L’unico risultato imprevisto, o comunque non annunciato, pensando all’inizio della campagna elettorale, è quello del PDL, che alla sua prima prova dopo la fondazione del “nuovo” partito ottiene solo il 35% dei consensi: risultato determinato certamente da un brusco calo dell’apprezzamento politico nei confronti del Presidente del Consiglio. Il Partito Democratico si conferma invece come soggetto politico fallito, dato che la sua vocazione originaria “maggioritaria” non può essere contenuta nel 26% dei suoi consensi, e non può neanche consolarsi con la cattiva performance di tutti i partiti socialisti europei, che sono chiaramente un’altra storia. La sinistra socialista e comunista italiana scompare anche dal Parlamento europeo, colpa dello sbarramento certo, ma soprattutto dell’impossibilità storica di una nuova spinta propulsiva in quel senso: all’interno dello stesso quadro Sinistra e Libertà raccoglie un piccolo ma importante elettorato, che però quasi non vede e che non conosce nelle sue aspirazioni e idealità, mentre gli anticapitalisti ricontano se stessi senza particolari spasimi e sorprendimenti. L’innovazione politica progressista si muove altresì verso partiti di nuova formazione (senza radici ottocentesche), e quello che succede in Europa con i Verdi per esempio, si traduce come al solito all’italiana in salsa populista, con Di Pietro che raggiunge un pesantissimo 8%, grazie soprattutto alla forza dell’ingrediente Grillo-De Magistris, opportunamente bilanciato con un pezzo di dolce intellighenzia di sinistra: per ora ricetta creativa per palati confusi, poi chissà. La Lega purtroppo è sempre un successo, verace partito che continua a dare il polso della realtà sociale di un paese malato, reazionario, ignorante, e violento: del suo risultato c’è da preoccuparsi davvero.
Prime impressioni sul voto italiano per le elezioni europee
Sul caso Noemi-Berlusconi, io pongo una sola domanda
Come si spiega questo attacco concentrico su Berlusconi? Sembra che il “sistema” lo inizi a rifiutare, che grazie alla storia, apparentemente privata, del divorzio richiesto dalla moglie tramite lettera pubblica, si sia potuta scatenare una guerra al capo insperata fino ad un attimo prima, quando questi sembrava all’apice della sua potenza, con il terremoto a suggellarne la sua necessità vitale, la totale dipendenza del popolo dal suo favore, dalle sue capacità taumaturgiche, la sua realtà di Imperatore. L’imperatore che aspettava le elezioni europee trasformate in un plebiscito per legittimarlo, per far emergere un quadro complesso e debole di un insieme di soggetti capaci solo di un opposizione puramente estetica, da gestire utilmente per corrispondere alle richieste democratiche di una compagine internazionale ormai capace solo di chiedere il rispetto della forma,l’ipocrisia giuridica.









