Anche in Messico al potere arriva l’anti-estabilishment, e spazza via in maniera decisa e impietosa la vecchia classe dirigente colpevole della solita corruzione sempre presente e oggi denunciata ovunque nel mondo perché scandalo contingente nella realtà crescente della povertà: l’equilibrio tra il potere e l’accumulazione della ricchezza dell’élite da una parte e lo sviluppo economico e sociale dall’altra si è perso a causa della crisi delle istituzioni liberali e democratiche, per apparente paradosso.

Il Messico è un paese importante dell’America centrale (membro del NAFTA che Trump vuole cancellare) con 120 milioni di persone e 60 milioni di poveri tra queste. Ha vinto le elezioni un uomo di sinistra, Andres Manuel Lopez Obrador, che già nel 2006 era andato vicino alla vittoria rimanendo sconfitto secondo lui per brogli elettorali: questa volta la dimensione del successo non ha autorizzato dubbi, è nettamente oltre il 50%, e concede al neopresidente nel gergo giornalistico la volgare nomina a “uomo solo al comando”.

Ci sarà quel cambio politico promesso in campagna elettorale e che ha spaventato i mercati finanziari? Obrador sarà associato ai populisti europei e al suo vicino omologo Trump?

Qualche indizio sembra far sperare che la campagna elettorale populista possa confluire invece in un governo riformista, in un nuovo patto tra élite e popolo: quando la sinistra nei paesi occidentali assume su se stessa il carico del consenso di massa per una prospettiva di governo si assiste infatti ad una politica tutto sommato realista e democratica, non ostile al capitalismo. L’ultimo buon esempio è quello di Tsipras, speriamo sia anche il caso del Messico: la deriva venezuelana, e in parte brasiliana, dovrebbe rappresentare il giusto monito agli estremismi.

Gl investitori hanno gli occhi puntati sul proseguimento del programma di privatizzazione dell’energia elettrica, sull’autonomia della banca centrale e sull’attuazione dei programmi sociali in armonia con il contenimento della spesa pubblica. Importante anche l’atteggiamento nei confronti del NAFTA: Obrador ha già detto che non intende lasciarlo.

 

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