Il singolo bombardamento ordinato per rappresaglia da Trump, contro l’utilizzo di armi chimiche in Siria, con la partecipazione di Francia e Gran Bretagna e il consenso di Nato e Unione Europea, non cambia lo scenario politico e militare mediorientale ed anzi rischia di giustificare una volta di più l’alleanza russo-iraniana e di rafforzare il regime di Assad.
Il presidente americano ha dichiarato su twitter che “la missione è compiuta”, comunicando quindi una politica estera di semplice limitazione al controllo totale e sanguinario del governo siriano e all’influenza della Russia e dell’Iran.
Nessun cambiamento dei rapporti di forza sul campo quindi e nessuna volontà di sloggiare Assad o di ritrovarsi in uno scontro frontale con la Russia.
Ma l’evitamento del problema non è la soluzione dello stesso. Sappiamo bene che i limiti alla repressione violenta di ogni forma di ribellione e contrasto al potere non sono un problema per Putin nè tantomeno per la repubblica islamica, e anzi la volontà di potenza di questi soggetti internazionali non fa che accrescere il loro consenso interno e minacciare i valori universalistici delle democrazie occidentali.
Sarebbe necessario dunque un piano di interventi e di politica internazionale ben più articolato, fondato soprattutto sulla credibilità della forza diplomatica e militare della superpotenza americana e dei suoi alleati. Al momento non si intravede.

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