno del 10% dell’elettorato – che non si riconoscono nel Partito democratico e neppure nei tanti frammenti alla sua sinistra, dalle cui rivalità interne e dalle cui competizioni e rivendicazioni identitarie risulterebbe tuttavia al riparo. E, soprattutto, essa varrebbe – in un momento come l’attuale, di pericolosa deriva populista, razzista, autoritaria e anticostituzionale del nostro sistema politico – a riaffermare, nel nostro paese, l’esistenza di una forza democratica e di sinistra, intransigente nella difesa della Costituzione e dei suoi valori di uguaglianza, di libertà e di solidarietà.

Mario Agostinelli, Alessandra Algostino, Umberto Allegretti, Gaetano Azzariti, Pasquale Beneduce, Maria Luisa Boccia, Michelangelo Bovero, Paolo Cacciari, Lorenza Carlassarre, Bruno Cartosio, Luciana Castellina, Marcello Cini, Maria Rosa Cutrufelli, Giorgio Dal Fiume, Claudio De Fiores, Donatella della Porta, Ornella De Zordo, Alfonso Di Giovine, Peppino Di Lello, Piero Di Siena, Mario Dogliani, Angelo D’Orsi, Ester Fano, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Pino Ferraris, Lia Fubini, Luciano Gallino, Francesco Garibaldo, Paul Ginzburg, Marina Graziosi, Pietro Ingrao, Cristiano Lucchi, Giulio Marcon, Alfio Mastropaolo, Tecla Mazzarese, Roberto Musacchio, Alberto Olivetti, Guido Ortona, Valentino Parlato, Valentina Pazzè, Mario Pianta, Tamar Pitch, Bianca Pomeranzi, Alessandro Portelli, Enrico Pugliese, Carla Ravaioli, Rossana Rossanda, Cesare Salvi, Francesco Scacciati, Pierluigi Sullo, Ermanno Vitale, Aldo Tortorella, Danolo Zolo, Grazia Zuffa

il link all’appello

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Assemblea Sinistra Democratica Monte Mario

 

 

Via Angelo Fava, Monte Mario

L’iniziativa di oggi vuole soprattutto essere celebrativa, perché anche qui a Montemario, come in altri territori della città e dell’Italia, nasce Sinistra Democratica, un movimento che dopo la separazione fisica e ideale consumatasi nell’ultimo congresso dei Democratici di Sinistra, deve essere il lievito che forma un’unica grande nuova soggettività della sinistra italiana, capace di rappresentare innanzitutto i lavoratori, sempre più vittime di una riorganizzazione capitalista che su scala globale produce soprattutto sfruttamento e disuguaglianza, oltre a limitazioni di fatto, e qualche volta di diritto, della libertà individuale, e guerra permanente.

I meccanismi dell’accumulazione in poche mani delle ricchezze materiali e immateriali, e la crisi della democrazia conseguente, spiegano un processo storico che  ripropone il bisogno insopprimibile di una rappresentanza politica del malessere sociale e un ancoraggio forte ai sindacati, secondo una logica niente affatto diversa da quella del secolo scorso.

Eppure, proprio dall’analisi profonda di un fallimento storico dei grandi partiti socialdemocratici, socialisti, comunisti, così evidente in tutti i paesi europei se lo si misura non solo con il metro astratto del governo ma con quello della reale redistribuzione del reddito, dell’ampliamento degli spazi di libertà sottratti al lavoro coatto, del dispiegamento di tutte le potenzialità fisiche e intellettuali dell’uomo e della donna, della crescita della socialità, del progresso civile nella multietnicità, della valorizzazione della differenza di genere, della riappropriazione del corpo e della mente contro l’invadenza della religione e della succedanea cultura di massa, insomma della rimozione degli ostacoli al perseguimento della felicità individuale, si capisce la portata di una sfida per la nuova sinistra che non può limitarsi alla critica del sistema economico ma deve sorreggersi su una concreta alternativa culturale.

