Ho sempre disprezzato (è la parola giusta, non c’è sadismo in essa), i commenti troppo vicini ai fatti, senza la giusta distanza spazio-temporale da essi…non avrei mai potuto fare il giornalista, per intenderci. Oggi, nel mondo di Facebook, tutti siamo costretti invece a stare sempre, come si suol dire, “sul pezzo”: mi adeguo ma non del tutto, per mantenere la giusta via di mezzo tra eremitismo della volontà e cenobitismo della ragione (la libertà è partecipazione, cantava Gaber) e anzi per rifiutarli entrambi (il no è la fondamentale identità umana).

Ora posso scrivere dunque, non già la mia opinione su un fatto che molto mi ha colpito nelle settimane scorse, cioè la manifestazione di un culto ecologista incarnato da una bambina nord europea (non è una novità la strumentalizzazione religiosa dei bambini, il Cristianesimo, per esempio, la insegna da molto tempo), ma posso invece prendere questo indubitabile fatto a pretesto per una certamente opinabile critica di sistema.

Per farla breve, come è necessario in questo contesto, esprimo da subito ciò che dovrei concludere dopo svariate ore di scrittura: ritengo l’ecologismo, come ideologia, uno dei mali del nostro tempo secolarizzato e scientista.

Amo la natura, gli animali, le piante, la terra e il vino (devo proprio avere il bisogno di scriverlo?), ma essi sono oggetti del nostro pensiero, non soggetti che prescindono da esso: cioè non esistono senza di noi…Il Mondo intero, senza di noi, non sarebbe pensabile, dunque non esisterebbe, se non appunto come credenza, come qualcosa di fine a se stesso, come Dio.

Trasformare un Mondo finito, non già eterno (che ci piaccia o no, ce lo dice appunto la scienza e non i Testimoni di Geova), in un feticcio primitivo, ci rende inutili masochisti, non più uomini ma burattini che non non hanno il problema di “essere” e di “pensare” e di “trasformare” il mondo: ci ritroviamo così comodamente seduti, o inginocchiati, davanti all’altare, deprivati delle nostre responsabilità. L’ecologismo come neo religione dimostra quindi non altro che il nostro vuoto mentale.

Ovvio che non ritengo sbagliate tutte le politiche che si possono fare per rendere il nostro Mondo materiale, il nostro corpo collettivo, più sano e più bello. Ma rendiamoci innanzitutto conto che in quanto esseri umani (e non più animali) non possiamo neanche fare a meno di utilizzare e consumare la terra nella quale viviamo, così come facciamo con il nostro corpo individuale, anche per apparentemente futili e inutili motivi, perché proprio questi ultimi ci realizzano come soggetti, e non oggetti, della natura. Attualizzando Feuerback, o forse male interpretandolo, potrei dire insomma che non è la natura a creare l’essere umano, ma è l’essere umano a renderla esistente di per sé: ogni creazione in quanto tale è prerogativa infatti dell’essere umano, ed è sempre trasformazione dell’esistente (a volte negazione, ma questo è un altro discorso). Abituiamoci ad inquinare un po’, senza esagerare, e soprattutto non smettiamo di pensare il mondo, che senza di noi non esisterebbe.

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