Le relazioni politiche rappresentano la massima espressione dei rapporti sociali tra esseri umani, si muovono nello spazio e nel tempo a causa di interessi economici, pregiudizi culturali, paure più o meno giustificate, analisi confuse e previsioni razionali, guerre e alleanze, ecc. ecc. Ciò che complica maledettamente il tutto è l’impossibilità di una pausa di riflessione in assenza di attività: non esiste l’opzione “fermi tutti”.
Siamo tutti necessariamente costretti ad agire anche quando sembrerebbe contrario alla nostra volontà e ai nostri più o meno errati calcoli: dobbiamo per forza mettere in pratica una scelta.
Quando si richiama l’altro alla coerenza, un collega o un amico o un’azienda concorrente o uno stato, bisognerebbe dunque essere consapevoli dell’impossibilità di ritrovarlo nel corso del tempo nelle stesse condizioni che avevano creato nel passato una propria aspettativa futura. Detto in parole più povere, siamo tutti diversi da noi stessi e dagli altri, in ogni tempo: nello stesso tempo siamo tutti uguali.
Cosa voglio dire? Che nei rapporti sociali, come nelle relazioni politiche, la coerenza vale quanto una moneta fuori corso: roba per collezionisti di inutilità. La moneta più preziosa è invece la disciplina, cioè la capacità di fare hic et nunc quanto si è deciso di fare, ad ogni costo, arrivando fino alle estreme conseguenze. Il potere di acquisito della disciplina è incomparabilmente più grande di quello della coerenza, ma solo pochi riescono a distinguere le due monete, perché all’apparenza dei più esse sono simili.

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