1 0 Tag Archives: Massimo D’Alema
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Congresso PD?

4a4209643c9c5_zoomIl dibattito congressuale del PD tiene banco nella politica italiana. Così sarà per i prossimi mesi, fino alla sua conclusione. E una efficace gestione dell’opinione pubblica ci imporrà sempre di più una interpretazione di esso come esaustivo, soddisfacente delle esigenze di rappresentanza, e addirittura di cambiamento, dell’intero centrosinistra.

Ma le novità veramente riscontrate sono poche, così minime che non varrebbe neanche la pena notarle, e le speranze di un rilancio del centrosinistra non possono dipendere certo dall’esito dell’eterno scontro tra D’Alema e Veltroni.

I due leader infatti, interpretando per l’ennesima volta quel maledetto e banale copione che li vorrebbe sì portatori di due diverse linee politiche ma costretti alleati contro un nemico comune più forte – che in definitiva li indurrebbe poi ad abbandonare strategie tendenzialmente divergenti in mancanza di uno spazio politico sufficiente all’affermazione dell’una o dell’altra – non fanno altro che perpetuare la logica di una crisi politica di cui sono parte, e la colpevole ignoranza di una prospettiva diversa dall’egemonia della destra.

(continua…)

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Bertinotti e D’Alema

L’occasione era la presentazione del libro di Fausto Giordano, “Nessun Dio ci salverà”, ma l’incontro di ieri tra Bertinotti e D’Alema, aveva il sapore forte di una improrogabile discussione politica, sulla sinistra italiana, sulla sua sconfitta, sulle divisioni passate e i possibili accordi presenti, e insomma sulla necessità di rimettere in agenda un programma comune per battere la destra, in Italia, in Europa.
Il resoconto particolareggiato non spetta a me farlo: non sono, per mia fortuna, un giornalista (dunque leggete i giornali!).
E non voglio neanche prendere partito, ancora rimarcare i passati torti e le invariabili ragioni della sinistra cosiddetta riformista e di quella cosiddetta radicale, per ridefinirmi magari in base alle solite e inutili categorie passate, o per consolarmi nell’indifferenza alla attuale realtà politica italiana, dominata invece dalla destra.
Mi interessa invece riprendere il filo di un discorso troncato con la sconfitta elettorale: quello della innovazione culturale (preferirei il termine trasformazione, ma forse è troppo ambizioso) nella idea della sinistra, cioè di un progetto politico alternativo a quello che ha condotto alla restaurazione capitalistica degli ultimi decenni, e capace di esercitare su esso una forza uguale e contraria; quindi di ricominciare a parlare nuovamente al paese intero, e non solo a pochi eletti (evito per grazia di scrivere “blocco sociale”); quindi di perseguire una ostinata ricerca di una nuova radicalità, non più comunista, e tuttavia capace di tessere una nuova egemonia, altrettanto immaginifica e altrettanto concreta. Mi interessa cioè l’uscita da un ripetitivo meccanismo ideologico, non solo antipolitico ma anticulturale, che, se non contrastato, porterebbe a ricostruire una sinistra, un centro-sinistra, o comunque un’opposizione alla destra, già vecchia.
Non si tratta di discutere le alleanze, le forme dei partiti, i loro dirigenti; ma di scegliere di giocare la partita sul terreno più difficile, quello delle idee e delle strategie di lungo periodo. Su questo terreno sono scesi ieri Bertinotti e D’Alema, meritoriamente. Ma non sarebbe saggio limitarsi e affidarsi a loro per ricostruire la sinistra europea. Bisogna guardarvi oltre, facendo tesoro delle loro cultura, delle loro esperienze, e delle loro sconfitte.

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Eluana, D’Alema, e la Sinistra

Spesso, chi, negli ultimi anni, ha percorso la strada dissestata della poltica di sinistra, indirizzata verso il fallimento, si ritrova oggi non solo in una deprimente situazione di privazione della rappresentanza degli interessi e dei diritti, ma anche incerto delle  sue più radicate idee.
Il caso Englaro (ci torno sopra perché esso rappresenta senza dubbio uno snodo fondamentale della nostra  storia civile) ha dimostrato infatti che sotto la fragilità dello Stato Italiano, vittima della prepotenza ideologica della Chiesa, vi è una più profonda incapacità della cittadinanza democratica di proporre un pensiero compiuto, convinto, e alternativo a quello religioso, che pure nell’occasione si è espresso in tutta la sua violenza, costringendo un corpo di donna a invisibili umiliazioni, e in tutta la sua inciviltà, disprezzando le leggi costituzionali e le istituzioni da queste derivate.
Insomma, dietro questa tragica storia, individuale, abbiamo dovuto notare una più immane tragedia, collettiva: la mancanza di un argine, non dico ateista, ma illuminista sì, a difesa della libertà individuale, della responsabilità personale dei cittadini, e di tutti quei principi e quelle pratiche che ci hanno spinto fuori dal Medioevo: in altre parole la mancanza di un’argine culturale.
Perché sono state troppo poche le voci fuori dal coro dei “dubbi” dei Democratici, i quali accarezzando una timida e astratta libertà di coscienza – stupida, in realtà, perché non sostenuta da nessuna idea forte e conoscenza scientifica – hanno come al solito avallato, perché poco contrastato,  una cinica operazione della destra contro la solida concretezza della Costituzione repubblicana. Una sola si è distinta, per chiarezza e autorevolezza, quella di Massimo D’Alema.
Certo che, per la sinistra, affidarsi al baffo principesco, al fine di una propria resurrezione, è un po’ triste e anche forse un po’ rischioso. Ma a questo punto è evitabile?

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