Una delle caratteristiche fondamentali della politica contemporanea sta emergendo clamorosamente dal dibattito pubblico degli ultimi mesi all’interno del fronte degli sconfitti, particolarmente dal Partito Democratico. La realizzazione di organizzazioni esterne ad esso in luogo di correnti interne sembra infatti diventato il leit-motiv dei dirigenti che non vogliono ancora gettare la spugna e al contrario pensano di poter esercitare una nuova spinta propulsiva, sull’onda di quella esigenza di innovazione che resta la missione storica principale da compiere nei primi decenni di un nuovo millennio. Associazioni, movimenti, fondazioni e riviste, servono a questo scopo e rappresentano oggi la quint’essenza dell’attività politica.
Si potrebbe obiettare che non la stessa forma viene scelta nell’alveo dei vincitori (o almeno non così coerentemente), ma sarebbe altrettanto facile capire che è proprio dall’opposizione che gioco-forza si debbono tracciare le linee guida di un lungo periodo, mentre dal governo si è purtroppo fissi sulla crisi della quotidianità che blocca ogni fantasia.
D’Alema, come al solito, tenta di stare davanti a tutti, e non solo rinvigorisce sempre più la ormai affermata ma un po’ patinata fondazione ItalianiEuropei, contemporaneamente fonda una nuova associazione a questa parallela, Red, che più chiaramente può svolgere quel ruolo di organizzazione della cittadinanza attiva vagamente di centrosinistra che sente l’esigenza dell’impegno politico collettivo ma rifiuta categoricamente l’appartenenza ad un partito.
I partiti, si sa, non sono più luoghi di formazione delle identità, né conseguentemente di organizzazione del consenso, al massimo sono dei comitati elettorali: da questa nozione ormai non si torna più indietro. Tuttavia ciò non significa necessariamente che il futuro sta nell’individualismo asociale e in quella sorta di autoritarismo anarchico così bene incarnato dalla figura di Berlusconi. L’uomo sempre animale sociale è, e da qualche parte la sua natura dovrà pure venire fuori.
La sinistra quella vera, si sa anche questo, è indietro nella comprensione della realtà e soprattutto è ossessionata dalla vaghezza del progetto piddino, si sente a rischio contagio e mostra così tutta la sua debolezza, elettorale, sociale, culturale. Ma anche qui ciò che emerge vivacemente sta fuori i rifiutati partiti, quelle piccole chiese ormai piene solo di pretuncoli di periferia.
Insomma bisogna distinguere nella politica contemporanea i luoghi della formazione identitaria dai luoghi dove spenderla: l’ideologia marxista-leninista è definitivamente in crisi, insieme a tutta la civiltà occidentale, ma non lo è per nulla la ricerca di una nuova e coerente identità socialista.









