Mai come in questa fase storico-politica c’è bisogno di Europa, di un’idea comune di Europa, politica ed economica, e di un ruolo internazionale dell’Unione che compensi l’isolazionismo e l’egoismo populista di Trump e della politica estera americana: le crisi geopolitiche che ci troviamo di fronte mettono a rischio la visione culturale occidentale di un mondo aperto e democratico, e solo il superamento delle meschinità nazionaliste dei vecchi soggetti statali europei consentirebbe di ritrovare un nuovo ruolo mondiale alle politiche progressiste, che hanno perso appeal nel mondo contemporaneo soprattutto a causa dell’assenza di una funzione storica, concreta.
L’Europa ha l’occasione oggi di tornare protagonista, e di dimostrare la propria necessità e irreversibilità politica. Siamo in una fase di espansione economica, i numeri della Germania sono molto positivi e il suo governo è solido, tanto quanto quello francese a guida Macron. Paradossalmente, l’ingovernabiilità italiana rasserena ancor di più lo scenario perchè dimostra che la formazione di un governo antieuropeo è tutt’altro che scontata nonostante i risultati elettorali. La Brexit, poi, non può che smentire, ogni giorno in più, la convenienza dell’uscita dalle istituzioni europee: non è un caso che il sentiment PMI del Regno Unito sia pericolosamente vicino a 50.
Gli americani, d’altro canto, che hanno iniziato e terminato il QE prima degli europei, si preparano a vivere il ritorno ciclico di una fase di recessione, e infatti il mercato azionario comincia a scendere e quello obbligazionario a salire (è stata appena superata la soglia psicologica del 3% sui rendimenti decennali).
Il quadro insomma è di quelli che dovrebbero spingere le forse democratiche e progressiste europee ad uscire dalla subalternità culturale e politica nella quale si sono cacciate e ricominciare a lavorare su soluzioni di ampio respiro che riducano lo spazio a disposizione del populismo nei limiti di un ininfluente e antistorico localismo. Ma che si possa perdere l’ennesima occasione non stento a crederlo.

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