Trump potrà anche rispondere militarmente al “presunto” attacco chimico a Douma voluto da Assad, ma cambierà l’impostazione isolazionista della sua politica estera o si limiterà ad un singolo atto di forza utile soltanto a scrivere qualche tweet di impatto comunicativo?

La questione mediorientale non si affronta con un lancio di missili, ma con una strategia di interventi coerenti volti a mantenere l’influenza occidentale in quelle zone strategiche e a contenere quella russa, o comunque a stabilizzare il più possibile uno scenario denso di potenziali scontri tra superpotenze.

Nel frattempo che il presidente americano elabori i suoi calcoli elettoralistici, la situazione umanitaria, a prescindere dall’uso o meno del gas nervino, è sempre più disastrosa, e quella del controllo territoriale del governo siriano tutt’altro che superata. Il disinteresse occidentale su tutto ciò è inaccettabile.

Sulla vicenda della rimozione del megamanifesto fatto affiggere dalla onlus Provita nell’ambito di una campagna di comunicazione contro la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza, che compe 40 anni, si è parlato di censura della libertà di espressione, in modo inappropriato.
Il Foglio, autorevole voce politica che seguo e leggo sempre con grande interesse, ha addirittura tentato il paragone con la teocrazia iraniana per etichettare chi ha sostenuto l’inopportunità della pubblicità: peccato che proprio da quelle parti si trovi l’esempio contrario del dramma dell’aborto illegale e delle conseguenze sulla salute e sulla libertà delle donne che esso provoca. leggi tutto…

Lo sviluppo della tecnologia militare è da sempre una delle principali cause di cambiamento nella storia dell’uomo, ed è insieme il riflesso dello stato di salute reale degli attori internazionali, cioè degli Stati nazionali.

Negli ultimi tre decenni sono venuti affermandosi nuovi tipi di arma, grazie soprattutto all’applicazione dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale (AI): dai veicoli aerei senza persone e bordo (Unmanned Aerial Vehicle, o UAV), siamo passati allo sviluppo dei sistemi di arma autonomi (Autonomous Weapon Systems, o AWS).

E proprio su questi ultimi è stato redatto un rapporto della SIPRI (Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma), destinato a diplomatici e membri della società civile, che fa il punto della situazione sia in termini di progresso nella ricerca sia nell’applicazione di tali sistemi. 

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Dopo aver letto alcuni dei reportage occidentali sul 19° congresso del Partito Comunista Cinese, che ha rafforzato il potere di Xi Jinping e offerto al mondo l’immagine di una Cina in crescita e pronta a giocare un ruolo di leadership globale, mi sono imbattutto invece in un sito cinese (che si legge anche in inglese ovviamente), per rendermi conto all’istante di una atroce differenza di pensiero e di comunicazione sulla qualità della selezione di una classe dirigente.

Quali sono le caratteristiche che un moderno leader politico occidentale deve avere? Non ho il tempo di elencarle con precisione, ma pensate subito a Trump per non perdervi in pensieri complicati e avrete realizzato l’istantanea di un tipico seppure estremizzato esempio di outsider populista con un curriculum da imprenditore cinico più che pragmatico, e per il quale la società è solo un mezzo attraverso il quale ci si impone sugli altri.

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Il Labour Party neozelandese guidato dalla trentasettenne Jacinda Ardern torna al potere dopo 9 anni ininterrotti di centro-destra.

La Nuova Zelanda si ritrova così ad avere il leader più giovane degli ultimi 150 anni della sua storia.

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