1 0 Tag Archives: partito democratico
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Un “unico” possibile governo

tremonti.jpg_370468210Non sono stupito dalle dichiarazioni di Tremonti. Non solo perché non sono nuove dalle parti del ministero dell’economia. Soprattutto perché rappresentano, al di là del loro contenuto (non ci sarà nessuno stravolgimento delle attuali regole di mercato) l’ennesimo di una serie di fatti che determinano un profilo politico sempre più conservatore a destra come a sinistra, il quale dovrebbe trovare poi una sua completa definizione “tra” la destra e la sinistra. In Italia, c’è evidentemente un pezzo di classe dirigente, che ingenuamente definiamo “trasversale”, al lavoro per determinare non un nuovo equilibrio dopo l’uscita di scena di Berlusconi, bensì l’ennesima realizzazione del solito dogma centrista: il tentativo cioè di ricondurre il dibattito pubblico esaltato, distorto e violentato dal conflitto delle parti dentro una cornice certa che renda conoscibile un quadro incomprensibile, dentro cioè un ”unico” possibile governo.
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Italia Futura

berlusconi-morteAlla ripresa politica, dopo le vacanze e alla vigilia di un autunno caldo, le manovre di potere sembrano voler intercettare il malumore crescente nel paese, proprio mentre sta per uscire dal cono d’ombra di una crisi economica sempre meno mediatica e sempre più concreta.

La maggioranza tenta, in buona sostanza, di ritrovare l’equilibrio perso, eppure ancorando il governo ad una realtà in confuso movimento – che sembra voler scappare altrove, disposta anche a sperimentare complesse, oscure e estemporanee sperimentazioni istituzionali e partitiche – non fa che aumentare i pericoli di una propria caduta. Comunque, ad ogni costo, Berlusconi non è disposto a lasciarsi soffiare il bastone del comando, e perciò fa in modo di tenerlo saldamente in mano pronto a colpire i suoi più prossimi amici-nemici.

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Il solito errore

napolitano-berlusconi-300x224Come spesso accaduto nella storia repubblicana, il Presidente della Repubblica gioca un ruolo fondamentale nella politica italiana, quello  che la Costituzione in buona sostanza gli assegna, il salvatore della patria.

Napolitano è così riuscito nell’operazione di “governare” un paese in serie difficoltà, destabilizzato non solo dal fatto che la personalità malata del suo Presidente del Consiglio si è rivelata a tutto il mondo, ma anche da una più profonda incapacità strutturale di affrontare le difficoltà economiche e politiche del presente, di trovare un accordo con le possibilità realistiche di un futuro diverso, insomma di preparare quella forte risposta politica richiesta da tutto un sistema occidentale in declino.

Non è un caso quindi, se all’indomani del “successo” (tra molte virgolette!) del G8, sui giornali si sia ricominciato a parlare di riforme, anzi che sia stato lo stesso segretario del PD a rilanciare il tema dell’innalzamento (volontario?) dell’età pensionabile.

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Congresso PD?

4a4209643c9c5_zoomIl dibattito congressuale del PD tiene banco nella politica italiana. Così sarà per i prossimi mesi, fino alla sua conclusione. E una efficace gestione dell’opinione pubblica ci imporrà sempre di più una interpretazione di esso come esaustivo, soddisfacente delle esigenze di rappresentanza, e addirittura di cambiamento, dell’intero centrosinistra.

Ma le novità veramente riscontrate sono poche, così minime che non varrebbe neanche la pena notarle, e le speranze di un rilancio del centrosinistra non possono dipendere certo dall’esito dell’eterno scontro tra D’Alema e Veltroni.

I due leader infatti, interpretando per l’ennesima volta quel maledetto e banale copione che li vorrebbe sì portatori di due diverse linee politiche ma costretti alleati contro un nemico comune più forte – che in definitiva li indurrebbe poi ad abbandonare strategie tendenzialmente divergenti in mancanza di uno spazio politico sufficiente all’affermazione dell’una o dell’altra – non fanno altro che perpetuare la logica di una crisi politica di cui sono parte, e la colpevole ignoranza di una prospettiva diversa dall’egemonia della destra.

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La negazione della negazione (ovvero sulla campagna elettorale)

buconeroDevo analizzare la campagna elettorale, Per me è un dovere. Non so chi me lo impone, ma non mi posso sottrarre.

