La crisi politica italiana è al centro dell’agenda geopolitica mondiale e dell’attenzione dei mercati finanziari: il nostro indice perde vistosamente e soprattutto le banche sembrano scontare la paura di un possibile default tecnico conseguente ad un’eventuale vittoria populista e antieuro alle prossime elezioni politiche anticipate (che sembrano imminenti data la difficoltà del premier incaricato Cottarelli di rimediare una maggioranza qualsiasi in Parlamento).
Ciò avviene in un contesto di allentamento delle pressioni internazionali sulle trattative commerciali USA-CINA, che proseguono, nonostante alti alti e bassi e accuse e controaccuse (Trump ha dichiarato che i cinesi meriterebbero l’aumento dei dazi dato che hanno rubato la tecnologia americana, e tuttavia ha poi precisato che i colloqui proseguono sulla buona strada): di conseguenza anche il clima sulla Corea del Nord è più sereno.
Il petrolio è in caduta libera perchè Russia e Arabia Saudita sembra stiano aumentano la produzione per calmierare i prezzi, probabilmente in funzione antiamericana più che in risposta alla crisi venezuelana e iraniana (gli Stati Uniti sono ormai tra i primi produttori mondiali di petrolio con 11 milioni di barili al giorno): l’OPEC si riunirà il 22 giugno e in quella sede si capirà se tale politica avrà una larga approvazione e una maggiore concretezza.

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