Trump potrà anche rispondere militarmente al “presunto” attacco chimico a Douma voluto da Assad, ma cambierà l’impostazione isolazionista della sua politica estera o si limiterà ad un singolo atto di forza utile soltanto a scrivere qualche tweet di impatto comunicativo?

La questione mediorientale non si affronta con un lancio di missili, ma con una strategia di interventi coerenti volti a mantenere l’influenza occidentale in quelle zone strategiche e a contenere quella russa, o comunque a stabilizzare il più possibile uno scenario denso di potenziali scontri tra superpotenze.

Nel frattempo che il presidente americano elabori i suoi calcoli elettoralistici, la situazione umanitaria, a prescindere dall’uso o meno del gas nervino, è sempre più disastrosa, e quella del controllo territoriale del governo siriano tutt’altro che superata. Il disinteresse occidentale su tutto ciò è inaccettabile.

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