Bene, la crisi di governo è finalmente arrivata ed è una grande occasione per la rinascita della dialettica destra-sinistra alle prossime elezioni. Bisogna schiacciare i 5 stelle costringendoli in una posizione centrista che non possono sostenere, facendo emergere le contraddizioni tipiche del loro becero qualunquismo, che si rivolge a tutti senza accontentare nessuno, che per ammazzare il re avvelena l’acqua per il popolo: la priorità è la loro eliminazione politica. Il fascismo salviniano è il frutto dell’albero cattivo dell’antipolitica, della rinuncia alla dialettica tipica delle democrazie occidentali: ripristinando questa superereremo anche quello.
Zingaretti è stato eletto segretario del PD su una proprosta diversa, sulla possibilità di un accordo con il nemico della sinistra (perché da sempre il populismo è il killer della sinistra), ma sono certo si trattasse solo di una tattica vincente: è un politico molto astuto che sa leggere il momento e adoperarsi per raggiungere il suo scopo. La fase politica attuale richiede invece uno scontro diretto tra due proposte alternative forti, tra gli europeisti e gli antieropeisti, tra i progressisti e i reazionari, tra i razzisti e i solidali, tra una sinistra rinnovata e una destra sempre uguale a sé stessa. Zingaretti deve riuscire ad interpretare la nuova fase, senza coalizioni, senza Ulivi e Unioni, con la forza di tenere insieme nello stesso partito tutto ciò che di buono c’è ancora in questo paese e che rimane inespresso, oppresso, persino denigrato.
Rallegriamoci della fine di questo disgraziato governo che ha mostrato al mondo un volto dell’Italia che non corrisponde alla sua bellezza antica e poetica, e auguriamoci di meglio per il futuro, dopo esserci in fondo meritati il peggio.

P.s. scusate le parole semplici e dirette, non proprio nel mio stile, ma in certi casi l’esigenza della chiarezza si sposa bene con quella della politica.

Nella vita ho fatto troppi errori, molti dei quali mi hanno reso quell’uomo orgoglioso e felice che sono. Oggi ne vorrei fare un altro, se solo potessi uscire dalle mie prigioni: votare Giachetti alle primarie PD. Ho rispetto per chi sceglie invece Zingaretti, uomo molto pragmatico (forse troppo) che ho avuto modo di conoscere nel mio passato pseudo-politico: tra i miei amici, che stimo in quanto tali, tale opzione politica va per la maggiore. Per quanto mi riguarda, essendo per cause inenarrabili ormai lontano da ogni appartenenza partitica, non condivido la riproposizione di un PD(S) radicato sì territorialmente ma incapace di svolgere una funzione nazionale democratica, cioè di rappresentare un’alternativa presente, non una ripetizione in altri termini, al populismo qualunquista della moda attuale. Non mi sfugge che qualche posizione di Renzi (che Giachetti in buona sostanza rappresenta generosamente per accollarsi la probabile sconfitta al posto del capo), possa essere a ragione definita di destra (quell’uomo, Renzi, ha poca cultura e troppa boria ingiustificata, dovrebbe parlare meno, studiare di più e soprattutto evitare inutili americanismi), ma non mi sfugge neanche che molte posizioni zingarettiane sappiano di muffa e di opportunismo personale e di parte…Sbaglio forse, ma tranquilli che la mia pistola intellettuale è ormai caricata a salve e non possono far male a nessuno i miei giudizi solitari…Ma è nel buio di una notte silenziosa e incosciente che un uomo trova il coraggio di essere se stesso, senza avere più il potere di fare nulla.

