Il discorso di dimissioni di Walter Veltroni da primo, spero anche ultimo, segretario del PD, mette bene in luce non solo le caratteristiche dell’uomo ma anche quelle del partito, le sue qualità umane come figura di un progetto collettivo.
Non sono alla ricerca di un capro espiatorio, utile a consolare tutti quelli che si contrappongono, ancora inefficaci e talvolta stolti, alle vittorie di Berlusconi. Un pò di accentuato livore dovete però concedermelo, contro chi ha consegnato Roma ad Alemanno e ha concordato lo sbarramento elettorale ai danni della sinistra. E comunque è davvero difficile resistere alla tentazione di attaccare duramente quell’insolente patetico inno alle proprie colpe che Veltroni ha alzato a mo’ di scudo della propria irresolutezza e incapacità politica ; è impossibile non smascherare quell’incredibile faccia tosta che ha dichiarato di portare su di se anche responsabilità altrui (come fosse un novello Cristo in un’altra missione finita male); è umano sbeffeggiare quella indignitosa operazione di trasfigurazione dei propri – invece degni – autisti, poliziotti, collaboratori, segretarie, in discepoli onorevoli di un mastro pure incompreso e maltrattato; è doveroso rifiutare quella malsana involuzione proposta di un partito che non è più caserma di infelici militanti infervorati dalla predica di una terrena ideologia, ma che è Chiesa di ambiziosi pretuncoli disinteressati alla religione ma sparsi sul territorio in cerca di potere.
Arrogante in realtà Veltroni, che ha fatto un comizio su di se, evitando la analisi politica, degli errori, della sconfitta in Sardegna, della crisi del centrosinistra e della sinistra, e delle possibilità di futuro del paese; e che ha perfino tentato di delineare anche il ritratto di un suo possibile successore (…un’altra generazione…il territorio…ma chi è dillo…il fratello di Montalbano?).
E soprattutto inutile Veltroni, nella considerazione che non ha fatto di una oggettiva dinamica politica che rifiuta il nulla del Partito Democratico e addirittura gli preferisce le debolezze di identità sorpassate, la socialdemocrazia e il cattolicesimo democratico.
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