Ora, a dirla tutta, non è che mi vada tanto.

Da quando esistono i sondaggi, l’impresa sembrerebbe anche superflua, e per realizzarla basterebbe semplicemente saper fare un po’ di conti: comunque niente di intellettualmente impegnativo, e soprattutto di disorientante.

Ma il vero motivo della mia ritrosia non è questo.

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Il manifesto del PD che vuole il “sostegno alla povertà”

safe_imagephpDa qualche giorno gira sui muri delle città questo manifesto eloquente. Il Partito democratico vuole il sostegno alla povertà!
Davvero questo può essere il tragico fine di una politica della sinistra? Sostenere la povertà? Non invece combatterla e espellerla dalla storia?
Non vi affrettate a correggermi, a spiegarmi che in fondo si tratta sicuramente di un semplice, forse stupido, errore di comunicazione! Io non ci credo agli errori! Per me tutto ha un senso, spesso una spiegazione profonda.
Questo “errore”, ad esempio, è più che rivelatorio della natura mostruosa del PD, un’unione  tra comunismo e cristianesimo che non poteva che risolversi nel francescano amore per la povertà…Forse sarebbe quindi meglio definirlo un “orrore”.

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Sì al reddito minimo di cittadinanza!

Il “reddito minimo di cittadinanza” da ieri è legge nella Regione Lazio, mentre a livello nazionale il PD di Franceschini propone la misura simile di un “assegno di disoccupazione” per fronteggiare la crisi economica e l’ondata di disoccupazione conseguente.
Siamo di fronte a due buone notizie: la prima si concretizzerà in un assegno di 530 euro ai laziali disoccupati, inoccupati e precari con redditi inferiori ai 7.000 euro; la seconda, oltre ad aver concesso all’opposizione parlamentare di aprire per la prima volta un fronte offensivo contro il governo, potrebbe indurre questo ad intervenire concretamente nella tutela sociale dei cittadini più esposti alla povertà imminente (ammettendo, tra l’altro, implicitamente, il fallimento dell’operazione mediatica infame della social card).
Perché diventino però due “indiscutibili” buone notizie c’è bisogno dell’iniziativa delle forze della sinistra, in due direzioni. La prima nel sostegno di una idea di cittadinanza che richiede una condivisione delle risorse sempre e comunque, e non solo quando c’è una crisi economica destabilizzante; la seconda nella conseguente critica della natura emergenziale e non strutturale dei provvedimenti anticrisi proposti dal PD e dal PDL. C’è bisogno cioè che prevalga la cultura dell’uguaglianza dei cittadini su quella opposta della carità interessata dei più ricchi nei confronti dei più poveri.
Come si vede, insomma, la sinistra non ha più il compito antistorico di inventare proposte alternative in un panorama politico che suo malgrado va da tutt’altra parte. Ormai, invece, il segno dell’Occidente capitalista è dato dagli Stati Uniti che nazionalizzano le banche! Lo sforzo allora che bisogna fare oggi per differenziarsi dalla destra è precipuamente culturale, e include l’elaborazione di un nuovo modello di sviluppo, proprio perchè il vecchio che si sta disfacendo ha fallito la realizzazione del benessere promesso a tutti.

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Eluana, D’Alema, e la Sinistra