C’è l’esigenza, in altre parole, di una sinistra capace di rispondere alle domande di trasformazione dello stato di cose esistente che si formano nei sotterranei delle coscienze dei singoli e emergono solo di tanto in tanto alla ribalta pubblica, senza riuscire a trovare una sponda organizzativa nella politica.

Penso alla manifestazione di oggi contro la politica della guerra di Bush e dell’attuale amministrazione americana, la quale, è bene ricordarlo, non riscuote neanche il consenso della maggioranza degli americani; sono grato a chi, nonostante la violenza e la pervasività di una pseudo-cultura del buon senso – della realpolitik che impone una visione e una risposta unica ai problemi del mondo – chiede a gran forza di pensare all’alternativa della pace e dei diritti umani universali.

Poniamo dunque la nascita della Sinistra Democratica di Montemario in continuità con la manifestazione di piazza del popolo, perché la ribellione al partito democratico non può da sola rappresentare quella spinta propulsiva che serve per il cambiamento, che colma il vuoto della politica della sinistra e della politica in generale.

Ci vuole coraggio ad affermare proposizioni che suonano diverse, dissonanti rispetto alla falsa armonia fabbricata dai media per mostrare la civiltà, il progresso, la bontà del sistema economico e politico occidentale, e delle guerre fatte in suo nome. Ci vuole anche una buona dose di incoscienza. Noi che abbiamo detto no a quella grande operazione di potere che è il partito democratico, sicuramente abbiamo entrambi. Ma ci serve anche una rigorosa lettura e analisi della realtà, per riscoprire la validità del Socialismo in una prospettiva di liberazione dell’umanità dalla malattia della estraniazione e della mercificazione del corpo e della mente: ridare così senso e funzione alla sinistra. O scegliamo questa strada, rivoluzionaria nel pensiero e nell’agire politico democratico e non-violento, o il riflusso e le solite dinamiche di conservazione prenderanno il sopravvento.

Ma oggi siamo una speranza, un sogno che spezza la ripetizione stanca dei soliti schemi della politica, un Movimento di uomini e donne che si rimettono in discussione per cambiare l’Italia, veramente.

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Assemblea Sinistra DS

 

 

Via Federico Borromeo, Primavalle

 

Care compagne e cari compagni,

l’ultimo congresso nazionale dei Ds è ormai alle porte, e il progetto del Partito Democratico è ormai in fase avanzata. Noi abbiamo scelto un’altra strada, quella nuova e quindi meno tranquillizzante della ricerca della identità della sinistra nel mondo globalizzato, nel mondo dominato dalla logica del mercato capitalista che crea disuguaglianza e guerra e poi si rifugia in un pensiero religioso delirante che offre una salvezza ultraterrena. La nostra proposta alternativa parte dal rifiuto verso chi crede di avere ragione perché finalmente si è reso conto dell’impossibilità della trasformazione del potere, della incontrastabile forza della Chiesa Cattolica, della sconfitta storica della sinistra.

Sento di dover fare un grosso sforzo per capire come è stato possibile che il Partito Comunista Italiano gradualmente si sia fatto risucchiare nel vortice antico di un sistema di potere che si autoriproduce e inghiotte qualsiasi tentativo di cambiare veramente l’esistenza umana.

La realtà di oggi è fatta dalla schiavitù della precarietà del lavoro, dall’assenza di pensiero critico nella analisi dei processi sociali, dall’incapacità di rapporto umano sano e non ideologicamente organizzato dentro la Famiglia Cattolica, dalla pazzia della guerra; dalla minaccia della crisi ambientale; dall’imperialismo americano sempre più imponente: sono tutti elementi che ci pongono di fronte a una sfida complessa che solo da sinistra si può affrontare.

Care compagne e cari compagni, in questo paese, oggi, manca una grande forza di sinistra. Dobbiamo costruirla, ritrovando la passione, il coraggio, la decisione e l’azione politica.

