Un’articolo sul Corriere della Sera, firmato dal politologo Angelo Panebianco, sembra voler imporre a tutti il pregiudizio della prossima fine dei diritti umani e della democrazia politica, che si suppongono intrinsecamente legati al destino dell’Occidente, e alla deriva americana, tanto da seguirne l’inevitabile parabola. L’infondatezza della previsione è connaturata però alla polemica politica in quanto essa, contro la realtà della fine di un impero e dell’inizio di una nuova era – forse peggiore, forse uguale, magari migliore della precedente, ma la morale qui è indiscutibile – usa le armi della menzogna e, da sempre funzionale alla reazione conservatrice, della paura del diverso.Non ci sarebbe da stupirsi nel notare che oggi i liberali vanno a braccetto con i fascisti!
Un film al cinema, tratto dall’omonimo fumetto “Watchmen”, rappresenta bene la situazione. Decostruendo il buonista mito americano, smascherando i suoi eroi fallimentari, usando gli strumenti della farsa per scoprire la tragedia dell’ipocrisia occidentale, esso richiama un’altra supposizione e l’eterno pregiudizio, il male necessario e la violenza connaturata all’essere umano. Qui il protagonista Dottor Manhattan deve salvare la terra dalla minaccia della apocalisse atomica derivante dalla guerra fredda contro i sovietici, e naturalmente dati i nobili fini non può permettersi sentimentalismi di fronte al nemico, e neanche di fronte all’amico riluttante: Tutti possono essere uccisi in nome di una causa più alta, di una definitiva pacificazione universale: è nello stato delle cose (la tipica “ragion di stato” occidentale), che la violenza si combatte con la violenza. Quando è dimostrato che non c’è altro modo per arginare il caos, dove è evidente che tutti siano portatori di uno stesso male, l’unica possibilità di salvezza sta nell’ingannare la bestia, nell’imprigionarla in uno schema di società perfetta, dove il bene e il male diventino riconoscibili benché falsi, dove i diritti e i doveri emergano chiaramente benché rimangano impunemente disapplicati, dove la rappresentazione fantastica offerta dai mass media prevalga sulla verità dei fatti e delle opinioni, dove la giustizia si nutra della vendetta della pena di morte
Ecco allora il fantomatico Occidente di Panebianco, portatore di civiltà, che contrasta eternamente il fantomatico barbaro invasore, con tanti saluti a qualsiasi politologia, risucchiata in una quotidiana mera pubblicistica sempre uguale a se stessa, e alla politica, che invece di costruire la libertà di tutti abdica sempre al potere di pochi.