Spesso, chi, negli ultimi anni, ha percorso la strada dissestata della poltica di sinistra, indirizzata verso il fallimento, si ritrova oggi non solo in una deprimente situazione di privazione della rappresentanza degli interessi e dei diritti, ma anche incerto delle  sue più radicate idee.
Il caso Englaro (ci torno sopra perché esso rappresenta senza dubbio uno snodo fondamentale della nostra  storia civile) ha dimostrato infatti che sotto la fragilità dello Stato Italiano, vittima della prepotenza ideologica della Chiesa, vi è una più profonda incapacità della cittadinanza democratica di proporre un pensiero compiuto, convinto, e alternativo a quello religioso, che pure nell’occasione si è espresso in tutta la sua violenza, costringendo un corpo di donna a invisibili umiliazioni, e in tutta la sua inciviltà, disprezzando le leggi costituzionali e le istituzioni da queste derivate.
Insomma, dietro questa tragica storia, individuale, abbiamo dovuto notare una più immane tragedia, collettiva: la mancanza di un argine, non dico ateista, ma illuminista sì, a difesa della libertà individuale, della responsabilità personale dei cittadini, e di tutti quei principi e quelle pratiche che ci hanno spinto fuori dal Medioevo: in altre parole la mancanza di un’argine culturale.
Perché sono state troppo poche le voci fuori dal coro dei “dubbi” dei Democratici, i quali accarezzando una timida e astratta libertà di coscienza – stupida, in realtà, perché non sostenuta da nessuna idea forte e conoscenza scientifica – hanno come al solito avallato, perché poco contrastato,  una cinica operazione della destra contro la solida concretezza della Costituzione repubblicana. Una sola si è distinta, per chiarezza e autorevolezza, quella di Massimo D’Alema.
Certo che, per la sinistra, affidarsi al baffo principesco, al fine di una propria resurrezione, è un po’ triste e anche forse un po’ rischioso. Ma a questo punto è evitabile?

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L’Unità come Berlusconi

Ho scritto il post precedente per denunciare, allo stesso modo di tanti altri in questi giorni, l’arroganza e il cinismo del Presidente del Consiglio Berlusconi, il quale ha utilizzato strumentalmente il caso Englaro per i suoi fini politici antidemocratici. Non mi sarei mai aspettato di dover usare, a distanza di qualche giorno, gli stessi toni scandalizzati, stavolta però nei confronti dell’Unità, il quotidiano del Partito Democratico.

Proprio quando sembrava riunita, senza forzature, l’opposizione laica, al fine di difendere alcuni principi fondamentali di uno Stato democratico, l’Unità se ne esce infatti con una prima pagina (che vedete qui sotto),  indegna di una giusta e corretta informazione.

L’unità dedica alla manifestazione di domani (18 febbraio) organizzata dal Partito di Veltroni, il titolone “IN PIAZZA”,  e intorno ad esso lascia campeggiare i nomi di importanti intellettuali e dirigenti della sinistra, come se fossero tante adesioni alla stessa.

In realtà si mischiano ad arte due cose diverse, la sottoscrizione dell’appello di solidarietà verso il Presidente della Repubblica, lanciato da Furio Colombo, Umberto Eco, Pietro Ingrao e altri esponenti di un universo critico impossibile da ridurre alla militanza piddina (tra gli altri Margherita Hack, Luciano Canfora, Gino Strada, Moni Ovadia), con l’adunata democratica, che per giunta non è affatto centrata contro il disegno di legge infame, ma è il frutto del solito compromesso al ribasso tra l’anima cattolica e quella ex diessina dei Democratici.

Un vero e proprio inganno che denuncia ancora una volta la volontà di annullamento della sinistra, e che fa il paio come al solito con l’arretramento della democrazia caldeggiato da Berlusconi.

Complimenti Concita!

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Pensieri Sinistri (ovvero sull’accordo PD-PDL sullo sbarramento elettorale)

L’accordo sulla legge elettorale che si sta delineando tra il PD e il PDL, o più correttamente tra Veltroni e Berlusconi (in effetti dentro i rispettivi partiti ci sono ben diverse opinioni, corrispondenti a interessi in contrasto con quelli dei leader) ha tra le possibili conseguenze quella di sbarrare la strada verso la formazione di una nuova lista di sinistra alle elezioni europee, che peraltro sembrava quasi pronta dopo l’uscita della corrente vendoliana da Rifondazione. Questo sembrerebbe un problema, ma in effetti potrebbe anche non esserlo, almeno per chi dentro le dinamiche di incontro-scontro tra i soggetti promotori del processo costituente (SD e Rifondazione per La Sinistra in testa) spera di non dover mettere l’urgenza di affrontare subito la prova del voto, che determinerebbe non tanto una ulteriore sconfitta della Sinistra (incerta dopo il tracollo di consensi del PD e le recenti difficoltà di credibilità dell’Italia dei Valori), ma soprattutto, nel bene o nel male, la definizione di un profilo politico chiaro in mancanza di una ricerca, o strategia, di più lungo periodo forse più appropriata alle esigenze proposte.
Che l’accordo tra Veltroni e Berlusconi non includa anche Bertinotti?

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