Inutile far finta di niente, fermarsi con gli occhi chiusi di fronte alla realtà minacciosa, o peggio proseguire ciecamente aspettando che sia la caduta inevitabile a risolvere di fatto i dubbi della mente. Di Pietro è la vera novità politica della Seconda Repubblica, oltre a Berlusconi si intende, di cui ovviamente è causa ed effetto. I due si tengono l’un l’altro, sono la realtà del nuovo bipolarismo italiano, che, detto per inciso, è zoppo come quello vecchio: un polo governa (quello di destra), l’altro si trascina dietro.
Di Pietro e la sinistra
Pensieri Sinistri (ovvero sull’accordo PD-PDL sullo sbarramento elettorale)
L’accordo sulla legge elettorale che si sta delineando tra il PD e il PDL, o più correttamente tra Veltroni e Berlusconi (in effetti dentro i rispettivi partiti ci sono ben diverse opinioni, corrispondenti a interessi in contrasto con quelli dei leader) ha tra le possibili conseguenze quella di sbarrare la strada verso la formazione di una nuova lista di sinistra alle elezioni europee, che peraltro sembrava quasi pronta dopo l’uscita della corrente vendoliana da Rifondazione. Questo sembrerebbe un problema, ma in effetti potrebbe anche non esserlo, almeno per chi dentro le dinamiche di incontro-scontro tra i soggetti promotori del processo costituente (SD e Rifondazione per La Sinistra in testa) spera di non dover mettere l’urgenza di affrontare subito la prova del voto, che determinerebbe non tanto una ulteriore sconfitta della Sinistra (incerta dopo il tracollo di consensi del PD e le recenti difficoltà di credibilità dell’Italia dei Valori), ma soprattutto, nel bene o nel male, la definizione di un profilo politico chiaro in mancanza di una ricerca, o strategia, di più lungo periodo forse più appropriata alle esigenze proposte.
Che l’accordo tra Veltroni e Berlusconi non includa anche Bertinotti?









