Le tensioni politiche europee di questi giorni, al centro delle quali per il pubblico elettore vi è la questione dei migranti e la cronaca della nave Acquarius, piena di disperati rifiutati dal neo governo italiano e accolti dal neo governo spagnolo, dimostrano certamente non tanto l’inefficacia bensì l’inesistenza dell’Unione Europea. Su questo punto hanno insistito in molti, sia per ribadire, più o meno velatamente, la necessità e l’occasione di smantellare la grande costruzione sovrastatale cominciata nel dopoguerra, che per sottolineare l’urgenza di una riforma e di un rilancio delle politiche comuni.

Le voci che si sovrappongono e si confondono caoticamente emergono tuttavia singolarmente all’attenzione di chi ricerca supporti che reggano ad ulteriori pressioni ribassiste per la politica democratica, liberale, sociale ed europeista. Non stupisce in questo quadro che sia stato il Financial Times a lodare l’operato del socialista Sanchez contro quello della destra populista italiana e che il quotidiano finanziario della City inviti allo stesso tempo a ripartire più equamente le responsabilità dei paesi membri per non alimentare il riflusso nazionalista.

Davanti a noi c’è un quadro mutato della politica internazionale e degli schieramenti politici e c’è la necessità di una risposta europea alle politiche protezioniste di Trump che rischiano di mettere in crisi l’intero sistema commerciale globale, e di portare tutto il mondo indietro nel tempo: una prospettiva che i progressisti, europei e americani innanzitutto, devono evitare a tutti i costi.

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Trump no-global