La netta vittoria di Salvini alle elezioni regionali abruzzesi dimostra, se non altro, e per apparente paradosso, quanto fosse, e ancora sia, ingenua e politicamente sbagliata l’intenzione di alcuni esponenti del PD (e addirittura di qualcuno che si e/legge a sinistra del PD), di allearsi con il M5S. La Lega sta assorbendo, come previsto, senza particolari resistenze, il fascismo grillino, riportandolo nei tradizionali confini della destra. Ora, sarebbe conseguentemente possibile la riorganizzazione democratica del centrosinitra, nello spazio lasciato vuoto (che non è per l’appunto lo spazio populista), ma ovviamente bisognerebbe partire dalla logica considerazione (non voglio dire ragionevole, per una mia maledetta idiosincrasia terminologica) di alcuni errori tipici di un PD alla Macron, e bisognerebbe nel contempo dall’altra parte non permettere l’affermazione di chi, per esempio, riesce ancora a fare proclami maduristi considerandosi nonostante ciò nell’alveo della democrazia italiana (che posso capire un Putin che difenda la sua sfera di influenza, e di conseguenza perfino uno Tsipras, poi però si esaurisce la mia fantasia geopolitica). Sono ottimista riguardo al futuro del centrosinistra italiano? Beh, quello che penso del congresso PD (con la “c” minuscola), l’ho già scritto, considerando sempre che a buon intenditore sono necessarie poche parole (l’intenditore nel mio caso sono sempre io, perché parlo solo a me stesso, non avendo altro pubblico), però mi permetto sempre di sperare. Mi piace troppo la parola “speranza”, assomiglia all’immaginazione ma ha come oggetto la realtà futura: potrebbe essere darsi sia grazie a lei, la speranza, che io continui a ritenermi uomo di sinistra e mi permetta addirittura di scrivere un post politico come questo.

Ho finito “Cattedrale” di Carver, una serie di brevi racconti scritti con uno stile asciutto, quasi arido, incredibilmente bello. Ho fatto una grande fatica a leggerlo tutto, come se invece di un libro fosse una traversata del deserto, affrontata con poca acqua, forse giusto un po’ per sopravvivere e per diluire il più necessario scotch…Consiglierei a voi la stessa esperienza? No. Nel caso però voleste farla, vi avverto di non affrontare il viaggio troppo pesanti di idee e di letteratura: in realtà non vi serviranno neanche gli occhi per leggere (come non servono affatto al cieco dell’ultimo racconto, che dà il titolo alla raccolta)…Nessuna possibilità di amare e immedesimarsi in uno dei personaggi, i racconti sono troppo brevi e quelli sono troppo…boh…normali? E le storie sono troppo…boh…normali?…Mi è mancato il fiato più volte leggendo quelle pagine e mi sono accorto che cercavo di distogliere troppo spesso lo sguardo da esse per paura di rimanere ingabbiato in quella realtà, descritta nella normalità della vita, nel dramma senza passione e senza speranza. Dov’è la letteratura? Dov’è la trasformazione?…Poi alla fine ho capito…il libro l’ho chiuso dopo averlo appunto finito, e ora non ho più bisogno di rivederlo, me lo ricordo benissimo, fa parte di me, è la mia storia e da essa mi sono finalmente distaccato.

Il PD doveva essere il partito più innovativo tra tutti i nuovi partiti italiani, per forma organizzativa e contenuti ideali: si è rivelato invece la brutta copia dei due partiti dominanti la Prima Repubblica, ereditando di quelli il male che era tanto e dimenticando il bene che pure c’era. La rivoluzione renziana si è rivelata una parentesi, e doveva essere ben altro. Ora l’ennesima “appassionante” fase congressuale vede fronteggiarsi nient’altro che personaggi secondari, perché in fondo la inevitabile vittoria di uno di loro non si potrà che tradurre nella gestione di una ennesima fase di transizione verso qualcos’altro, oltre il PD: oltre il passato, oltre il futuro, insomma oltrismo ad oltranza…Beh, ma che cosa volete? I politici di questi tempi non sono mica filosofi! Però purtroppo non sono neanche economisti! Cosa sono? Organizzatori sociali? Venditori, forse?…Vincerà Zingaretti (a me piacerebbe invece Giachetti, che però non sarebbe capace di vincere neanche un referendum tra i parenti). Me lo ricordo bene, Zingaretti, quando era segretario della federazione di Roma dei DS: anche io bazzicavo/militavo/lavoravo da quelle parti. Si tratta di un tipo tosto, che sa aspettare il momento giusto per candidarsi ad una vittoria certa, per contro non ama invece combattere quando non può vincere (insomma è un anti-Renzi in tutto e per tutto). Si tratta del tipo giusto per…Per cosa?…Per cosa? Vi prego ditemelo, perché non ci arrivo…Per rifare i DS? O meglio ancora il PDS? E magari anche l’Unione?…C’è poco da fare, quando la Storia non va avanti vuol dire che sta andando indietro, ferma mannaggia a lei non riesce proprio a stare.

