Il Labour Party neozelandese guidato dalla trentasettenne Jacinda Ardern torna al potere dopo 9 anni ininterrotti di centro-destra.

La Nuova Zelanda si ritrova così ad avere il leader più giovane degli ultimi 150 anni della sua storia.

Il risultato è stato ottenuto grazie ad una coalizione che ha messo insieme tutti i partitini alla sinistra del Labour , i Verdi e ha ottenuto anche il sostegno dell’ultimo minuto del partito populista New Zealand First guidato dall’eccentrico Winston Peters che, grazie ad una campagna elettorale giocata sulle proposte di limitazione dell’immigrazione e della proprietà straniera e sull’aumento dei benefits ai pensionati, ha conquistato quella manciata di seggi in Parlamento capaci di farlo giocare nel ruolo di kingmaker (The New York Times).

L’ascesa della Ardem rappresenta comunque un caso di studio  per la sinistra nel mondo. Ha preso la guida del partito solo nel luglio scorso e ha sfruttato nella campagna elettorale tutto il suo carisma, la sua giovane età e il fatto di essere donna. Si è concentrata sui problemi sociali (case popolari e diritto allo studio), sull’ambiente e sulla povertà infantile. Ha fatto breccia nell’elettorato macinando consensi crescenti giorno dopo giorno grazie alla sua spontaneità, simpatia e calore umano, e presentandosi con un programma chiaramente progressista.

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