Sulla vicenda della rimozione del megamanifesto fatto affiggere dalla onlus Provita nell’ambito di una campagna di comunicazione contro la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza, che compe 40 anni, si è parlato di censura della libertà di espressione, in modo inappropriato.
Il Foglio, autorevole voce politica che seguo e leggo sempre con grande interesse, ha addirittura tentato il paragone con la teocrazia iraniana per etichettare chi ha sostenuto l’inopportunità della pubblicità: peccato che proprio da quelle parti si trovi l’esempio contrario del dramma dell’aborto illegale e delle conseguenze sulla salute e sulla libertà delle donne che esso provoca.

Ribaltamento della realtà e della ragione, che sempre va a discapito anzitutto delle donne, in ogni parte del mondo.
Non si può sostenere la libertà di costringere gli altri, è una contraddizione che non è difficile vedere quando non si abbiano gli occhi accecati dall’ideologia e dalla cattiva coscienza. Non si può rivendicare il diritto a chiedere la rimozione dei diritti. Non si deve costringere una donna a portare avanti una gravidanza che, per qualsivoglia ragione, voglia o debba interrompere.
In ogni paese liberale esiste una legge che regola l’aborto, nei paesi dove invece è assente la libertà e la democrazia, guardate il caso, è quasi sempre assente anche il diritto di scelta della donna. Tutto qui.

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