Sono passati quasi tre anni dal referendum che ha deciso l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, la cosiddetta Brexit. In un tempo che si vorrebbe veloce, iperconnesso e tecnologicamente avanzato, la storia che ha reso il secolo scorso “breve” sembra essersi invece arenata, spiaggiata alla fine del mondo, davanti ad un mare ignoto e pericoloso che nessuno ha più il coraggio di solcare. Infiniti dibattiti, proposte e controproposte, analisi economiche e politiche, si sono rincorsi in un girotondo che non ha portato da nessuna parte: siamo allo stesso punto di partenza e ancora tutte le opzioni sono percorribili: uscita con accordo, senza accordo, non uscita, nuovo referendum. Si avvicina la data di primavera nella quale la Brexit scatterà per legge, ma non importa, si può ignorare anche quella. Quando non si muove nulla, che senso ha rispettare una legge?

E improvvisamente ci accorgiamo che i numeri calcolanti i costi economici negativi e gli inutili voti popolari, valgono poco: ogni tecnica è serva dell’uomo, che soltanto si illude di sottomettervi. Ma l’uomo filosofo dov’è? Esiste un’idea che ci costringa in mare per andare incontro al futuro che dovremmo ancora scoprire? I cosiddetti sovranisti, che altro non sono che fascisti mediocri, violentano e uccidono ogni speranza (ma non sarebbe meglio eliminarla la parola speranza, per costruire la nostra Alphaville?), ma non assicurano neanche un governo. E allora?

L’Europa è il problema, da sempre. “Chi devo chiamare se voglio parlare con l’Europa?”: questa frase non fu mai pronunciata da Kissinger, per questo è drammaticamente vera, come il famoso motto machiavelliano.

Se l’Europa esisterà nel prossimo futuro, allora la Gran Bretagna, il mondo, tutti si dovranno accordare con essa: oggi è solo un fantasma ricco, con una eredità importante che sta per essere divisa e distrutta.


I titoli dei giornali sono ogni volta gli stessi, quando si avvicinano le elezioni di midterm americane: si scrive che assomiglino ad un referendum sull’operato del Presidente, giunto ormai a metà del suo mandato. Ed è questa in effetti  la realtà voluta dai fondatori di una Repubblica democratica, che però deve essere forte e decisionista come una monarchia assoluta, all’altezza della sua missione pubblica, “divina”.  Un perfetto sistema di check and balance che funziona perché è sostenuto da un’identità di popolo, creduto e scelto da secoli da una comunità politica composta di diversità religiose, razziali e sociali. Non ci sono mai state sorprese dal dopoguerra ad oggi, tranne una volta, nel clima straordinario del post 11 settembre: le elezioni di midterm il Presidente “deve” perderle. Sarà così anche stavolta, nonostante la popolarità di Trump e la confusione ideale e pratica del partito di opposizione, il partito più “antico” del mondo.

La Camera e il Senato, ora entrambi a maggioranza repubblicana, si divideranno i compiti, per controbilanciare il potere di un Presidente iperattivo sulla scena internazionale: la Camera, che rinnova tutti i suoi membri, avrà una maggioranza democratica. Una sorpresa sconvolgerebbe senz’altro i mercati, preoccupati dall’aggressività trumpiana dimostrata con la guerra commerciale ad una Cina che non può frenare comunque la sua ascesa verso la vetta dell’economia più forte del mondo. Teoria dei giochi. Non ci sono più opzioni sul tavolo: se al prossimo G20 i Presidenti non dovessero accordarsi in qualche modo, l’estensione del protezionismo arriverebbe al punto di minacciare il commercio internazionale e quindi la stessa funzione amercana di guida liberista di un mondo aperto e espansivo.