È un fatto evidente, che la Prima Repubblica abbia trovato il suo superamento nella crisi dei partiti fondatori, nell’esaurimento di una spinta propulsiva democratica mossa dall’antifascismo e perciò più forte di quelle diverse appartenenze ideologiche costituenti il passato necessario pluralismo politico.
È indiscutibile l’individuazione di un punto di frattura da cui nasce la Seconda Repubblica, con l’introduzione del sistema elettorale maggioritario.
Però è complessa l’analisi delle rispettive ragioni storiche.
Ed è invece è del tutto priva di fondamento l’ipotesi che un ritorno di partiti organizzati ideologicamente freni, sic et simpliciter, la deriva italiana.
Certo invece è che il collante principesco, messo in atto con successo naturale da parte della destra, e tentato ma fallito da parte della sinistra (non potendo per nessuna ragione considerare Di Pietro parte di questo campo), determina un ripensamento delle forme di rapporto e di riconoscimento reciproco tra eletti e elettori che costituiscono la normale vitalità democratica.
In questo quadro mi chiedo il senso politico delle spinte centrifughe che agitano il costretto bipolarismo italiano; cioè, per intenderci, cerco di capire le mosse dei Pisanu da una parte e dei D’Alema dall’altra, sperando magari che anche dalle mie parti , in quella sinistra non rappresentata nelle istituzioni, si ritrovi il gusto della prospettiva e la conseguente capacità di ricollocarsi nel panorama politico…o, che è egualmente saggio, che si preveda e si proponga un vero big bang.
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