Le news sono strumenti per l’attività quotidiana, e i mercati che sono attivi tutti i giorni della settimana risentono di esse e le preparano in un rapporto di causa ed effetto infinito. L’alta frequenza di operazioni finanziarie e  di dichiarazioni politiche sporca o colora il quadro di lungo periodo, ma non cambia i suoi tratti essenziali.

L’incontro di ieri tra Juncker e Trump è servito a calmare un po’ gli animi, permettendo forse un riposo sereno e riflessivo per gli operatori finanziari e per tutti gli interessati alle vicende di una guerra commerciale (politica) che stanno soffrendo un riscaldamento eccessivo della temperatura globale, preoccupati che il clima possa diventare irrespirabile per chi è abituato a vivere nella certezza dello scambio amichevole di merci tra i paesi occidentali e nel sostegno della forte domanda americana.

Parlando nella conferenza stampa congiunta al Rose Garden, i due leader hanno addirittura ipotizzato la progressiva eliminazione di ogni tariffa e rassicurato sulle trattative che l’Europa e gli Stati Uniti stanno conducendo per risolvere le questioni che hanno portato all’aumento delle tariffe doganali e per evitare l’estensione di esse al settore auto (che è la fetta più grossa della torta). In realtà nulla è di fatto cambiato: Juncker peraltro non ha nessun mandato per parlare a nome di paesi europei che hanno interessi commerciali divergenti.

La buona notizia, insomma, è semplicemnte questa, che l’incontro non è stata l’occasione per esagerare lo scontro (da Trump ci si aspetta di tutto), ma anzi per annunciare una tregua tra due parti che rischiano la reciproca distruzione economica. La minacca protezionistica è però tutt’altro che finita.

 

 

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