La questione dell’immigrazione si confermerebbe essere il driver della politica europea in questa fase storica, al punto che anche in Slovenia ha vinto il partito che ha centrato la campagna elettorale contro il sistema di quote previsto per la corretta gestione degli arrivi extracomunitari nell’ambito della legalità. Ma la coalizzazione dell’elettorato intorno al tema della paura del diverso, del nemico esterno, è solo l’inganno di una cinica operazione di marketing politico che costringe a focalizzare l’attenzione pubblica sul pericolo di una povertà alimentata dal contagio dei più poveri invece che dall’incapacità del confronto e della competizione con i più ricchi.

L’immigrazione in Slovenia è un problema che quasi non esiste, questo neanche a ricordarlo: non è il punto.

Il partito vittorioso è invece antieuropeista e amico di Orbán e Putin: questo è il punto.

Il centrosinistra e la sinistra si sono presentati divisi anche nel Paese ex-jugoslavo, per perdere anche qui con più certezza: questa è la solita follia.

In estrema sintesi, la SDS, formazione di centrodestra guidata da Janez Janša, con il 25% dei voti ha battuto il Premier uscente, Miro Cerar, della formazione di centrosinistra Modern Centre Party, crollato ad un punteggio del 9% dal 34% delle elezioni del 2014 e superato anche dal partito populista guidato, pensate un po’, da un comico, Marjan Šarec (probabile alleato del partito maggiore nella futura coalizione di governo). The Left, la lista di sinistra, prende un altro 9 per cento, che non sarebbe neanche male per una formazione estremista: il problema però è che l’SD, il partito socialdemocratico, raccoglie l’altro 9%, a chiudere il ridicolo spettacolo di un fronte democratico e progressista diviso in 3 piccole parti uguali che sommate farebbero la forza vittoriosa.

Tutto il mondo è paese. Purtroppo.

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