Lo sviluppo della tecnologia militare è da sempre una delle principali cause di cambiamento nella storia dell’uomo, ed è insieme il riflesso dello stato di salute reale degli attori internazionali, cioè degli Stati nazionali.

Negli ultimi tre decenni sono venuti affermandosi nuovi tipi di arma, grazie soprattutto all’applicazione dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale (AI): dai veicoli aerei senza persone e bordo (Unmanned Aerial Vehicle, o UAV), siamo passati allo sviluppo dei sistemi di arma autonomi (Autonomous Weapon Systems, o AWS).

E proprio su questi ultimi è stato redatto un rapporto della SIPRI (Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma), destinato a diplomatici e membri della società civile, che fa il punto della situazione sia in termini di progresso nella ricerca sia nell’applicazione di tali sistemi. 

I sistemi d’arma esistenti di questo tipo sono per lo più difensivi e gestiti sotto la supervisione umana, destinati a colpire autonomamente l’obiettivo solo nelle situazioni in cui il tempo di reazione necessario è troppo breve per un essere umano.

Sono gli Stati Uniti a giocare il ruolo di leader in questo settore, ma anche la Cina e la Russia sono in procinto di realizzare importanti piani di modernizzazione militare e sono destinati a tenere il passo della superpotenza americana.

Restano due gli ostacoli principali allo sviluppo dell’autonomia, e sono entrambi di natura umana: il diritto internazionale limita l’utilizzo di armi che non siano controllati direttamente dall’uomo e il sistema militare è ancora molto diffidente su tali innovazioni sia per questioni di sicurezza che di etica professionale.

E poi c’è la questione economica, ovviamente la ricerca in questo campo ha costi molto elevati e le grandi imprese commerciali private che si occupano di sviluppare tecnologie autonome nel civile (ad esempio l’automobile di Google) hanno risorse finanziarie molto maggiori del pubblico e rischiano di assorbire la maggior parte delle capacità di progresso.

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