Già si sapeva che le campagne elettorali, in tempi di destrorsa antipolitica, quando non è la convivenza civile l’esigenza primaria, bensì la cura del proprio orticello, del proprio inviolabile territorio, si combattono, e si vincono, sulla pelle degli imone alle persecuzioni disumane, attribuendole perfino una qualche solida giustificazione legale e/o morale – metta in scena uno spettacolino così becero e umiliante di fronte alla comunità civile internazionale spazzando via contemporaneamente dalla ribalta mediatica quella rappresentazione invece straordinaria e anti-favolistica del divorzio (cioè di un atto pubblico regolato da leggi dello Stato) tra il Presidente del Consiglio e Veronica Lario, nato dalla volontà di questa di dimostrare, follemente, proprio la natura del potere italiano migrati (e delle immigrate, e dei bambini che rifiuto di etichettare in qualsiasi modo): solo mi dispiace che questa volta un tale ordinario spiegamento di razzismo – ordinato da una cinica falsa coscienza che reinventa insistentemente e sistematicamente una ragie la malata dinamica del rapporto tra l’imperatore e il suo popolo.
Peccato, insomma, che questo cambio di programma, si possa comprenderlo in definitiva nella serie di fatti che dimostrano una forte sintonia tra Berlusconi e gli italiani, tutti complici di uno spostamento di attenzione che mette a tacere le analisi di crisi e le profezie di sventura, come i veri problemi. C’è solo un problema e solo una risposta: gli stranieri se ne devono tornare al paese loro. Anche la sinistra di Fassino e co. è d’accordo, perché questa è l’Italia, bellezza.
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