Trump ha promesso che deciderà se sospendere l’accordo nucleare con l’Iran entro il 12 di maggio. Siamo quindi vicini ad un possibile momento di svolta nelle relazioni internazionali e di sicura tensione geopolitica.
L’Iran ha accresciuto, grazie alla sospensioni delle sanzioni, il proprio naturale e potenziale imperialismo in medioriente e grazie alla guerra siriana è arrivato a rappresentare una minaccia concreta e diretta per Israele e quindi per l’Occidente. Se l’accordo nucleare fosse stato inteso quindi come un deterrente all’escalation di tensione in quell’area strategica, i fatti hanno dimostrato purtroppo che è servito molto di più agli interessi bellicosi della repubblica islamica.
Nel frattempo i mercati scontano un rafforzamento prepotente del dollaro e un calo del petrolio, a minacciare la crescita delle economie emergenti (aumento del costo del debito e fuga di capitali), e a esplicitare una prevista contrazione della crescita globale: gli interessi sui titoli americani diventano quindi oggi un porto conveniente e sicuro. Ciò, lungi dall’essere motivo di rafforzamento della potenza americana nel mondo, potrebbe favorire la corrente isolazionista sempre presente nella democrazia americana e determinante nella vittoria elettorale di Trump: un mondo più insicuro e meno americano a fronte di un’America più forte dentro i propri confini.
Questo è il vero dramma contemporaneo, la crisi dell’egemonia americana nel mondo che sembra procedere di pari passo con il riflusso dell’idea di democrazia e di governo delle relazioni internazionali.

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