La maturità, o una precoce e benvenuta vecchiaia, non riesco a vederla nel cambiamento del mio corpo, che immagino ancora giovane benché oggettivamente debba essersi logorato quel tanto che giustifichi il superamento ormai consolidato della resistenza quarantennale. La diversità che vedo è in una ricerca mentale opposta, in una prospettiva diversa, nel passato che diventa più pesante del futuro, nella inutilità di accettare compromessi. Ciò che oggi assomiglia di più ad un mio obiettivo di vita e ad una conseguente disciplinata strategia di rapporti sociali e professionali, è dunque un’alleggerimento delle posizioni (ideali e pratiche), una rinuncia alla maggioranza delle persone inutili e ai lavori forzati, una indifferenza per il consenso pubblico e addirittura una volontà quasi maniacale di piacere a non altri che a me stesso. Forse invecchiando si diventa egoisti, ma scoprendo che lungi dall’essere cattiveria è l’unica via percorribile per soddisfare anche gli altrui egoismi; e forse, maturando, la grazia la scopriamo nella accettazione invece che nell’ostinazione, nella capacità di dire “basta” invece che “ancora”, nella forza di fare silenzio e ascoltare se stessi prima di parlare, nel valore riconosciuto dei pochi invece che nell’arroganza ignorante dei molti.

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Disciplina/coerenza