L’idea della sinistra però non è una figura percepibile mediante il senso fisico, non è il tavolo, le sedie, i muri che ci avvolgono e che possiamo descrivere, misurare, e anche distruggere quando non ci servono più, non è neanche un modo onesto di amministrare le strade del nostro quartiere. Non è l’allargamento di una strada per far fluire meglio il traffico. Queste cose, pure importanti, non costituiscono un’identità, non fanno politica.

La sinistra è Conoscenza, Realizzazione, Trasformazione: tre parole che indicano una realtà umana.

La conoscenza che supera la negazione dell’uomo proposta da un dio e permette un rapporto reale con l’altro; che è la straordinaria possibilità di un mondo sempre più interdipendente grazie alla tecnologia; che è la valorizzazione della Scuola e dell’Università; che è libero confronto e ricerca collettiva anziché catechismo.

La realizzazione, che è la ritrovata potenza di fare, di incidere sulla società, senza paura, non abdicando alla Chiesa sui grandi temi etici, valoriali.

La trasformazione, che è la convinzione che la realtà non è immodificabile, che è stare al governo non per esercitare il potere ma per cambiare profondamente il corso della vita di tutti.

Il PCI ha chiamato tutto il popolo a farsi classe dirigente, a decidere su se stesso, e in parte ha assolto alla sua funzione storica. È stata una forza che tendeva all’uguaglianza anche rendendo ogni suo singolo iscritto un politico, nel suo quartiere, nella sua fabbrica o altrove questi era un rappresentante della società.

Oggi c’è bisogno di una nuova forza di sinistra che ritrovi la capacità di sognare, che faccia di ognuno un artista capace di rappresentare il mondo, di immaginarlo, di valorizzare la fantasia per rapportarsi alla realtà con idee sane.

Mi metto ancora nei panni di un diessino e penso ai cosiddetti movimenti di massa critica, quelli che hanno quantomeno rivitalizzato la democrazia, in questo paese e altrove, nella misura in cui hanno riacceso il dibattito sui grandi temi dell’umanità e la speranza in un mondo diverso, quelli che ci hanno dimostrato anche la nostra insufficienza nella rappresentanza, il nostro superbo arroccamento che nascondeva in realtà la paura del confronto e della ricerca di una risposta comune, dal basso, alla prepotenza di un potere localizzato in un palazzo lontano, sempre più lontano dalla vita dei cittadini.

Ma i Ds tra poco, anche perchè non sono stati in grado di capire le criticità emerse negli ultimi anni, smetteranno di esistere e noi saremo, come si dice, in mare aperto.

Anche noi allora saremo movimento di massa critica, magari però meglio organizzata. Non imiteremo spero la formazione del partito democratico con l’idea che a sinistra di esso possa già essere messo in atto un progetto definito. Noi saremo in movimento insieme ad altri, parte di un movimento più largo, a cui dobbiamo contribuire nella ricerca della novità politica: la rinascita della sinistra in questo paese. Apriamoci dunque alla società, continuando a caratterizzarci sui nostri temi qualificanti nel contrasto con i poteri forti. Il nostro obiettivo deve essere la rappresentanza di ogni singola individualità che si riconosce nella sinistra. E se questo è vero, compagni, lo voglio dire con chiarezza, se vogliamo che in Italia ci sia una sola grande forza di sinistra, che dia unità alla rappresentanza di interessi sociali ben definiti, dobbiamo avviare un rapporto con Rifondazione Comunista forte e strutturato. Tutto ciò che sta in mezzo poi verrà quasi da se.

Rifondazione Comunista ha avviato in questo paese un’esperienza unica, di lotta e di governo, che ha prodotto anche qualche risultato importante nel condizionare le politiche economiche e sociali del Paese, ma è un partito che non ha risolto delle vecchie contraddizione. Siamo noi, con la nostra pragmaticità e la nostra capacità intellettuale e non intellettualistica, con i nostri modi di fare politica nei territori, che possiamo aiutare quel partito a maturare politicamente. Dobbiamo partire da una riflessione comune, e partecipata al massimo, sul futuro dell’Italia e del Mondo. Aiuteremo così la semplificazione e l’efficienza del sistema democratico Italiano con un centrosinistra stabile che cammina su due gambe: noi saremo nella gamba di sinistra con l’ambizione non di rappresentare il dito mignolo, ma la struttura portante che la tiene in piede.

