La settimana scorsa il dollaro si è apprezzato in maniera significativa contro le altre principali valute non legate alle materie prime, in conseguenza dell’ansia legata alla situazione politica europea e all’aumento annunciato del deficit italiano e in concomitanza con il rialzo dei tassi di interesse da parte della FED. I dati macro americani restano molto positivi (pil al 4,2%) e il mercato non fatica ad apprezzare correttamente le previsioni ottimistiche già fatte, mentre attende i NFP di venerdì prossimo per confermare o smentire il trend al rialzo della divisa statunitense. Il livello importante dei 95.500 del dollar index è quello da monitorare per valutare una possibile estensione dei prezzi verso il superamento decisivo dello stesso. L’area euro, da par sua, mostra segnali di debolezza dell’inflazione e di incertezza politica (Brexit, populismo, antieuropeismo).

Il dollaro canadese è salito fortemente venerdì, dopo che il dato sul pil ha battuto le previsioni e in vista di un possibile aumento dei tassi ad ottobre: ma la situazione della divisa è ancora incerta perché lo è altrettanto il persorso di revisione del NAFTA (concluso l’accordo con il Messico, continua il braccio di ferro tra Trump e Trudeau).

Il petrolio è salito invece sulla notizia della riduzione dell’acquisto cinese di petrolio iraniano (entreranno in vigore a novembre le sanzioni statunitensi), invece l’oro ha subito il rialzo del dollaro e non riesce a soddisfare le attese degli operatori che lo vorrebbero rivedere almeno sopra ai 1210, a svolgere quel ruolo di luogo sicuro contro le tempeste autunnali.

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