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Il PD, Vendola e la Bonino

dalemaLa vera partita del centrosinistra nel gioco delle candidature per le elezioni regionali si svolge nel Lazio, non in Puglia.

Certo, Vendola ha mostrato orgoglio e capacità di resistenza notevoli, e ha scombinato per un po’ i piani del PD (cioè di Massimo D’Alema), determinando uno spostamento di attenzione nazionale nei suoi confronti grazie alla nuova messa in scena  di quello spettacolo di Davide contro Golia che già gli era valso la vittoria alle primarie nel 2005. L’opinione pubblica si sa, quando può e gli si presenta l’occasione, tende sempre “istintivamente” a prendere le parti del più debole, dello sventurato solitario sul quale si è abbattuta la scure di un potere che ha dalla sua parte la forza: però lo fa per mera compensazione, ovvero per compassione, cioè non si muove mai per cambiare la storia,  si limita invece ad osservarne il suo naturale corso;  alla fine dei giochi si assoggetta sempre al vincitore.

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Dacci oggi il nostro pane quotidiano

CrocefissoScuolaR375_130809Che paese maledetto!

Anche i complotti, come i colpi di stato, e le rivoluzioni come i programmi di governo, durano al massimo qualche settimana, non riescono neanche a rappresentarsi come dovrebbero, manifestazioni di pensieri lunghi e articolati, visioni prospettiche della realtà, politiche capaci di innescare il cambiamento, interessi in movimento: tutto si perde nella cronaca quotidiana, nei titoli dei telegiornali, nelle prime pagine dei giornali, nelle parole che non sono fatte per essere lette o ascoltate ma per diventare simboli del quotidiano – che si possono vendere e comprare, tenere davanti agli occhi che fanno finta di chiedere, alle teste che non vogliono veramente pensare – per determinare un minimo comune denominatore anticulturale e la conseguente rassicurante convinzione di un destino omnicomprensivo, e di una uguaglianza fondata sulla certezza dell’ignoranza diffusa.
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La sinistra…che verrà

summer6In tempo utile, prima che il dibattito a sinistra si raggomitoli attorno al congresso del PD per paura di dipanarsi in un futuro oscuro, sarebbe necessario che i suoi dirigenti (chiunque essi siano) tentassero di proporre, se non una sistemazione complessiva e sistematica di esso, almeno una chiara proposta di organizzazione temporanea e autonoma delle aspettative espresse o meno dagli irriducibili elettori della parte politica più martoriata dalla contemporaneità italiana.

Ciò aiuterebbe certo a ricostruire un centrosinistra su basi più solide, giacché il problema di quest’ultimo non risiede tanto nella inevitabile estrema eterogeneità di ogni possibile coalizione che volesse sfidare ad ogni livello elettorale la destra, ma soprattutto nella debolezza strutturale delle sue potenziali componenti, e nella conseguente mancanza di una leadership valida, capace di rappresentarle e di tenerle insieme tutte dentro un valido progetto progressista di trasformazione del paese.

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Sì al reddito minimo di cittadinanza!

Il “reddito minimo di cittadinanza” da ieri è legge nella Regione Lazio, mentre a livello nazionale il PD di Franceschini propone la misura simile di un “assegno di disoccupazione” per fronteggiare la crisi economica e l’ondata di disoccupazione conseguente.
Siamo di fronte a due buone notizie: la prima si concretizzerà in un assegno di 530 euro ai laziali disoccupati, inoccupati e precari con redditi inferiori ai 7.000 euro; la seconda, oltre ad aver concesso all’opposizione parlamentare di aprire per la prima volta un fronte offensivo contro il governo, potrebbe indurre questo ad intervenire concretamente nella tutela sociale dei cittadini più esposti alla povertà imminente (ammettendo, tra l’altro, implicitamente, il fallimento dell’operazione mediatica infame della social card).
Perché diventino però due “indiscutibili” buone notizie c’è bisogno dell’iniziativa delle forze della sinistra, in due direzioni. La prima nel sostegno di una idea di cittadinanza che richiede una condivisione delle risorse sempre e comunque, e non solo quando c’è una crisi economica destabilizzante; la seconda nella conseguente critica della natura emergenziale e non strutturale dei provvedimenti anticrisi proposti dal PD e dal PDL. C’è bisogno cioè che prevalga la cultura dell’uguaglianza dei cittadini su quella opposta della carità interessata dei più ricchi nei confronti dei più poveri.
Come si vede, insomma, la sinistra non ha più il compito antistorico di inventare proposte alternative in un panorama politico che suo malgrado va da tutt’altra parte. Ormai, invece, il segno dell’Occidente capitalista è dato dagli Stati Uniti che nazionalizzano le banche! Lo sforzo allora che bisogna fare oggi per differenziarsi dalla destra è precipuamente culturale, e include l’elaborazione di un nuovo modello di sviluppo, proprio perchè il vecchio che si sta disfacendo ha fallito la realizzazione del benessere promesso a tutti.