Il PD doveva essere il partito più innovativo tra tutti i nuovi partiti italiani, per forma organizzativa e contenuti ideali: si è rivelato invece la brutta copia dei due partiti dominanti la Prima Repubblica, ereditando di quelli il male che era tanto e dimenticando il bene che pure c’era. La rivoluzione renziana si è rivelata una parentesi, e doveva essere ben altro. Ora l’ennesima “appassionante” fase congressuale vede fronteggiarsi nient’altro che personaggi secondari, perché in fondo la inevitabile vittoria di uno di loro non si potrà che tradurre nella gestione di una ennesima fase di transizione verso qualcos’altro, oltre il PD: oltre il passato, oltre il futuro, insomma oltrismo ad oltranza…Beh, ma che cosa volete? I politici di questi tempi non sono mica filosofi! Però purtroppo non sono neanche economisti! Cosa sono? Organizzatori sociali? Venditori, forse?…Vincerà Zingaretti (a me piacerebbe invece Giachetti, che però non sarebbe capace di vincere neanche un referendum tra i parenti). Me lo ricordo bene, Zingaretti, quando era segretario della federazione di Roma dei DS: anche io bazzicavo/militavo/lavoravo da quelle parti. Si tratta di un tipo tosto, che sa aspettare il momento giusto per candidarsi ad una vittoria certa, per contro non ama invece combattere quando non può vincere (insomma è un anti-Renzi in tutto e per tutto). Si tratta del tipo giusto per…Per cosa?…Per cosa? Vi prego ditemelo, perché non ci arrivo…Per rifare i DS? O meglio ancora il PDS? E magari anche l’Unione?…C’è poco da fare, quando la Storia non va avanti vuol dire che sta andando indietro, ferma mannaggia a lei non riesce proprio a stare.

Venerdì 7 e Sabato 8 si svolgerà in Québec il 44° vertice del G7, il quinto consecutivo dopo la sospensione della Russia nel 2014. Al centro del dibattito i dazi commerciali americani e l’impatto della disputa USA-Cina sull’economia globale, nell’attesa che le due maggiori potenze mondiali raggiungano degli accordi che rasserenino le prospettive per tutti. Una maggiore chiarezza è necessario farla anche sul NAFTA: l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada, è stato messo pesantemente in discussione da Trump.

La globalizzazione economica non solo non va più di moda, ma i suoi nemici giurati e ideologici sono passati dalle piazze ai posti di potere: a contestarla ora sono i membri più auterovoli del G7.

Gli importanti dati macro di Venerdì scorso hanno segnalato una crescita sempre più potente degli Stati Uniti (a maggio +223.000 posti di lavoro contro i 189.000 attesi e tasso di disoccupazione sceso alla cifra impressionante del 3,8%). Ciò incoraggerebbe la FED a seguire la strada di un terzo e anche di un quarto rialzo dei tassi di interesse entro quest’anno, dopo quello già avvenuto a Marzo e il prossimo giù sicuro. Il dollaro conseguentemente continua a rafforzarsi, anche se l’Euro ha mostrato qualche segnale di ripresa per la riuscita formazione del governo italiano: il mercato tira un sospiro di sollievo non perchè valorizzi l’accordo M5S-Lega, ma perchè questo allontana la minaccia di una vittoria netta dei populisti e antieuropeisti nella eventualità di elezioni anticipate.

La crisi politica italiana è al centro dell’agenda geopolitica mondiale e dell’attenzione dei mercati finanziari: il nostro indice perde vistosamente e soprattutto le banche sembrano scontare la paura di un possibile default tecnico conseguente ad un’eventuale vittoria populista e antieuro alle prossime elezioni politiche anticipate (che sembrano imminenti data la difficoltà del premier incaricato Cottarelli di rimediare una maggioranza qualsiasi in Parlamento).
Ciò avviene in un contesto di allentamento delle pressioni internazionali sulle trattative commerciali USA-CINA, che proseguono, nonostante alti alti e bassi e accuse e controaccuse (Trump ha dichiarato che i cinesi meriterebbero l’aumento dei dazi dato che hanno rubato la tecnologia americana, e tuttavia ha poi precisato che i colloqui proseguono sulla buona strada): di conseguenza anche il clima sulla Corea del Nord è più sereno.
Il petrolio è in caduta libera perchè Russia e Arabia Saudita sembra stiano aumentano la produzione per calmierare i prezzi, probabilmente in funzione antiamericana più che in risposta alla crisi venezuelana e iraniana (gli Stati Uniti sono ormai tra i primi produttori mondiali di petrolio con 11 milioni di barili al giorno): l’OPEC si riunirà il 22 giugno e in quella sede si capirà se tale politica avrà una larga approvazione e una maggiore concretezza.