La campagna elettorale europea è iniziata anche questa volta, in Italia, col frastuono e col trambusto doverosi, con la sfilata ignominiosa e grottesca delle affissioni pubblicitarie, con le trasmissioni televisive impegnate e eterodirette (mi riferisco soprattutto al rapporto tra Santoro e Di Pietro, e company), con gli originali racconti degli avventurosi e futuribili viaggi di Franceschini nelle periferie remote del paese, a bordo pensate un po’ addirittura di un treno (…ma perché dell’Ottocento rifiutano solo Marx!), con la solita inutile sconcertante divisione e moltiplicazione dei partiti della sinistra, che non ha senso se non per gli addetti ai lavori (giudizio buono e scontato perché il problema mi riguarda), con le spietate trovate di Berlusconi per rastrellare consensi popolari (ormai quell’edificante selezione di veline che mobilita ogni estate l’intero paese, sembra massimamente rappresentativa dell’idea monotona e contemporanea delle primarie), con i neofascisti della Lega (e i vetero un po’ nascosti nel PDL), con i palazzinari dell’UDC (irriducibili!), e soprattutto con l’impossibilità di notare tra le pieghe del discorso pubblico un qualche riferimento pieno (non incidentale!), degno e succulento, all’oggetto reale del contendere, cioè alla politica internazionale e allo specifico processo di integrazione continentale.
Anche questa volta, la campagna elettorale italiana per il rinnovo del Parlamento europeo sta assumendo l’aspetto della nebulosa pletora di sigle e di nomi che si accontenta di fare la sua comparsata sotto forma di piccola e scura ombra nella storia politica internazionale, con buona pace di chi pensa invece che dovrebbe rappresentare l’occasione per dar corpo agli scenari futuri, per discutere analizzare e determinare quelle trasformazioni sociali che chiamiamo “globalizzazione”, e per indicare possibili alternative, nella distribuzione delle risorse (e delle ricchezze), nella diffusione della democrazia e dei diritti umani, nel rifiuto della guerra.
Anche questa volta, insomma, a chi desidera parlare di Politica, si chiede di aspettare la prossima volta…Ci vuole calma e sangue freddo, si sa che stiamo in emergenza!