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Ultimo Congresso DS


 

Via Avoli, Monte Mario

 

Care compagne e cari compagni,

 

in questi giorni siamo chiamati a decidere sulla vita del nostro partito. Mi sento addosso una grande responsabilità e ho paura di non essere all’altezza della situazione. Vorrei potervi dire: scusate, non fa per me, sono inadeguato e ho paura di sbagliare. Ma non posso. Prendo parte anche io, è mio dovere, ad un decisione politica di grande rilevanza nazionale e internazionale, anzi, direi di grande contenuto ideale, umano. Riesco a farmi forza, perché penso di non essere solo, che anzi tutti gli iscritti ai DS sono nella posizione di poter decidere, di dover esprimere un voto alla fine di questo dibattito. Così mi accorgo della necessità di affrontare una battaglia congressuale aperta, democratica, che esprima con chiarezza la diversità delle due prospettive politiche in campo. Una vuole costituire il “Partito Democratico”, passando di fatto dalla cancellazione dei Democratici di Sinistra,  in nome di una necessità politica mai chiarita, e in conseguenza di un vuoto mentale che è caratteristico della politica degli ultimi decenni; l’altra cerca, con passione straordinaria, di ridare senso e funzione storica alla sinistra, perché solo da sinistra si può tentare di cambiare veramente il mondo. Da una parte c’è chi si rassegna a non capire i processi sociali in corso e i conflitti prodotti dalla trasformazione dei rapporti di lavoro, dall’altra invece c’è il tentativo di rispondere alla crisi di rappresentanza che investe la sinistra,  guardando alle nuove e crescenti disuguaglianze sociali e ai movimenti di massa critica così indispensabili per la vitalità della democrazia.

Ma è tutta la società che è in disfacimento, e per un attimo, ma solo per un attimo mi viene lo sconforto se penso che i DS, loro malgrado, ne sono la dimostrazione più evidente. Su una cosa sono d’accordo quindi con i fautori del Partito Democratico: questo partito, così com’è, non ha più senso. Al di là dei numeri, non ha una sua autonomia di elaborazione: è subalterno, a tutte le forze in campo, alla sua destra e alla sua sinistra; e lo vuole goffamente nascondere spacciando per sua propria identità sociale, una faticosa e sacrificale, nonché presunta, capacità di compromesso tra le altre forze in campo, per il bene dell’Italia. Il nostro partito si comporta come una vecchia zia zitellona che in una famiglia in cui tutti litigano per affermarsi trova spazio talora come arbitro, tal’altra come ambasciatore, poi come isterica matrona. E alla fine ormai stufa che fa la vecchia zia zitellona? Si fa bella ed esce fuori di casa a conquistarsi qualcuno? No, fa il matrimonio di interesse. Cos’altro è se non questo l’unione con la Margherita? Amore? Mi sa proprio che è solo potere.  

Care compagne e cari compagni, in questo paese, oggi, manca una grande forza di sinistra. Dobbiamo costruirla, ritrovando la passione, il coraggio, la decisione e l’azione politica.

Norberto Bobbio scrisse da qualche parte che lui aveva scelto di fare lo studioso della politica per avere la libertà di finire le sue ricerche con il punto interrogativo, col dubbio: il politico invece ad un certo punto deve decidere, anche quando non sa proprio, come si suol dire, che pesci prendere. Io, nel mio passato di riformista, ho sempre pensato che in questo discorso ci fosse qualche elemento di verità, e ho sempre sbagliato. Oggi sono convinto che il dubbio è il pilastro portante del potere dei pochi sui molti. Il dubbio crea il bisogno del potere, la dipendenza da qualcuno che si suppone ne sappia più di te. Il PCI forse ne era consapevole, e di fatto finchè è esistito ha contribuito in modo decisivo a costruire quel po’ di democrazia sostanziale che c’è in questo paese, e che Bobbio forse faticava a vedere: il PCI ha coinvolto nella storia politica italiana il movimento operaio, la massa dei suoi iscritti, i sindacati dei lavoratori, insieme a intellettuali e artisti. E quello spirito democratico oggi ci consente di essere protagonisti, al di là della nostra condizione sociale, economica e culturale, di una fase politica così delicata e densa di premesse e conseguenze storiche. Oggi noi siamo, nel nostro congresso, una testa e un voto.

