Trump non sembra avere alcuna intenzione di intervenire davvero in Siria per fermare le atrocità di un regime che ha ormai sconfitto la ribellione popolare grazie all’appoggio politico e militare della Russia e dell’Iran, e che usando le armi chimiche dimostra all’opposizione interna ed esterna di non sentire limiti alla propria azione criminale, di essere più forte della retorica umanitaria occidentale.

Fare finta di intervenire con un giorno di bombardamenti, anche massicci, non farebbe altro che rafforzare Assad e la Russia e coprirebbe le reali intenzioni isolazionaste dell’attuale presidenza americana, legittimando peraltro un ulteriore escalation di violenza del governo siriano.

Sarebbe necessario invece un piano, che al momento non si intravede, di interventi diplomatici e se necessario militari di contenimento dell’influenza russa sul Medioriente e di limitazione di pratiche di potere inumane: spererei perciò anche in un ruolo positivo di Francia e Gran Bretagna.

Quanti altri articoli della stampa mondiale serviranno per convincere le democrazie occidentali a fermare la follia di Assad in Siria?, Se lo domanda Libération nell’editoriale di ieri, non mancando di sottolineare anche il grave errore di Obama quando non intervenne nel 2013, in un contesto geopolitico tra l’altro più semplice di quello odierno.
Finalmente, direi, a sinistra si sente qualche voce seria: il pacifismo fine a se stesso non appartiene alla nostra cultura e non fa altro che renderci complici di drammi umani inenarrabili. Chi ha responsabilità politiche non può e non deve permettersi moralismi che non tengano conto della realtà dei fatti.

Trump potrà anche rispondere militarmente al “presunto” attacco chimico a Douma voluto da Assad, ma cambierà l’impostazione isolazionista della sua politica estera o si limiterà ad un singolo atto di forza utile soltanto a scrivere qualche tweet di impatto comunicativo?

La questione mediorientale non si affronta con un lancio di missili, ma con una strategia di interventi coerenti volti a mantenere l’influenza occidentale in quelle zone strategiche e a contenere quella russa, o comunque a stabilizzare il più possibile uno scenario denso di potenziali scontri tra superpotenze.

Nel frattempo che il presidente americano elabori i suoi calcoli elettoralistici, la situazione umanitaria, a prescindere dall’uso o meno del gas nervino, è sempre più disastrosa, e quella del controllo territoriale del governo siriano tutt’altro che superata. Il disinteresse occidentale su tutto ciò è inaccettabile.

Sulla vicenda della rimozione del megamanifesto fatto affiggere dalla onlus Provita nell’ambito di una campagna di comunicazione contro la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza, che compe 40 anni, si è parlato di censura della libertà di espressione, in modo inappropriato.
Il Foglio, autorevole voce politica che seguo e leggo sempre con grande interesse, ha addirittura tentato il paragone con la teocrazia iraniana per etichettare chi ha sostenuto l’inopportunità della pubblicità: peccato che proprio da quelle parti si trovi l’esempio contrario del dramma dell’aborto illegale e delle conseguenze sulla salute e sulla libertà delle donne che esso provoca. leggi tutto…

Lo sviluppo della tecnologia militare è da sempre una delle principali cause di cambiamento nella storia dell’uomo, ed è insieme il riflesso dello stato di salute reale degli attori internazionali, cioè degli Stati nazionali.

Negli ultimi tre decenni sono venuti affermandosi nuovi tipi di arma, grazie soprattutto all’applicazione dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale (AI): dai veicoli aerei senza persone e bordo (Unmanned Aerial Vehicle, o UAV), siamo passati allo sviluppo dei sistemi di arma autonomi (Autonomous Weapon Systems, o AWS).

E proprio su questi ultimi è stato redatto un rapporto della SIPRI (Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma), destinato a diplomatici e membri della società civile, che fa il punto della situazione sia in termini di progresso nella ricerca sia nell’applicazione di tali sistemi. 

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