Quando esistevano i partiti, quelli novecenteschi, quelli dell'”arco costituzionale”, esisteva anche un modo di far poliica che in qualche modo li accomunava tutti, nel bene e nel male.
Io sono stato iscritto ad uno di essi, i Democratici di Sinistra (erede del PCI) per diversi anni, fino al 2007 per l’esattezza; poi ho continuato da non iscritto l’impegno politico a sinistra fino al 2010, quando l’esplosione di dinamiche personali e politiche mi “costrinsero” a rinunciare ad un tipo di attività che rappresentava gran parte della mia identità sociale.
Da militante mi stavano stretti i meccanismi vecchi dell’attività politica del mio partito, li vivevo come una repressione delle idee nuove e delle persone che le avrebbero potute incarnare, li sentivo come un peso di cui in qualche modo mi sarei dovuto liberare.
Oggi, è passata tanta acqua sotto i ponti, per me e per tutti, e non solo per l’Italia. Il Novecento è stato chiuso ovunque da un’ondata di populismo, di destra, o peggio di non-destra, e di non-sinistra, e io mi ritrovo a rimpiangere quei partiti che, nel bene e nel male, avevano costruito la democrazia e organizzato la partecipazione dei cittadini all’attività politica.
Oggi leggo che i 5 stelle hanno un “capo politico”, in luogo di un “segretario”, e leggo che costui, un ragazzino fortunato, per valutare i programmi elettorali dei possibili alleati di governo ha nominato un gruppo di sedicenti esperti capeggiati da un qualsiasi professore di Diritto, i quali dovranno fornirgli una relazione scritta entro una certa data di scadenza sulle compatibilità e incompatibilità tematiche.
Pare che sia così che di questi tempi, con questi non-partiti, si faccia politica, anzi, scusate, non-politica.

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