Il segnale che preoccupa maggiormente gli investitori, nel contesto geopolitico dominato dalle nuove politiche trumpiane protezionistiche e nazionalistiche, è l’appiatimento della curva dei rendimenti americani che vede i decennali non riuscire ad andare oltre la barriera del 3% e quelli a due anni crescere sensibilmente: di solito ciò avviene quando è prevista una fase recessiva dell’economia.

Per ora l’economia americana viaggia a gonfie vele e la successione della pubblicazione di dati macro non fa altro che confermare una crescita solida con una inflazione sotto controllo e un livello di disoccupazione più basso del limite fisiologico. In questo contesto la politica monetaria della FED ha gioco facile nell’innalzamento graduale dei tassi fino al raggiungimento del livello neutrale, che attualmente è calcolato intorno al 3%: non ha bisogno né di essere restrittiva né espansiva, può invece rispettare il suo mandato in un quadro previsionale confermato dai fatti.

Ma il mercato si muove con le aspettative ed è condizionato dalle paure, e benché quello azionario, grazie anche alla pubblicazione delle trimestrali, non dovrebbe nel breve periodo invertire il trend positivo, le questioni geopolitiche e macroeconomiche che Trump sta affrontando iperattivamente rendono insicuri gli investitori e condizionano il mercato obbligazionario e quello valutario.

Oggi saranno presentati i dati sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti (l’inflazione è ormai il driver fondamentale per le scelte di politica monetaria), mentre il Governatore Powell parlerà in audizione al Senato martedì e sarà importante cercare nelle sue parole indizi che illuminino la tendenza politica e la reale preoccupazione per l’escalation della guerra commerciale. Sempre martedì usciranno i dati sulla produzione industriale di giugno negli Stati Uniti, mentre mercoledì sarà il turno dei permessi per la costruzione di nuovi alloggi. Venerdì vedremo invece l’inflazione giapponese, che nonostante lo stimolo monetario ha ripreso a decrescere negli ultimi mesi ed è lontanissima dal target del 2%.

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