Penso agli ultimi miei interventi in questa sezione.  Li ho spesi per fare una battaglia contro la prospettiva del Partito Democratico e per richiamare alla mente la parola sinistra. Alcuni compagni, che si dicono di sinistra, mi hanno rimproverato aspramente perché io avrei dovuto spiegare meglio il senso di un’identità di sinistra, la concretezza dell’idea. Hanno ragione. L’idea della sinistra però non è una figura percepibile mediante il senso fisico, non è il tavolo, le sedie, i muri che ci avvolgono e che possiamo descrivere, misurare, e anche distruggere quando non ci servono più, non è neanche un modo onesto di amministrare le strade del nostro quartiere. Non è l’allargamento di una strada per far fluire meglio il traffico. Queste cose, pure importanti, non costituiscono un’identità, non fanno politica.

La sinistra è Conoscenza, Realizzazione, Trasformazione: tre parole che indicano una realtà umana.

La conoscenza che supera la negazione dell’uomo proposta da un dio e permette un rapporto reale con l’altro; che è la straordinaria possibilità di un mondo sempre più interdipendente grazie alla tecnologia; che è la valorizzazione della Scuola e dell’Università; che è libero confronto e ricerca collettiva anziché catechismo.

La realizzazione, che è la ritrovata potenza di fare, di incidere sulla società, senza paura, non abdicando alla Chiesa sui grandi temi etici, valoriali.

La trasformazione, che è la convinzione che la realtà non è immodificabile, che è stare al governo non per esercitare il potere ma per cambiare profondamente il corso della vita di tutti.

Il PCI ha chiamato tutto il popolo a farsi classe dirigente, a decidere su se stesso, e in parte ha assolto alla sua funzione storica. È stata una forza che tendeva all’uguaglianza anche rendendo ogni suo singolo iscritto un politico, nel suo quartiere, nella sua fabbrica o altrove questi era un rappresentante della società.

Oggi c’è bisogno di una nuova forza di sinistra che ritrovi la capacità di sognare, che faccia di ognuno un artista capace di rappresentare il mondo, di immaginarlo, di valorizzare la fantasia per rapportarsi alla realtà con idee sane.

Compagni, voterò la mozione Mussi, non tanto o non solo contro il Partito Democratico, ma per iniziare un cammino, una ricerca a sinistra insieme ai tanti, spero tantissimi, che vorranno.

Alla fine di questo Congresso, comunque vada, inizia una nuova storia. Guardo al futuro con molta speranza, e vi ringrazio sinceramente per ciò che abbiamo vissuto insieme fino ad oggi, per ciò che mi avete dato, per la fiducia e per i rimproveri: tutto ha contribuito a farmi crescere e maturare.

Se ci rincontreremo sulla strada dell’impegno politico, sarà perché anche voi come me non avrete più bisogno dell’analisi economica del Sole 24 ore per capire la situazione dei lavoratori, sarà perché anche voi come me non crederete più che la sinistra sia oggi un fantasma persecutorio di cui è necessario liberarsi, sarà perché anche voi, come vi sarete ribellati al triste appiattimento proposto dai compagni della mozione Fassino, sarà infine perché anche voi come me avrete ritrovato la gioia di dar retta a quella vocina interna, che può sembrare fastidiosa ma che rende intelligenti, che per alcuni è solo un grillo parlante, per altri è la sinistra.

Grazie.

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