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Un “unico” possibile governo

tremonti.jpg_370468210Non sono stupito dalle dichiarazioni di Tremonti. Non solo perché non sono nuove dalle parti del ministero dell’economia. Soprattutto perché rappresentano, al di là del loro contenuto (non ci sarà nessuno stravolgimento delle attuali regole di mercato) l’ennesimo di una serie di fatti che determinano un profilo politico sempre più conservatore a destra come a sinistra, il quale dovrebbe trovare poi una sua completa definizione “tra” la destra e la sinistra. In Italia, c’è evidentemente un pezzo di classe dirigente, che ingenuamente definiamo “trasversale”, al lavoro per determinare non un nuovo equilibrio dopo l’uscita di scena di Berlusconi, bensì l’ennesima realizzazione del solito dogma centrista: il tentativo cioè di ricondurre il dibattito pubblico esaltato, distorto e violentato dal conflitto delle parti dentro una cornice certa che renda conoscibile un quadro incomprensibile, dentro cioè un ”unico” possibile governo.
(continua…)

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Ricominciamo

Mentre rifletto sulle ultime azioni del governo Berlusconi, tentando di comprenderne il fine e il senso, rimango inevitabilmente attratto dal problema opposto, quello appunto dell’assenza dell’opposizione. Tale scivolamento del pensiero è determinato certo dalla mia naturale tendenza di legare l’analisi all’azione – cioè, in altri termini, dalla richiesta che faccio a me stesso di non abbandonare la possibilità, sempre valida, dell’impegno contro la destra – però è soprattutto il tentativo, meno banale, di iniziare un discorso più profondo sulle ragioni di Berlusconi, cioè sulla
presunta impossibilità di radicare in questo paese la democrazia, e quindi di far vivere la poltica sul suo terreno privilegiato, quello della dialettica, dello scontro o della mediazione tra idee diverse. Il Partito Democratico ha fallito su questo terreno la sua sfida (ammesso e non concesso che fosse davvero la sua sfida), e Berlusconi non fa altro che cavalcare la l’antipolitica dominante.
Di conseguenza, ciò che oggi ci rimane nel centrosinistra è un campo di forze varie, e avariate, che hanno come minimo comun denominatore la necessità di galleggiare ancora un po’ nel mare di merda che sommerge questo paese, e la speculare assoluta incapacità di tratteggiare una prospettiva strategica per il futuro non solo proprio ma di tutti: cioè in fondo un concerto di antipolitica che suona la stessa musica di Berlusconi senza avere però la stesso grinta, gli stessi mezzi, la stessa consapevolezza.
La verità profonda è che tutti ci siamo rassegnati all’ideologia dominante del “tanto non cambia mai nulla”. E abbiamo voluto vedere a Napoli negli ultimi anni la sua dimostrazione, con tanti saluti ai Saviano di turno, lasciati soli e scappati all’estero.
L’indifferenza è la vera cifra del nostro paese. Ecco perché siamo di nuovo al fascismo!
Ribelliamoci invece a chi toglie la speranza del cambiamento. Riaccordiamoci con la politica del rifiuto e non con il rifiuto della politica, ricominciamo a dire dei no alla deprivazione della democrazia e riscopriremo anche le ragioni della sinistra.

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