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Le dimissioni di Veltroni

Il discorso di dimissioni di Walter Veltroni da primo, spero anche ultimo, segretario del PD, mette bene in luce non solo le caratteristiche dell’uomo ma anche quelle del partito, le sue qualità umane come figura di un progetto collettivo.
Non sono alla ricerca di un capro espiatorio, utile a consolare tutti quelli che si contrappongono, ancora inefficaci e talvolta stolti, alle vittorie di Berlusconi. Un pò di accentuato livore dovete però concedermelo, contro chi ha consegnato Roma ad Alemanno e ha concordato lo sbarramento elettorale ai danni della sinistra. E comunque è davvero difficile resistere alla tentazione di attaccare duramente quell’insolente patetico inno alle proprie colpe che Veltroni ha alzato a mo’ di scudo della propria irresolutezza e incapacità politica ; è impossibile non smascherare quell’incredibile faccia tosta che ha dichiarato di portare su di se anche responsabilità altrui (come fosse un novello Cristo in un’altra missione finita male); è umano sbeffeggiare quella indignitosa operazione di trasfigurazione dei propri  – invece degni – autisti, poliziotti, collaboratori, segretarie, in discepoli onorevoli di un mastro pure incompreso e maltrattato; è doveroso rifiutare quella malsana involuzione proposta di un partito che non è più caserma di infelici militanti infervorati dalla predica di una terrena ideologia, ma che è Chiesa di ambiziosi pretuncoli disinteressati alla religione ma sparsi sul territorio in cerca di potere.
Arrogante in realtà Veltroni, che ha fatto un comizio su di se, evitando la analisi politica, degli errori, della sconfitta in Sardegna, della crisi del centrosinistra e della sinistra, e delle possibilità di futuro del paese; e che ha perfino tentato di delineare anche il ritratto di un suo possibile successore (…un’altra generazione…il territorio…ma chi è dillo…il fratello di Montalbano?).
E soprattutto inutile Veltroni, nella considerazione che non ha fatto di una oggettiva dinamica politica che rifiuta il nulla del Partito Democratico e addirittura gli preferisce le debolezze di identità sorpassate, la socialdemocrazia e il cattolicesimo democratico.

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Pensieri Sinistri (ovvero sull’accordo PD-PDL sullo sbarramento elettorale)

L’accordo sulla legge elettorale che si sta delineando tra il PD e il PDL, o più correttamente tra Veltroni e Berlusconi (in effetti dentro i rispettivi partiti ci sono ben diverse opinioni, corrispondenti a interessi in contrasto con quelli dei leader) ha tra le possibili conseguenze quella di sbarrare la strada verso la formazione di una nuova lista di sinistra alle elezioni europee, che peraltro sembrava quasi pronta dopo l’uscita della corrente vendoliana da Rifondazione. Questo sembrerebbe un problema, ma in effetti potrebbe anche non esserlo, almeno per chi dentro le dinamiche di incontro-scontro tra i soggetti promotori del processo costituente (SD e Rifondazione per La Sinistra in testa) spera di non dover mettere l’urgenza di affrontare subito la prova del voto, che determinerebbe non tanto una ulteriore sconfitta della Sinistra (incerta dopo il tracollo di consensi del PD e le recenti difficoltà di credibilità dell’Italia dei Valori), ma soprattutto, nel bene o nel male, la definizione di un profilo politico chiaro in mancanza di una ricerca, o strategia, di più lungo periodo forse più appropriata alle esigenze proposte.
Che l’accordo tra Veltroni e Berlusconi non includa anche Bertinotti?

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