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Lettera aperta a Carla Ronga, mai pubblicata

 






Cara Carla,


da un po’ di tempo il tuo-nostro giornale, che per la puntualità delle informazioni e delle argomentazioni e per la innovativa caratteristica forma di blog ha visto crescere intorno a se moti di interesse spontanei verso l’informazione politica e sociale altrove rari, ha mostrato, se posso dirlo, l’altra faccia della medaglia di una libertà informatica senza limiti, dando il via ad una battaglia vera e proprio intorno ad una questione importante ma altrove marginale. Tuttavia, anziché frenare tale deriva, hai giustamente fatto la scelta di continuare ad esprimere l’esigenza di un dibattito libero e partecipato anche se estremizzato e per giunta lontano da questioni più cocenti, più all’ordine del giorno.

Mi riferisco alla ben nota vicenda del prof. Fagioli e dei suoi seguaci.

Debbo innanzitutto far notare che anche io, non conscio degli ulteriori sviluppi, ho più volte citato nei miei articoli l’importanza di quella ricerca culturale e politica imperniata sulla teoria del famoso psichiatra, quest’ultima risalente agli inizi degli Settanta e alternativa a quella maggiormente in voga che si rifaceva invece al pensiero di Freud (alternativa che mi ha peraltro spinto a leggere e ad apprezzare quel primo libro di Fagioli, “Istinto di morte e conoscenza” che valse all’autore l’espulsione dalla Società Psicoanalitica Italiana). Ciò, nonostante io non abbia mai partecipato a quegli incontri, di cui altresì ho sentito tanto parlare, che vengono chiamati “Analisi Collettiva”, e che, se capisco bene, sono all’origine delle feroci, e spesso surreali, polemiche contro Fagioli scatenatesi per ultimo anche a proposito della proiezione del film “Signorinaeffe” e del dibattito che ne è seguito.

La scelta di inserire nel panorama dei riferimenti intellettuali della sinistra anche Fagioli (e anche per quanto mi riguarda lo splendido insieme pacifico dei movimenti no-global), è stata dettata per quanto mi riguarda da una riflessione tanto profonda quanto obbligata, dato lo stato comatoso della sinistra oggi, sulla mia stessa biografia di militante politico dei DS prima e di SD oggi e sulla conseguente constatazione di un vuoto di idee portatore di una cattiva azione politica. Non ho dunque mai avuto alcuna intenzione di prendere parte tra i due schieramenti , pro e contro Fagioli, che sono sempre allerta ( dal loro punto di vista anche giustamente allerta) sulle pagine di Aprileonline; per me è stato ed è semplicemente doveroso riferirmi alle manifestazioni esteriori della Analisi Collettiva – quali ad esempio gli incontri con Fausto Bertinotti (quello di Villa Piccolomini del 2004 e quello dell’Auditorium del 2007) e i lavori di ricerca antropologica e di proposta pratica infine attestatesi sulla rivista Left – come a preziosi contributi, tra gli altri indispensabili, della più complessa elaborazione che la sinistra è chiamata a fare per voltare realmente pagine e rispondere così alla sua terribile crisi.

Penso, in conclusione, ecco l’intento della mia lettera aperta, che sarebbe quantomeno inutile, se non un vero errore, continuare il dibattito in corso su Fagioli usando toni da curva sud e curva nord, in fondo sfuggenti alla normale comprensione dei lettori che non hanno una conoscenza diretta dei fatti raccontati. Sarebbe molto più consono e utile affrontare approfonditamente la “questione Fagioli” con un dibattito pubblico serio e non urlato tra intellettuali e scienziati che si confrontano con un altrettanto intellettuale e scienziato, Massimo Fagioli, avendo cognizione almeno della sua bibliografia. Propongo dunque che Aprileonline si faccia promotore (con o senza Left) di tale dibattito.


Con stima e affetto,


Giovanni Perrino



Roma 22 gennaio 2008


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